Vernaccia di San Gimignano: l’appuntamento con la Dama Bianca toscana si sposta a maggio

(di DanielaDeMorgex) – L’attuale richiesta del mercato di vini più identitari e leggiadri pone al centro della scena enologica la presenza dei vitigni autoctoni.

La sfida è quella di andare incontro alle esigenze di un nuovo tipo di consumatore, decisamente più curioso, mentre si tenta di fronteggiare, attraverso una viticoltura necessariamente ripensata ed adattata, le nuove condizioni climatiche e ambientali caratterizzate da temperature sempre più elevate e da siccità sempre più prolungate.

La difficile annata 2023 ha registrato estremi sia di piovosità che di temperatura specie nei mesi estivi, ponendo sotto stress i vigneti che sono stati anche attaccati da malattie fungine che ne hanno ridotto la produzione. Tuttavia la Vernaccia di San Gimignano è un esempio di come si possa reagire alle avversità climatiche e al contempo riuscire a produrre vini eleganti, contemporanei e di fresca beva. Gradevole da giovane, è un vino sorprendente per la capacità di invecchiamento e per le note di complessità che riesce a sviluppare: non a caso è uno dei pochi vini bianchi prodotti anche nella tipologia riserva.

Parliamo dunque di questo vitigno e dell’ultima edizione di un festival a lui dedicato, il Regina Ribelle Vernaccia di San Gimignano Wine Fest che tra l’altro, decidendo di staccarsi dall’evento Anteprime Toscane spostandosi al mese di maggio, ha creato una situazione ottimale per la valorizzazione e l’apprezzamento di questa denominazione, nonché del suo territorio.

“Questi», e mostrò col dito, «è Bonagiunta,
Bonagiunta da Lucca; e quella faccia
di là da lui più che l’altre trapunta
ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
l’anguille di Bolsena e la vernaccia».
(Purgatorio, Canto XXIV – girone dei golosi)

La Vernaccia di San Gimignano testimonia la sua ininterrotta presenza sul territorio toscano dal 1200 e il suo claim sembra aderire perfettamente a ciò che è, un vino Nobile e Ribelle. Chi può vantare di essere stato menzionato da personalità del calibro del Vasari, Dante o Michelangelo…? Vino di status, di Papi e nobili potenti come gli Sforza e i Medici, ma anche vino del quotidiano dalle proprietà rivitalizzanti, digestive e terapeutiche tanto che nel 1359 in una delibera della città di Siena se ne incentivava il consumo.

Precursore del concetto di gastronomicità per il suo moderato tenore alcolico e certe sue note di dolcezza gustativa, questa Vernaccia veniva abbinata a cacciagione, conigli e animali da cortile e alle note anguille del lago di Bolsena. Una curiosità: nel 1477 il Comune nomina i primi degustatori ufficiali proprio per questo vino, prima della sua messa in commercio.

Nel tempo la Vernaccia ha poi conosciuto un declino prima di essere recuperata negli anni ’60 e, con l’abbandono della coltura promiscua, reimpiantato in nuovi vigneti dedicati, una pratica adottata ben prima di altre zone della Toscana a vocazione vitivinicola. La Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino italiano a ricevere nel 1966 la Doc, per volontà della contessa Albi Balbi Vallier, ed in seguito, nel 1993, il riconoscimento della Docg.

Certo, l’essere in una Docg non è affatto garanzia di una produzione di qualità superiore o addirittura di eccellenza poiché tutto resta sempre in mano al singolo produttore, vero ed unico artefice del livello del proprio vino, ma questa Vernaccia, da uve allevate esclusivamente nel comune di San Gimignano, risulta essere tra i bianchi più pregiati d’Italia. Si tratta di un territorio di circa 138 km² quasi esclusivamente collinari con suoli di origine pliocenica costituiti da sabbie gialle e argille sabbiose di medio impasto, di cui 768 ettari vitati appunto a Vernaccia. Proprio per la sua morfologia e la sua stratigrafia pedologica, nonché per i diversi microclimi peculiari di ogni singolo versante, possiamo considerare il territorio non un’unica unità ma piuttosto come l’unione di quattro macroaree:
-l’area da Castel San Gimignano a Santa Lucia
-l’area Pancole-Poggio del Comune-La Torre
-l’area San Benedetto-Trentino Sant’Andrea fino alla steccaia
-l’aria da Casale a Cusona.

Durante l’evento è stato possibile approfondire le sfumature della denominazione grazie a banchi di assaggio, degustazioni tecniche, visite presso aziende vinicole, oltre ad assistere all’assegnazione del premio Gambelli che, promosso da ASET Toscana (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) in ricordo del maestro assaggiatore Giulio Gambelli, ogni anno premia il miglior enologo under 40, quest’anno il giovane enologo toscano Ovidio Mugnaini.

Le parole della presidente del Consorzio, Irina Strozzi, all’apertura della manifestazione hanno sottolineato la grande versatilità della Vernaccia e la sua notevole capacità di adattamento al cambiamento climatico, ancor più nell’annata 2023 particolarmente complessa un po’ in tutta Italia. Certamente nell’ultimo decennio abbiamo osservato una netta tendenza alla riduzione delle rese unitarie, in parte per migliorare la qualità di questo vino e in parte causata dai fenomeni climatici estremi, sta di fatto che le produzioni sono calate: nella vendemmia 2022 sono stati prodotti 5.259.985 kg di uve atte alla produzione di vino Vernaccia di San Gimignano Docg, pari a 3.681.989,5 litri di vino, mentre nella vendemmia 2023 si parla di  3.245.330 kg di uve pari a 2.271.731 litri di vino, con una perdita del 37,74% sulla produzione dell’anno precedente.
Sul mercato, invece, nel 2023 risultano immessi 3.592.700 litri contro i 3.475.300 litri dell’anno precedente, registrando il miglior risultato di tutte le Docg toscane, in termini di bottiglie (4.790.266).

Ringraziamo i produttori che hanno colto questa sfida supportando il consorzio, sfida che si è rivelata vincente e che contribuisce alla celebrazione della denominazione, così antica con i suoi 800 anni di storia, ma proiettata in maniera decisa verso il futuro del vino: la Vernaccia di San Gimignano è sempre più il bianco iconico della nostra regione. Anche la scelta del periodo per la realizzazione dell’evento si è confermata giusta, apprezzata dalla stampa di settore che ha degustato le nuove annate in un momento espressivo favorevole” ha dichiarato la presidente Strozzi.

In effetti alla degustazione tecnica delle 88 referenze presentate alla stampa specializzata, i vini sono apparsi con forti potenzialità future, grazie anche ai tre mesi in più di bottiglia, mentre è risultata una diffusa salinità nel sorso che non mi è affatto dispiaciuta.

Qui di seguito alcune mie preferenze per annata:
Annata 2023
Abbazia di Monteoliveto
SelvabiancaColombaio di Santa Chiara
Clara Stella – Cappella Sant’Andrea
Hydra – Il Palagione
Vignaserena – Pietraserena
Lunario –  Tollena

All’assaggio professionale vengono di solito presentate anche annate precedenti, e pertanto:
Annata 2022:
La Ginestra – Signano
Rialto – Cappella Sant’Andrea
Donna Gina – Fattoria di Fugnano
Campo della Pieve – Il Colombaio di Santa Chiara
Fontabuccio – Vagnoni
Riserva E.P.- La Lastra 

Annata 2021
La Lastra
Lyra – Il Palagione
Prima Luce Riserva – Cappella Sant’Andrea
L’Albereta Riserva – Il Colombaio di Santa Chiara
Assola Riserva – Terre di Sovernaja

Ma oggi questo festival non vuol più essere solo un’anteprima delle nuove annate, ma anche una chiara espressione della cultura e dell’identità del territorio di San Gimignano e dei suoi veri custodi, i produttori. Pertanto questa edizione ha ulteriormente offerto una bella esperienza enogastronomica in un contesto storico-culturale incantevole attraverso incontri con i produttori, masterclass di abbinamenti culinari con prodotti locali alla riscoperta di sapori antichi, nonché una cena di gala a quattro mani allestita presso il Chiostro di Sant’Agostino e curata dai ristoranti di San Gimignano Linfa e San Martino 26. Senza dimenticare l’incontro con la Galleria Continua in occasione della mostra dell’eclettico artista cinese Weiwei in una sinergia vino-arte contemporanea ed unica.

Tutto ciò ha permesso una full immersion nel mondo della Vernaccia, grazie alla lungimiranza delle 37 aziende consortili che hanno creduto fermamente in questo nuovo percorso e che hanno così contribuito a mantenere alta la reputazione di un evento tra gli appuntamenti enologici italiani più importanti.

Ma i terrazzani altrui sempre fan guerra / con una traditora lor vernaccia, / che dànno a bere a chiunque vi giugne / e bacia, lecca, morde e picca e pugne”.
(Michelangelo Buonarroti, 1643)

DdM

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