Il Covid-19 ostacola ma non ferma il consumo di birra

Una marcia lenta ma inesorabile verso un sempre maggiore gradimento aveva portato il “mercato birra” a generare quasi 10 miliardi di euro di valore condiviso. Dava lavoro a circa 108mila famiglie, e versava allo stato contributi per 4,5milioni di euro. Dal mese di marzo 2020 con l’inizio del lockdown, prendendo in esame i primi 6 mesi degli eventi che hanno sconvolto le nostre vite, il suo valore condiviso è sceso di circa 1,6miliardi, con una perdita di circa 21mila posti di lavoro lungo l’intera filiera.

I dati, che fotografano l’andamento del settore nel 2019 e nei primi 6 mesi del 2020, evidenziando un “prima” e un “dopo” Covid-19, sono stati diffusi dall’Osservatorio Birra con la presentazione del 4° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. Per calcolare il valore condiviso, lo studio ha analizzato tutte le fasi della filiera della birra (approvvigionamento materie prime, produzione, logistica, distribuzione e vendita), considerando gli effetti diretti (valore aggiunto, contribuzione fiscale, occupazione, ecc.) delle attività dell’industria birraria italiana, quelli indiretti e indotti, le ricadute degli investimenti pubblici
La birra è arrivata a fine 2019 forte di una crescita durata praticamente 10 anni: +35% dal 2009 (17,2 milioni di ettolitri), con il 36,1% dei consumi concentrati nell’Ho.Re.Ca. e una quota, addirittura, del 63% del valore condiviso che fa capo a bar, hotel, ristoranti e pizzerie, in virtù di un notevole valore aggiunto.

Nel 2019 il valore condiviso creato dall’industria della birra in Italia ha sfiorato i 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro, +3% rispetto al 2019). A cosa corrispondono 10 miliardi? Parliamo di un mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro PIL, del 21% del valore del recovery fund per il biennio 2021-2022 e del 72% del valore alla produzione del settore delle bevande alcoliche. La birra non ha portato ricchezza solo a chi la produce, anzi, ne hanno beneficiato soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera, e lo Stato. Distribuzione e vendita hanno fatto la parte del leone (7.388 milioni di euro), mentre la primavera della birra ha portato un buon contributo alle casse dello Stato: 4.552 milioni di euro tra Iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro, con una crescita del +8% rispetto a 3 anni prima. Ha permesso anche di distribuire 2.698 milioni di euro di salari e di dare lavoro, lungo la filiera, a 108.338 famiglie (con un valore di 31,4 occupati per ogni addetto alla produzione), registrando un aumento del +18% nella capacità di dare occupazione rispetto al 2017.

Con l’arrivo del virus è cambiato tutto: da marzo a giugno 2020 la produzione ha subito una battuta d’arresto del -22%, con picchi, tra marzo e maggio, del -30%, e una timida ripresa a luglio (+8%) e agosto (+2%). Di riflesso, anche il valore condiviso è crollato, nel primo semestre 2020, del -22,7% (circa 900 milioni di euro) rispetto al primo semestre 2019 e del -34,2% rispetto al potenziale stimato (quasi 1,6 miliardi di euro), visto che i primi due mesi dell’anno seguivano il trend positivo degli ultimi anni, registrando un aumento della produzione del +7 e del +12%.

La perdita di quasi 1,6 miliardi di euro (1.564) va a penalizzare soprattutto distribuzione e logistica, con l’Ho.Re.Ca. che da sola perde 1.373,9 milioni di euro. Il che significa anche 21.016 posti di lavoro persi lungo la filiera.

Qui di seguito alcuni dati relativamente al consumo della birra:

Socialità:
Il 48% degli italiani la considera la bevanda più socializzante
per il 71% è stata la bevanda più bevuta in questi mesi
al 38% è mancata la “serata birra”

Come è stata consumata:
per il 64% in famiglia
il 23% con gli amici
il 13% da soli

Approccio alla birra nella “nuova socialità”:
il 71% degli italiani desidera riconquistare una nuova socialità in sicurezza
il 93% considera che anche in futuro ci sarà sempre uno spazio per bere birra in compagnia
da Giugno ad oggi il consumo di birra ha ripreso a crescere con un valore dell’11%.
La maggior arte dei consumatori preferisce bere birra a pranzo o a cena in pizzeria  e ristoranti.

La birra è quindi la bevanda sociale che può aiutare la ripresa dei luoghi della socializzazione come bar, ristoranti, pizzerie, pub, locali pubblici.

In sintesi, quindi, anche se con una significativa riduzione, in questi mesi difficili non è  venuta meno la voglia di birra degli italiani, che è stata la bevanda più consumata nel lockdown e nei mesi estivi.

[Fonte: Osservatorio Birra / Fondazione Birra Moretti]

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