Arriva l’Europa con gli aiuti a distillazione e stoccaggio / di Andrea Gabbrielli

La posizione di #ilvinononsiferma

Sì allo stoccaggio, no alla distillazione, i vignaioli italiani continuano la battaglia per un vino diverso

Lo scorso 4 maggio la Gazzetta Ufficiale europea ha pubblicato il Reg. UE 592/2020 contenente delle misure di sostegno al vino europeo tra cui la possibilità di utilizzare lo stoccaggio al posto della distillazione. Ai vignaioli ma anche alla maggior parte delle aziende che producono vini ad alto valore aggiunto, l’idea di distillare, non è mai piaciuta e né tuttora piace molto. Un po’ perché a tanti ricorda un periodo non proprio glorioso del vino italiano – anni Settanta e Ottanta – quando a molti conveniva produrre tanta uva da trasformare in vino scadente per essere poi distillato. In questo modo, molte cantine sociali si garantivano un reddito certo perché avrebbero guadagnando di più dalla distillazione che non la vendita del vino comune a pochi centesimi. Si trattava palesemente di una distorsione del mercato che favoriva soprattutto chi non aveva interesse a produrre qualità ma essenzialmente quantità da distillare.

Un altro motivo che rende la distillazione distante da chi produce qualità è che i costi sia dell’allevamento della vite sia della produzione/trasformazione delle uve, per non parlare del prezzo del vino in bottiglia sullo scaffale, non sono paragonabili perché non remunerativi, al ricavato della distillazione, circa 0,30 centesimi al litro. I vignaioli riuniti nel gruppo #ilvinononsiferma, già una decina di giorni fa si erano mobilitati per affermare delle linee guida basate sull’eticità e sulla correttezza dei rapporti tra produttori e commercianti/distributori, contro le speculazioni di chi vuole mettere in discussione la catena del valore raggiunta in molti decenni di lavoro, per chiedere sconti o condizioni di vantaggio in un momento di difficoltà. Oggi chiedono con forza che i fondi destinati allo stoccaggio siano preservati e non decurtati in favore della distillazione.

In una situazione di grande difficoltà del settore (mancate vendite dell’annata 2019, difficoltà per incassare i crediti pregressi, chiusura del canale horeca, approssimarsi della nuova vendemmia con la cantina ancora piena, ecc.) molti vignaioli temono che essendo la coperta dei fondi a disposizione assai corta, le grandi associazioni  e le grandi cooperative riescono ad operare delle pressioni tali da spostare una parte ingente a favore della distillazione e a discapito dello stoccaggio. Quest’ultima è una misura che favorisce la conservazione del  vino invenduto in condizioni ottimali, non perdendo in valore e permettendone la vendita in tempi più lunghi e quindi rispettando la qualità e il lavoro di chi quel vino lo ha prodotto. Per questo il sostegno allo stoccaggio non riguarda solo alcuni aziende ma il fronte più vasto dei produttori, grandi e piccoli, di qualità. Ecco i punti su cui #ilvinononsiferma ha chiamato a raccolta.

NO DISTILLAZIONE
Il vino dei vignaioli è un prodotto agricolo di eccellenza, che rappresenta l’Italia nel mondo.

Oggi, a causa della contrazione dei consumi di vino nei settori della ristorazione, dei wine bar e delle cerimonie private (matrimoni, compleanni, eventi), una gran quantità di vino giace invenduta nelle cantine. L’Unione Europea stima che il calo dei consumi sia pari al 50% del valore del vino prodotto in Europa.

Per tamponare questa situazione, molte Associazioni di Categoria, la maggior parte delle quali rappresenta la grande produzione vinicola italiana, ha chiesto al governo italiano di attivare la distillazione di emergenza, per destinare il vino invenduto alla produzione di alcol a fini industriali (produzione di disinfettanti, farmaci ed energia).
Il prezzo di compensazione attualmente in discussione si aggira intorno a 0,30 euro al litro.

PERCHÉ I VIGNAIOLI SI OPPONGONO

Ragioni culturali
-Il vino è parte della cultura italiana e punta di diamante del Made in Italy, rappresenta l’Italian Lifestyle ed è componente fondamentale della Dieta Mediterranea, tutelata come patrimonio mondiale dell’umanità. Il vino è un valore che va preservato e promosso, non distrutto.
In conseguenza di questo, lo Stato non può orientarsi all’adozione di provvedimenti cui consegua la mortificazione di un settore produttivo di eccellenza, punto di riferimento per valore e qualità. La distillazione riduce il valore percepito del vino italiano e danneggia la sua reputazione nel mondo.

Ragioni finanziarie
-Il prezzo di compensazione, che si aggira intorno ai 30 centesimi al litro, non copre i costi di produzione del vino di qualità e impoverisce la struttura finanziaria delle aziende che fanno qualità. Accettare un prezzo così basso creerebbe enormi shock finanziari per le aziende che si ritroveranno a dover distruggere, in perdita, il valore da esse prodotto.

Ragioni di equità economica
-La scarsità degli aiuti finanziari destinati al comparto vitivinicolo impone che venga fatta una equa valutazione delle misure disponibili ed una leale suddivisione delle risorse finanziarie fra TUTTE le misure autorizzate dall’Unione Europea, senza discriminare in maniera pregiudizievole i produttori di vino di qualità.

Riconoscimento del proprio lavoro e del proprio ruolo sociale
-I vignaioli non sono soltanto degli imprenditori che contribuiscono al PIL nazionale con lo stesso orgoglio e la stessa tenacia degli altri operatori del settore vitivinicolo, ma svolgono un ruolo importantissimo di tutela del territorio, conservazione della biodiversità, valorizzazione del paesaggio.
Inoltre, con l’impegno a mantenere sempre altissima l’eccellenza delle proprie produzioni, contribuiscono al consolidamento della reputazione dell’Italia nel mondo.

-Di affiancare, alle risorse destinate alla distillazione, analoga dotazione finanziaria per la misura dello stoccaggio. Tale possibilità è prevista nel Regolamento 2020/592 della Commissione Europea, pubblicato il 4/5/2020.
Lo stoccaggio, nel quadro del citato Regolamento, costituisce misura alternativa alla distillazione per le aziende che non intendessero ricorrere alla distillazione stessa, e permetterebbe di destinare all’affinamento il vino al momento detenuto nelle cantine, anziché distruggerlo.
In questo modo, il valore della produzione verrebbe preservato, anzi incrementato con l’affinamento, in attesa che si concretizzi una situazione economica generale che possa garantire la vendita degli stock a prezzi più prossimi ai valori di mercato.

-Che vengano immediatamente e senza indugi emanati i provvedimenti attuativi del citato Regolamento 2020/592 per quanto concerne sia lo stoccaggio, sia le altre misure in discussione, ed in particolare: ristrutturazione e riconversione dei vigneti, assicurazione del raccolto, OCM investimenti.

www.ilvinononsiferma.it

Andrea Gabbrielli, romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Nel 1990 ha vinto il Premio Internazionale Barbi Colombini, nel 2012 il Premio giornalistico Terre del Nero di Troia, nel 2014 il Premio giornalistico Rieti Cuore Piccante, nel 2018 l’Etna Wine Award e il Premio Internazionale Casato Prime Donne, sezione Io e Montalcino. E’ giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini. Collabora con le più importanti testate enogastronomiche – tra cui il Gambero Rosso e il settimanale Tre Bicchieri – per cui svolge servizi in Italia e all’estero. Tra le sue pubblicazioni: Pierluigi Talenti – L’altro Brunello (Veronelli editore); Gianni Masciarelli – Un vignaiolo a modo suo (Veronellieditore); Il Vino e il Mare-Guida alla vite difficile delle piccole isole (2011 – Iacobelli Editore).

 

 

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