Un nuovo Rosato in Toscana/ di Andrea Gabbrielli

Jacopo e Tancredi Biondi Santi

Toscana Igt Rosato JeT 2019 Castello di Montepò

Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco scomparso nel 2013, ha acquistato negli anni Novanta il Castello di Montepò -7 km a nord di Scansano e 30 da Grosseto- dalla famiglia dello scrittore inglese Graham Greene, per avviare un suo progetto vitivinicolo, autonomo dall’azienda Greppo di Montalcino.

Il maniero, completamente restaurato qualche anno fa, grazie agli interventi di trasformazione avvenuti tra il Quattrocento e il Cinquecento è un esempio di architettura senese del periodo rinascimentale. Situato in piena Maremma, nasce inizialmente come fattoria fortificata, ovvero un castello-recinto che nel corso del tempo ha subìto vari ampliamenti, tali da fargli assumere l’attuale pianta rettangolare con 4 torri, una per ciascun angolo. Oggi dal castello, all’interno del quale si trovano sia la cantina aziendale sia la residenza di famiglia, si domina tutta la proprietà posta ad un’altitudine tra i 300 e i 460 metri s.l.m. con esposizione sud-sud ovest. Qui sono ubicati i vigneti del Castello di Montepò, 45 ettari in produzione, 5 da poco impiantati, su 600 complessivi.
Vigneti, uliveti e seminativi sono circondati da fitti boschi cedui. Per ottimizzare il lavoro nei vigneti, sono stati posizionati sette sensori collegati a due centraline madri esterne agli impianti produttivi. Grazie a essi, è possibile misurare valori come la temperatura, la pressione e l’umidità presenti nell’aria e nel suolo, prevedendo fattori come le variazioni meteo, la direzione del vento, la sua intensità e la bagnatura fogliare (superiore e inferiore). I dati, raccolti in tempo reale, vengono poi incrociati tra loro per applicare le necessarie operazioni mirate in specifiche aree dei vigneti.

 

A questi dati si aggiungono gli studi effettuati sul suolo dove crescono i vigneti aziendali. Si tratta di suoli di origine marina del Flysch, una successione di rocce sedimentarie clastiche, costituita da alternanze cicliche di livelli di arenaria, argilla e marna. Questi elementi concorrono a rendere i terreni magri e ricchi di scheletro a cui si aggiungono, proprio sotto il Castello, intrusioni di arenarie compatte calcarifere di tipo pietraforte.

I 50 ettari vitati della Tenuta sono dedicati esclusivamente a tre varietà: cabernet sauvignon (15%) merlot (15%) e naturalmente del clone di sangiovese BBS11 che occupa la gran parte della superficie (70%). Nel vigneto viene adottato un sistema di allevamento basato principalmente sul cordone speronato su piante che hanno un’età media di circa 20 anni.

Qui dall’annata 1994 si imbottigliano i vini dell’azienda Castello di Montepò tra cui il capostipite Sassoalloro, dal clone di sangiovese grosso BBS11 in purezza, e lo Schidione (sangiovese BBS11 40% – cabernet sauvignon 40% – merlot 20%).
L’azienda è inserita in un progetto denominato Montepò 2030, condotto da Jacopo Biondi Santi affiancato dai figli Tancredi, Clemente e Clio, che prevede la graduale crescita dagli attuali 50 ettari di vigneto a 120 ettari, con un incremento di 5-8 ettari all’anno. Il progetto segue gli sviluppi degli studi sulla microzonazione dell’azienda, sulla enucleazione dei cru a partire dal 2022.

BBS11 (il clone Brunello Biondi Santi vite n°11)
Il clone BBS11 è una presenza costante e fa parte del patrimonio delle conoscenze familiari che si sono tramandate nel corso degli anni e delle generazioni. Infatti nel settembre 1970 Franco Biondi Santi iniziò una selezione clonale delle sue vecchie viti del Greppo, provenienti a loro volta dalla selezione massale iniziata da suo nonno Ferruccio a metà del 1800. Con la collaborazione dei professori Casini e Bandinelli dell’Istituto di Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, in 5 vendemmie furono selezionati diversi cloni di Sangiovese presenti nei vigneti ma quello divenuto ufficiale è il BBS/11 (Brunello Biondi Santi, vite n° 11), clone dal quale sono state prelevate le gemme da innestare sulle nuove barbatelle selvatiche.

Il nuovo vino
Ed è proprio da questo particolare clone che nasce l’ultimo vino del Castello di Montepò, il Toscana Igt Rosato JeT 2019, un sangiovese in purezza vinificato in bianco. Il nome JeT si deve alle iniziali di Jacopo Biondi Santi e di suo figlio Tancredi e stanno a significare la condivisione del progetto che ha portato alla produzione del vino. Infatti nel 2017 è iniziato un percorso di micro-vinificazioni, soprattutto per individuare le porzioni di vigneto che meglio rispondevano alla vinificazione in bianco del sangiovese.
Dalla vendemmia 2018 vengono prodotte solo 800 bottiglie. L’idea di padre e figlio è di arrivare a un vino rosato in cui “sia essenziale richiamare il concetto di freschezza del frutto… in grado di confrontarsi con i proverbiali rosati provenzali… ma lo vogliono vino, con la giusta gradazione che la Toscana e la Maremma sanno conferire al sangiovese grosso… che deve distinguersi per piacevolezza e freschezza, finezza olfattiva e grandezza al palato”.
Con la vendemmia 2019 è arrivata anche la collaborazione con l’enologo Donato Lanati e la definitiva messa a punto enologica di JeT: pressatura extra soffice, nessun contatto con le bucce, basse temperature, sola vinificazione in bianco. Dal punto di vista agronomico la delimitazione iniziale dei vigneti è stata variata così come le caratteristiche analitiche delle uve scelte per la vinificazione. La raccolta selettiva e manuale delle uve in cassetta avviene quando sono riscontrati i valori ottimali. Il trasporto in cantina è immediato: i grappoli vengono diraspati ed entrano in pressatura extra soffice (0,2 bar) in modo da originarne solo la spaccatura della buccia e la sua separazione dal mosto che viene fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata sino a fermentazione conclusa. Completano il vino 3 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.
Del JeT 2019 sono state prodotte 10.000 bottiglie assegnate in piccole quantità sul mercato italiano, e il rimanente all’estero.
Il prezzo medio in enoteca varia tra 18 e 20 Euro.

La descrizione organolettica
JeT 2019 ha un tenue colore rosato brillante e profumi intensi e fruttati in cui si avverte il lampone su un delicato floreale; il sapore è molto rotondo, sapido, dotato di una grande freschezza con l’effetto di rendere la beva molto piacevole. L’alcolicità (13% vol) è talmente in equilibrio con la struttura da non avvertirsi. Ottima la persistenza con un finale nuovamente fruttato. Da riassaggiare dopo l’estate.
Giudizio: 88/100

Il vino è stata assaggiato lunedì 8 giugno 2020 durante la presentazione on line.

Toscana Igt JeT 2019 Rosato
Castello di Montepò
Strada Montepò s.n.
58054 Scansano (GR)
Tel:+39 0564 580231
www.castellodimontepo.it
info@biondisantimontepo.com

Andrea Gabbrielli, romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Nel 1990 ha vinto il Premio Internazionale Barbi Colombini, nel 2012 il Premio giornalistico Terre del Nero di Troia, nel 2014 il Premio giornalistico Rieti Cuore Piccante, nel 2018 l’Etna Wine Award e il Premio Internazionale Casato Prime Donne, sezione Io e Montalcino. E’ giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini. Collabora con le più importanti testate enogastronomiche – tra cui il Gambero Rosso e il settimanale Tre Bicchieri – per cui svolge servizi in Italia e all’estero. Tra le sue pubblicazioni: Pierluigi Talenti – L’altro Brunello (Veronelli editore); Gianni Masciarelli – Un vignaiolo a modo suo (Veronellieditore); Il Vino e il Mare-Guida alla vite difficile delle piccole isole (2011 – Iacobelli Editore).

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