Marsala Single Barrel Vergine Riserva 2001 Carlo Pellegrino / di Andrea Gabbrielli

La bottaia delle Cantine Pellegrino

Ormai il Marsala, specialmente nelle sue migliori espressioni, è diventato un vino raro, prezioso e praticamente sconosciuto ai più.
Questo vino liquoroso è frutto dell’incontro tra due mondi geograficamente e culturalmente molto distanti: quello dinamico e operoso delle ricche famiglie di imprenditori inglesi giunte in Sicilia nel 1700 e quello dei viticoltori marsalesi, detentori di un sapere millenario tramandato da padre in figlio.
A fronte di una vicenda gloriosa che ha attraversato l’Ottocento toccando, anche quantitativamente, delle vette produttive impensabili per il settore vinicolo italiano dell’epoca  – nella sola città di Marsala erano in attività oltre 100 bagli  – è corrisposto un declino causato da molteplici fattori spalmati in un ampio lasso di tempo (frizioni sui dazi commerciali, aumento della tassazione sull’alcol, conflitti bellici, appiattimento sulle tipologie più commerciali, ecc.) che ha ridotto ai minimi termini la fiorente industria vinicola marsalese. Oggi a produrre il Marsala, che per oltre un secolo è stato sinonimo di vino siciliano e italiano, sono rimaste solo una decina di cantine che ormai esprimono ridotte quantità – per lo più assorbite dall’industria alimentare e dolciaria –  che di fatto limitano la conoscenza e la trasmissione di questa tradizione produttiva ai più elevati livelli di qualità.

In controtendenza l’azienda Carlo Pellegrino – nata nel 1880 e tuttora gestita dalla stessa dinastia imprenditoriale fondatrice – che lancia Marsala Revolution, un progetto per riproporre il Marsala sia legandolo ai nomi e alle vicende che hanno contribuito a farlo conoscere sia ad un packaging moderno e innovativo ma soprattutto ad un nuovo gusto, reso contemporaneo grazie all’affinamento in botti nuove, al massimo da 100 hl. Legni giovani che conferiscono al prodotto note fresche e lo rendono ideale per un consumo attuale.

Fanno parte di questa nuova linea Marsala Revolution: l’Old John (Woodhouse), un Marsala Superiore Riserva Ambra semisecco 1998; il BIP Benjamin (acronimo per Benjamin Ingham Palermo), un Marsala Superiore Riserva Oro dolce 2013; Uncle Joseph (Whitaker), un Marsala Superiore Rubino dolce 2015; Horatio, un Marsala Som (Superior Old Marsala) Ambra secco 2011; Anita Garibaldi, un Marsala Superiore Ambra dolce 2012. E per finire il Marsala Single Barrel Vergine Riserva 2001 in edizione a tiratura limitata e numerata.

Marsala Single Barrel Vergine Riserva 2001
Marsala Vergine Riserva 2001

“E’ il primo Marsala Single Barrel della nostra storia – spiega Benedetto Renda, presidente di Cantine Pellegrino – e infatti non era mai successo prima che una singola botte di marsala venisse imbottigliata: il suo legno ha creato un miracolo di profumi, sentori ed equilibrio. Un Marsala perfetto nella sua unicità, nato da un’unica botte da 20 ettolitri, la n. 167, da cui prende il nome. Per le sue caratteristiche è rivolto a una ristretta cerchia di estimatori e collezionisti”. Si tratta di un vino secco che dopo 15 anni di invecchiamento esprime degli aromi che solo i grandi vini liquorosi possono offrire.

Le uve Grillo, Catarratto e Inzolia sono allevate nell’entroterra collinare marsalese su terreni di medio impasto, leggermente argillosi, da 100 a 200 metri sul livello del mare. Il clima è mediterraneo con inverni miti, precipitazioni limitate e una estate molto calda e ventilata. La vendemmia si svolge nella seconda decade di settembre a maturazione delle uve avanzata. Dopo la fermentazione svolta a 20-22 °C viene aggiunto dell’alcol puro di vino fino al raggiungimento di 19% vol.

Alla degustazione si presenta di colore mogano con riflessi ambrati. Ha un intenso profumo con sentori persistenti balsamici e di legni speziati. Sul fondo note di chiodi di garofano, di cannella e sfumature di scorze di agrumi. In bocca è secco e l’impatto è notevole per acidità e sapidità. La struttura è potente con aromi di legno e di liquirizia. In questa veste è sicuramente una delle migliori espressioni della tradizione dei Marsala di grande lignaggio. Da notare che buona parte dei profumi e degli aromi descritti sono gli stessi che si possono avvertire durante una visita in una cantina di invecchiamento del Marsala dove il vino riposa in grandi tini da invecchiamento. Si consiglia una degustazione lenta e meditata in modo da coglierne tutte le sfumature.

 

Il Bignami del Marsala

Esistono due grandi famiglie, i Marsala Vergini ed i Marsala conciati. I Vergini nascono dall’alcolizzazione delle basi vinose fino ai 19 gradi alcolici ed un affinamento successivo in legno per cinque o dieci anni almeno. Nel primo caso avremo il Marsala Vergine, nel secondo il Marsala Vergine Riserva. I Marsala conciati invece sono ben ventisette, forse un po’ troppi, ma questo numero nasce dalla combinazione di tre diverse classificazioni. Una riguarda la natura degli ingredienti, così avremo i Marsala Oro (se conciati con vino, alcol e mosto alcolizzato), i Marsala Ambra (se oltre ai tre ingredienti citati si utilizza anche il mosto cotto) ed i Marsala Rubino (se le basi vinose utilizzate provengono, almeno in misura del 70% in volume, da vitigni a bacca nera quali Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Perricone ed altre tipologie autorizzate e sempre con il vincolo d’origine). Un’altra classificazione riguarda invece il quantitativo zuccherino totale della concia, così i Marsala saranno secchi con meno di 40 grammi/litro di zuccheri, semisecchi ce ci si attesta tra i 40 ed i 100 grammi/litro e dolci oltre questo limite. Infine la terza classificazione verte sull’affinamento in legno. Il Marsala Fine permane in legno solo un anno, quello Superiore almeno due, quello Superiore Riserva almeno quattro anni.

 

Andrea Gabbrielli, romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Nel 1990 ha vinto il Premio Internazionale Barbi Colombini, nel 2012 il Premio giornalistico Terre del Nero di Troia, nel 2014 il Premio giornalistico Rieti Cuore Piccante, nel 2018 l’Etna Wine Award e il Premio Internazionale Casato Prime Donne, sezione Io e Montalcino. E’ giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini. Collabora con le più importanti testate enogastronomiche – tra cui il Gambero Rosso e il
settimanale Tre Bicchieri – per cui svolge servizi in Italia e all’estero. Tra le sue pubblicazioni: Pierluigi Talenti – L’altro Brunello (Veronelli editore); Gianni Masciarelli – Un vignaiolo a modo suo (Veronellieditore); Il Vino e il Mare-Guida alla vite difficile delle piccole isole (2011 – Iacobelli Editore).

 

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