Dopo anni di torpore, la Calabria del vino si è rimessa in moto e sta procedendo con sempre maggiore incisività. Raffaele Librandi, eletto da qualche giorno al suo terzo mandato come Presidente del Consorzio di tutela e valorizzazione del vino Doc Cirò e Melissa, la più importante area vinicola della Regione, evidenzia che “decisivo, ai fini del cambiamento di passo, è stato il cambiamento generazionale avvenuto in molte aziende. Molti dei giovani, che oggi hanno deciso di rinnovare le vecchie aziende, hanno studiato fuori, si sono specializzati e in molti casi hanno deciso di abbandonare le cooperative per investire in una propria cantina”. Si tratta di nuovi imprenditori che hanno portato nuove idee sul modo di fare impresa, sul marketing, sulla comunicazione, praticano la sostenibilità e vogliono valorizzare un patrimonio di vitigni autoctoni che non ha eguali (Gaglioppo, Greco nero, Greco bianco, Magliocco, Pecorello, Mantonico, Greco di Bianco, Nocera, ecc.).

In questo senso tutto quel lavoro di recupero dei vitigni calabresi -iniziato a partire dalla fine degli anni Novanta- è stata una delle operazioni di più lungo e ampio respiro mai organizzato da un’azienda privata. Grazie alla lungimiranza dei Librandi sono stati salvati dall’oblio un patrimonio di biodiversità denominato “giardino varietale della vite” che raccoglie circa 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale. Oggi questo retroterra culturale e colturale ma anche produttivo offre infiniti spunti per competere sul mercato nazionale e internazionale.
La vitivinicoltura cirotana
La Calabria è la quindicesima regione italiana per superficie vitata (10.700 ettari. Fonte: Ismea) e rappresenta circa l’1,6% del vigneto nazionale.

Pur vantando 12 Doc, da sola quella di Cirò, rappresenta circa l’80% del vino a denominazione della regione e il 20% del totale dei vigneti. L’area si trova nella provincia meridionale di Crotone, tra le pendici orientali della Sila e la costa ionica. I 530 ettari di vigneti che si estendono tra i quattro comuni di Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli sono per lo più impiantati con la varietà unica Gaglioppo, un’uva dalla buccia spessa, a maturazione tardiva. La denominazione Cirò ospita 300 viticoltori e 60 cantine, per lo più piccole e medie imprese –che vendono in Italia il 65% della loro produzione. Nel 2008, con l’obiettivo di condividere le competenze e promuovere la qualità dei vini, è stata fondata l’associazione “Vignaioli del Cirò” che vanta una quarantina di membri. “La funzione principale della nostra associazione è quella di mantenere le tradizioni enologiche e migliorare costantemente la qualità dei vini, facendo in modo che il lavoro nei vigneti sia soprattutto economicamente redditizio“. Un ruolo importante nell’ambito delle attività dell’associazione è rappresentato dai viaggi di aggiornamento in Italia e all’estero (dal Piemonte alla Borgogna) in cui c’è la possibilità di confrontarsi con zone, tradizioni e metodi di produzione diversi dai propri. Attualmente stanno riprendendo i lavori, rallentati a causa della pandemia, per ottenere la Docg Cirò, ampiamente supportata dal territorio.
La viticoltura cosentina
Situata nel cuore della Calabria, la provincia di Cosenza è vista come un orto botanico, stretto tra lo Ionio e il Tirreno, e tra la catena montuosa del Pollino e l’altopiano della Sila.
Il suo clima unico favorisce la produzione di prodotti eccezionali, dai dolcissimi pomodori alla liquirizia, dalle olive e agli agrumi profumati, compresa ovviamente la vite. I vigneti di Cosenza sono situati nel nord della Calabria, ad un’altitudine compresa tra i 500 e i 700 metri sul livello del mare. Costituiscono la più grande area di produzione della regione e ospitano il suo vitigno iconico, il Magliocco, che produce vini profumati di more e spezie. I Vignaioli Artigiani di Cosenza è un’associazione costituita una decina di piccoli produttori della provincia, nata per valorizzare e promuovere il territorio dell’Alt(r)a Calabria ed i suoi vitigni autoctoni, in particolare il Magliocco, insieme al Pecorello e al Mantonico.
Perché la Calabria venga percepita per quel è realmente e cioè il crocevia in cui la vite, nel corso del suo lungo viaggio intorno al mondo, ha vissuto uno dei suoi momenti evolutivi più importanti, la Regione ha deciso di ospitare il Concours Mondial de Bruxelles che si svolgerà a Rende (CS) dal 19 al 22 maggio 2022.
Durante le sessioni oltre 320 giudici provenienti da tutto il mondo, degusteranno circa 8.000 vini di 50 differenti nazioni. I vini italiani in competizione saranno 1396 di cui 143 saranno calabresi.
Tutte le degustazioni si svolgeranno alla cieca, da circa 70 commissioni composte ciascuna da 5-6 assaggiatori, e per evitare qualsiasi margine d’errore, le schede di valutazione saranno compilate su tablet forniti dall’organizzazione. I giudici non assaggeranno più di 40/45 vini per mattinata. Quentin Havaux, presidente dell’ agenzia Vinopres che organizza il Concours, ha detto: “siamo fieri e onorati di poter portare oltre 300 giudici in Calabria e contribuire anche noi a promuovere e sponsorizzare questa meravigliosa terra, che ci ha accolti con tanto calore e entusiasmo”.
Schede Valoritalia:
di Andrea Gabbrielli
Romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Vincitore di vari premi giornalistici nazionali e internazionali, autore di libri e trasmissioni televisive, è giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini.





