Il Brunello di Montalcino è misogino?

Donne del Vino al G20 Agricoltura

Da qualche giorno è stato eletto il nuovo CdA del Consorzio del Brunello con Fabrizio Bindocci (Il Poggione) saldamente alla presidenza per la terza volta insieme ai vicepresidenti Giacomo Bartolommei (Caprili), Riccardo Talenti (Pian di Conte) e Enrico Viglierchio (Banfi).

Dei 15 membri che compongono il Consiglio, a parte la solitaria presenza di Elisa Fanti (Tenuta Fanti), nessuna delle numerose imprenditrici che da anni amministrano aziende e riscuotono consensi, nazionali e internazionali con i loro Brunelli, ha trovato posto.

Insomma Patrizia Cencioni (Solaria), Giovanna Neri (Col di Lamo), Clara Monaci (Corte dei Venti) Elisabetta Gnudi Angelini (Caparzo e Altesino), Donatella Cinelli (Casato Prime Donne), Marilisa Allegrini (San Polo), Gigliola Giannetti (Le Potazzine), Emilia Nardi (Tenute Silvio Nardi), Bruna Baroncini (Poggio Castellare), solo per stilare un parzialissimo elenco che si potrebbe allungare tranquillamente, non solo sono produttrici che potrebbero diventare consiglieri ma anche ambire alla presidenza.

Tutto all’opposto della strada scelta dal Consorzio di Bolgheri dove Albiera Antinori (Guado al Tasso), Priscilla Incisa della Rocchetta (Tenuta San Guido) e Cinzia Merli (Le Macchiole) sono rispettivamente presidente e vicepresidenti, a cui si vanno ad aggiungere le consigliere Martina Chiappini (Chiappini), Silvia Menicagli (Fornacelle) e Marilisa Allegrini (Poggio al Tesoro). Anche la vicina Doc Orcia ha recentemente eletto Giulitta Zamperini (Poggio Grande) Presidente. Sensibilità diverse, certamente.  In campo nazionale il quadro lo fornisce Confagricoltura. “Le imprese attive condotte al femminile, complessivamente, in agricoltura sono 203.503, che rappresentano il 28,2% del totale (erano 239.218 nel 2012). Mostrano particolare dinamismo – come rivela l’analisi del Centro studi di Confagricoltura – le donne impegnate nelle società di capitali e di persone che, in particolare nella fascia di età che va da 18 a 29 anni, raggiungono il 33,76% a dimostrazione dell’acquisita consapevolezza dell’importanza di costruire reti al femminile. Dieci anni fa erano meno della metà e rappresentavano il 14% del totale”.

Nel novembre 2021, in occasione di Benvenuto Brunello, fu presentata un’indagine di Wine Intellicence, una delle più reputate società internazionali di ricerca sui consumi di vino, nella quale si affermava che “il consumatore tipo di Brunello è principalmente donna, del Centro Italia, di età compresa tra i 35 e i 54 anni, con un reddito medio che supera i 50mila euro, con una buona propensione all’acquisto online, appassionato di vino. In rapporto alla conoscenza, il tasso di conversione all’acquisto è del 15%. Relativamente al grado di notorietà (67%), il Brunello vince sui competitor sia tra i maschi (68%) che tra le femmine (66%) e risulta in testa già tra i consumatori da 35-54 anni (65%), mentre domina dai 55 anni in su (73%)”.

Insomma, non è questione di quote rosa ma di mercato. Ci sono associazioni come le “Donne del Vino” (e le Donne della Vite) che hanno contribuito non poco a svecchiare e ad allargare gli orizzonti culturali, sociali e di consumo di un settore che sino a non molto tempo fa era appannaggio dei soli uomini. Il loro parere deve contare. Le donne imprenditrici di Montalcino, e non solo, però si devono e si possono organizzare meglio per fare blocco e rompere questa assurda resistenza al cambiamento. Infatti non basta solo essere in lista, bisogna anche essere elette. E per farlo ci vuole l’accordo di tutti i produttori associati, uomini e donne.

di Andrea Gabbrielli

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