Benvenuto Brunello 2022

Nonostante la guerra, il caro energia, il calo nelle vendite del vino nella distribuzione organizzata e altri mille problemi del nostro tempo, il Brunello di Montalcino sembra tenere botta senza particolari problemi. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio prezzi sul venduto, la crescita tendenziale a settembre 2022 segna in termini di valore un +21,5%, con un balzo del prezzo medio tra prodotto di “Annata” e “Riserva” –ora vicino ai 27 euro alla bottiglia franco cantina (+14%, con punte di oltre il 24% negli Usa)- quindi ben oltre la spinta inflazionistica. La proiezione sui 12 mesi del 2022, secondo il Consorzio, porta a un valore complessivo delle vendite di Brunello vicino ai 250 milioni di euro. In crescita anche i numeri relativi al Rosso di Montalcino, con rialzi sia in valore (+20%) che in volume (+9%). Certo, se le grandi economie europee, Germania, Italia e Francia in primis, entrassero in recessione, tra i produttori montalcinesi ci sarebbe una moderata preoccupazione perché, in qualche modo, ne risentirebbero tutti i consumi. Secondo Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino ”la difficile fase congiunturale che ci attende nel breve e medio periodo ci impone massima attenzione: il Fondo monetario internazionale prevede una fase recessiva nel 2023 per l’Italia e la Germania, e anche negli Usa le recenti prospettive al ribasso per i prodotti super-premium, analizzate da Rabobank, suonano come campanelli di allarme da non trascurare”.

Il Brunello di Montalcino 2018 e la Riserva 2017 all’esordio insieme al Rosso 2021 nell’edizione n°31 di Benvenuto Brunello 2022, andato in scena dall’11 al 21 novembre non solo a Montalcino ma anche Londra, New York, Los Angeles e Toronto, sembrano in grado di soddisfare tutte le esigenze del mercato. Infatti l’annata 2018 si caratterizza più per l’eleganza che non per la potenza mentre la Riserva 2017 è proprio l’immagine speculare, con la concentrazione in primo piano.

Insomma gli amanti di un Brunello più strutturato e concentrato troveranno nell’annata 2017 un punto di riferimento mentre che ama un Brunello più misurato, di beva più facile, meno impegnativa godranno con l’annata 2018. Tra i due il Rosso 2021 avrà facile gioco per le sue caratteristiche di freschezza.

Quanto ai prossimi anni si può immaginare che gli effetti del riscaldamento climatico si faranno sentire maggiormente non solo per l’aumento delle temperature ma anche per le piogge prolungate che si alterneranno a periodi siccitosi così come alle vendemmie sempre più precoci che sconvolgeranno i parametri che abbiamo conosciuto sinora.

Un esempio di una situazione sempre più difficile da gestire è quella descritta da Federico Radi, enologo di Biondi-Santi, che in occasione della presentazione a il Greppo delle nuove annate (Rosso 2019, Brunello Ris. 2016 e Brunello Ris. 1999) ha spiegato che nel 2018 “tra il 1° aprile e il 30 settembre sono caduti 650 millimetri di pioggia che per noi solitamente è la quantità di un anno intero”. Le difficoltà dovute a delle annate sempre più “estreme” hanno colpito in modo abbastanza uniforme Montalcino ma le cantine situate nel versante sud, sempre nel 2018, hanno avuto qualche sofferenza in più a causa della grandine che in alcuni casi (Col d’Orcia) ha fatto perdere irrimediabilmente una parte importante della produzione (40%) mentre altre hanno avuto danni minori. A fronte di un’annata piovosa come il 2018, nel 2022, Biondi Santi ha dovuto effettuare la vendemmia più anticipata di sempre, iniziando il 31 Agosto “Si è trattato di una raccolta non massiva – ha proseguito Radi- ma solo di selezionate parcelle di vigneti, quelle in cui le uve hanno indicato un precoce e tuttavia ottimo livello di maturazione dopo un’annata molto secca, priva di piogge e segnata da temperature medie elevate. Le precipitazioni avvenute a metà agosto hanno dato “respiro” alle piante che hanno vissuto in stato di stress”.

Se il versante sud è quello che sembra pagare il prezzo maggiore al global warming il versante nord è quello che ne risulta maggiormente avvantaggiato. Infatti il ritardo nella vegetazione della vite, anche una settimana di differenza, permette di sfuggire alle perniciose gelate di aprile, mentre le forti escursioni termiche preservano profumi e sapori evitando le surmaturazioni indesiderate e favorendo la finezza. Magari non saranno Brunello di gran corpo, ma di sicura eleganza. I Brunello di Col di Lamo di Gianna Neri e il Brunello di Castello Tricerchi di Tommaso Squarcia sono un esempio illustre di questa tendenza. Ad essere privilegiate quindi saranno le zone più fresche a partire dalle quote più elevate che se per molto tempo hanno sofferto a causa di una non ottimale maturazione dei tannini del sangiovese se non a prezzo di rinunce importanti alle quantità prodotte, oggi esprimono un Brunello equilibrato ed elegante. Da Poggio Antico a Le Potazzine, da Corte Pavone a Le Ragnaie, e altre ancora. Ma al di là degli andamenti climatici è il valore del terroir di Montalcino insieme al saper fare accumulato dalle aziende, ad essere l’elemento principale per comprendere il Brunello di oggi. Infatti da Casanova di Neri a Salvioni, dalle Chiuse di Sotto a Patrizia Cencioni, da Argiano alla Fattoria dei Barbi, a Il Marroneto, la costanza e la ripetitività delle prestazioni nella produzione di Brunello di alto profilo, è e continua ad essere la base di un successo solido e duraturo.

Andrea Gabbrielli

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email
+ posts

Romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Vincitore di vari premi giornalistici nazionali e internazionali, autore di libri e trasmissioni televisive, è giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini.

Previous articleIn cerca dei panettoni migliori
Next articleSparkle 2023: le migliori bollicine italiane