Enzo Tiezzi l’uomo, e il suo contributo alla storia del Brunello

Enzo Tiezzi, nato nel 1939 a S. Quirico d’Orcia ma trasferito sin da giovane a Montalcino, ha lavorato con le più importanti aziende del territorio ilcinese: Poggio alle Mura (che diventerà Banfi) per poi dirigere Argiano ed infine Col d’Orcia.
Negli anni Sessanta/Settanta, con i grandi cambiamenti che hanno investito la nostra agricoltura dalla meccanizzazione alla fine della mezzadria, dalle lotte sindacali nelle campagne, dalla nascita delle denominazioni di origine alle creazione delle prime aziende moderne sulle ceneri delle vecchie proprietà, Tiezzi si è saputo costruire una solida fama di chi ha sempre gettato ponti piuttosto che scavare fossati, conquistando stima e consenso generale. Importanti doti di tessitore che ha ampiamente utilizzato durante i 25 anni passati come Consigliere del Consorzio del Brunello di Montalcino e poi come Presidente dal 1982 al 1988.

Enzo Tiezzi

Forse nessun altro sarebbe riuscito a portare a casa il risultato della promulgazione della Doc Rosso di Montalcino tenendo conto di un contesto complesso, difficile, quando sembrava impossibile far accettare il principio che da uno stesso vigneto di sangiovese potesse nascere un altro vino, oltre al Brunello che all’epoca aveva un invecchiamento obbligatorio in legno di 48 mesi.
Per molte aziende tra l’impianto dei vigneti, il lungo affinamento in botte e in bottiglia a cui si aggiungevano i tempi di commercializzazione e d’incasso delle fatture, significava passare quasi 10 anni senza coperture economiche. Il Rosso di Montalcino, venduto dopo un anno di invecchiamento, è stato il polmone finanziario che ha permesso a molte cantine montalcinesi di poter programmare il futuro e di soddisfare il presente. Un vero capolavoro di abilità e di diplomazia che ha segnato il tempo di Montalcino.
La sensibilità di Tiezzi verso la comunicazione, in tempi in cui le aziende non erano avvezze né al confronto con i consumatori né alla partecipazioni delle fiere e tantomeno a ricevere giornalisti in cantina, è stata fondamentale per far conoscere il Brunello e gli altri vini.

Dalla fine degli anni Ottanta, dopo un periodo di consulenze a diverse aziende, Tiezzi si è voluto mettere in proprio acquistando il podere Cerrino, a cui poi seguirà Cigaleta e infine il podere Soccorso, un vero e proprio pezzo di storia legato a Riccardo Paccagnini, antenato di famiglia, vero e proprio pioniere a Montalcino visto che nel 1870 è stato il primo a scrivere Brunello in etichetta. Se la memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni e di recuperarle quando servono, Enzo Tiezzi, produttore di Brunello, con la sua lunga storia di ultra ottantenne alle spalle, è una fonte da cui non si può prescindere quando si parla delle moderne vicende del vino a Montalcino

di Andrea Gabbrielli


L’articolo di Andrea Gabbrielli prende spunto dalla pubblicazione del Libro -del quale ha curato la prefazione- Enzo Tiezzi, Maestro di vita e di vino, scritto a quattro mani da Enzo Tiezzi e Dario Pettinelli.
Dario Pettinelli, giornalista di sicuro mestiere e intervistatore sagace, è stato levatore dei ricordi di Enzo Tiezzi, dagli anni Quaranta del Novecento sino ai giorni nostri, e ha saputo, insieme a lui, costruire un racconto scorrevole e vivido di storie e di incontri, di fatti e avvenimenti che hanno segnato la vicenda del Brunello, in anni cruciali.
Suggeriamo, senza altri commenti, la lettura di questo libro, una memoria storica di grande valore culturale non solo per il comparto vitivinicolo italiano.
Aggiungiamo invece il testo di una intervista che racconta il dietro-le-quinte della scrittura del libro e dell’uomo Enzo:

Monica Tiezzi

Dario Pettinelli, Monica Tiezzi: auto-intervista doppia

D. Buongiorno Monica.
M. Buongiorno Dario.

D. Il 25 presenteremo la biografia di Enzo.
M. In Fortezza a Montalcino: è la presentazione “in casa”, c’è emozione. Bisogna prenotarsi all’Enoteca La Fortezza per entrare però: pochi posti disponibili.

D. Il libro ripercorre mezzo secolo di storia della terra del Brunello attraverso le parole di tuo padre. Ci sono voluti mesi e diversi incontri, perchè parliamo di un personaggio che per decenni ha ricoperto ruoli di vertice in realtà cardinali, come Poggio alle Mura (oggi Castello Banfi – n.d.r.) e Col d’Orcia ed è stato il presidente del Consorzio negli anni nei quali Montalcino ha cambiato pelle, gli anni ’80. Sai, trovo che un aspetto caratterizzante ogni capitolo della sua vita è stato questo suo sempre prevalente “senso del noi”, inversamente proporzionale a protagonismo ed egoismo; sempre prima Montalcino e il Brunello, sempre prima l’unità interna che diventa forza verso l’esterno. Un costruttore, pensando a tutto quello che ha realizzato; un tessitore pensando a quanto ha fatto per l’unità dei produttori e di questi con la Comunità. Ma questo tu lo hai vissuto in prima persona e lo sapevi già. C’è qualcosa che hai scoperto o riscoperto in questo viaggio di scrittura del libro?

M. risposta…. Tu, prima di iniziare ad intervistare babbo, lo conoscevi solo di fama: dopo quasi un anno di incontri….?

Dario Pettinelli

D. Ti posso dire questo: studiando la sua storia, ascoltandolo, ho trovato più d’una risposta alle domande che mi sono fatto in questi due decenni montalcinesi sul carattere locale, sul campanile, sulla montalcinità… Le scelte di tuo padre, le sue strategie quando ha guidato il Consorzio e non solo, sono sempre state caratterizzate da quello che mi piace chiamare un equilibrio coraggioso, ovvero: saggezza nel pionierismo, prudenza senza rinuncia, slancio ma con salti della giusta misura per un atterraggio perfetto. C’è qualcosa che hai scoperto o riscoperto in questo viaggio di scrittura del libro?

M. Questa è una bella domanda: ho riscoperto l’importanza del lavoro che babbo Enzo ha fatto negli anni o meglio ne ho preso piena consapevolezza. Vedi Dario, per mio babbo fare ciò che ha fatto, lavorare come ha lavorato è cosa normale, quasi scontata. Non si può lavorare in altro modo se non con passione, tenacia, completa dedizione e senza personalismi, per cui niente di ciò che ha fatto ci è mai sembrato eccezionale. Invece ripercorrendo la sua vita lavorativa e non solo, anche con altri protagonisti della storia ilcinese, ho riscoperto l’eccezionalità delle sue scelte, delle idee, delle sue imprese e dei fatti della vita di tutti i giorni, del suo vivere quotidiano. Poi ho scoperto l’affetto, la stima e il rispetto che tutti nutrono nei suoi confronti. Sentimenti veri, sinceri. Veramente non me lo aspettavo soprattutto in maniera così importante ed estesa e ne sono immensamente felice. Soprattutto ho visto babbo felice, era questo il mio obiettivo.

D. Quindi l’obiettivo di scrivere un libro era quello di far felice il babbo?

M. Si, ma non solo. O meglio quello non è stato l’obiettivo principale, ma la conseguenza. L’obiettivo principale è stato quello della continuità storica. Mi spiego meglio: babbo da sempre desiderava proseguire la narrazione del pionierismo di Riccardo Paccagnini intrapresa da Ilio Raffaelli, raccontando la storia recente del Podere Soccorso, che è la storia di babbo e della mia famiglia. Riccardo Paccagnini era un tecnico, un enologo -agronomo montalcinese che a partire dalla metà dell’800 ha tessuto un pezzo di storia del Brunello.
Babbo, altro enologo e agronomo, altro tecnico, è arrivato a Soccorso nel 1999, riportando alla luce l’opera stessa di Paccagnini iniziata anni addietro; occorreva narrare quel passaggio. Da parte mia, invece, ho sempre ripetuto apertamente che ero felicemente stanca di sentire io e io soltanto i numerosi aneddoti, i retroscena, “i segreti” della Montalcino del vino narrati con cadenza regolare da mio babbo. Li ho ascoltati per più di cinquanta anni. Basta, andavano resi pubblici, andavano condivisi. A tuo parere, che immagine ne viene fuori ora, dopo il libro, di babbo e dei suoi vini?

D. La percezione diffusa del marchio e dei vini Tiezzi era, e resta quella di un lovemark, ovvero di una marca di culto. Non solo per la produzione limitata ma perché oltre all’alta qualità e alla precisione tecnica dei vini, il marchio trasmette rigore, purezza di intenti, valori e produzione. Il libro diventa il modo per entrare in profondità come ancora non era possibile, attraverso la condivisione di storia e sentimenti.
Credi che si sia rischiato di narrare “un’altra storia” del Brunello? Una storia “diversa”?

M. No, no, assolutamente. Non esiste “un’altra storia”. La storia e’ storia. Quella è e va raccontata, così com’è. Senza giocare sui chiari e scuri. In generale e in particolare per la storia del Brunello, c’è posto per tutti: ogni contadino, ogni vignaiolo, ogni mezzadro e coltivatore diretto, ogni proprietario terriero, ogni investitore, ogni cittadino e amministratore ha contribuito al mito, ha fatto sì di arrivare all’oggi. Tutti hanno contribuito. Con modi e temi e pesi diversi, ma a Montalcino tutti hanno messo un mattone per costruire quello che oggi abbiamo. Proprio perchè tanti personaggi hanno lavorato per il bene comune, talvolta si tende a dimenticare qualcuno; casomai quel qualcuno viene ricordato quando non c’è più, quando viene a mancare e questo non va bene.

D. Quali sono gli insegnamenti più importanti che il babbo ti ha dato per la vita e per il mondo del vino?

M. L’insegnamento è uno solo. Quello di “servire”; che non vuol dire essere “schiavo” sottomesso ad una ideologia, un’idea, ad una persona o circostanza ma è l’arte nobile di mettersi al servizio di qualcuno, di qualcosa, di un ideale, di un lavoro, di un progetto, di una comunità. Ecco: mi ha insegnato a mettermi al servizio, di essere utile agli altri nella vita in generale e nel lavoro, nelle passioni in particolare. Babbo è stato sempre lì dove è servito, quando non è servito più se n’è andato. Senza rumore e pretese. Io ho fatto e farò lo stesso, anche nel mondo del vino.

Enzo Tiezzi, Maestro di vita e di vino Enzo Tiezzi e Dario Pettinelli
pp 112- Tiezzi – Montalcino
Presentazione con gli autori Venerdì 25 Marzo presso l’Enoteca Fortezza – Montalcino. Seguirà una degustazione di 3 vini dell’azienda tra cui una magnum di Brunello di Montalcino Poggio Cerrino 2015
Prenotazione obbligatoria (info@tassimontalcino.com oppure cell 391 4234630)
Ingresso solo con green pass

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Romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Vincitore di vari premi giornalistici nazionali e internazionali, autore di libri e trasmissioni televisive, è giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini.

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