Latour a Civitella, un grande vino in 14 annate

A mio parere la degustazione dell’anno sono le 14 annate di Latour a Civitella, svolta a Roma presso “ilwinebarTrimani” giovedì 13 Aprile 2023. 

Giuseppe Mottura

Alla presenza di Giuseppe Mottura dell’omonima famiglia produttrice in Civitella d’Agliano (VT) e dell’enologo aziendale, Gian Domenico Negro, sono state assaggiate da un piccolo gruppo di fortunati, una selezione di annate a partire dall’ultima, 2020, sino al 1997, in un arco temporale di oltre vent’anni, in cui il vitigno Grechetto ha espresso tutta la ricchezza della sua personalità in una gamma di mille sfumature. 

Avvertenze per l’uso
Come spesso capita con i grandi vini, soprattutto bianchi, le annate più giovani non sono particolarmente espressive se non a patto di leggerne correttamente la trama, intuendone l’evoluzione. Infatti al Grechetto, per aprirsi e dispiegarsi, occorrono almeno 2-3 anni dalla vendemmia. In sostanza è un vino che ha bisogno di tempo. Tra gli elementi di spicco  caratterizzanti: suoli vulcanici, acidità fissa non particolarmente elevata (5 g/l) con l’acidità tartarica maggiore rispetto all’acidità malica. Un aspetto in grado di supportare l’invecchiamento in modo ottimale considerando anche la ricchezza in polifenoli. 

Nell’incontro con un vino da uve Grechetto, o altre con caratteristiche similari (uve “neutre” che in gioventù hanno ventaglio aromatico assai povero), l’approccio attraverso la ricerca delle varie declinazioni del fruttato o della freschezza, che pur ci sono, come fosse uno chardonnay (vitigno semi aromatico) non è quello giusto. Con il passare degli anni le variazioni e l’intensità dell’agrumato e dello speziato sono sicuramente prevalenti. 

La storia, dalla nascita al cambio del nome
Latour a Civitella come idea di nuovo vino nasce nel 1983 a Berlino quando, dopo una degustazione per celebrare gli 80 anni del produttore californiano Robert Mondavi, Louis Fabrice di Maison Louis Latour assaggia il Grechetto 1992 vinificato in vasche d’acciaio, di Sergio Mottura. Il suggerimento del grande produttore francese, constata la struttura e la personalità del vino, è di provare ad utilizzare la barrique per esaltare queste caratteristiche. Sempre Fabrice, che in Maison aveva una tonnellerie interna, non si limitò ai consigli ma spedì a Sergio Mottura i primi 5 barriques per iniziare a sperimentare. E così, nel 1994, nasce il primo Grechetto affinato in legno che, in segno di amicizia, prenderà il nome di “Latour a Civitella”. Un nome che il vino porta sino all’annata 2020 quando l’ufficio legale dell’altro Latour, lo Chateau di Bordeaux, ha chiesto all’azienda Mottura di modificare l’etichetta per un problema di difesa del marchio. Dalla vendemmia 2021, in accordo con l’azienda francese, il vino si chiama “La Torre a Civitella”. Una soluzione semplice che soddisfa e salvaguarda le aziende e i marchi di ognuna.  

Il vino
Le uve Grechetto vengono vendemmiate, manualmente e in cassette,  tra il 1° e il 15 settembre. L’azienda Mottura è certificata biologica dal 1996. All’assemblaggio del vino concorrono le migliori uve provenienti da cinque diversi vigneti di Grechetto. La maggior parte, però, proviene dal “Poggio della Costa”. Il Latour a Civitella
nasce da una pressatura soffice delle uve, previa purificazione del mosto a bassa temperatura e fermentazione in fusti di rovere francese. Successivamente il vino rimane in legno per nove mesi e sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione. 

2020
Paglierino netto e profumi di frutta bianca, appena accennati, con note di biancospino; in bocca è pieno, rotondo, di ottima struttura, con un lieve sfondo di vaniglia appena accennata. Ritorno fruttato. Nota: ne parliamo tra almeno un paio di anni. Sboccerà sicuramente ma bisogna dargli il tempo di evolvere.
S/P 

2019
Paglierino carico e profumi leggeri di frutta bianca, sprazzi vegetali (erbe aromatiche) e note di agrumi ma soprattutto sensazioni minerali (sic) con un accenno di botrite; in bocca è secco, pieno, caldo, con una piacevole sapidità. Nota: promette un’evoluzione importante.
90/100

2016
Dorato brillante e profumi con un accenni tiolici di idrocarburi, lieve pietra focaia su uno sfondo di fruttato esotico; in bocca è pieno e rotondo. Il gusto assume un volume che continua a lungo. Bella struttura equilibrata. Persistente.
91/100

2015
Dorato classico e profumi che hanno nelle varie declinazioni dell’agrumato, un elemento caratterizzante insieme ad uno speziato elegante di vaniglia; in bocca è strutturato, caldo, pieno, con un ritorno agrumato/speziato in finale.
90/100

2014
Dorato classico e profumi che esprimono eleganza nei sentori delicati del cedro e nei toni minerali complessi; in bocca è fresco, piacevolissimo anche per un tocco di sapidità, strutturato e persistente. Nota: l’annata 2014 è stata fredda e piovosa, ma non ha influito più di tanto sul vino grazie alle buone pratiche dei vignaioli, come succede sempre più spesso. L’ennesima conferma che oggi l’assaggio del vino, deve prevalere sul bollettino meteo.
90/100

2011
Dorato classico e profumi in cui si avverte una nota di botrite, accenni di macchia mediterranea, agrumi leggeri; in bocca lo spessore importante è arricchito da una nota sapida che completa il vino.
90/100

2010
Dorato classico e profumi ricchi, complessi, vivi, dove si avverte la macchia mediterranea con una prevalenza di erbe aromatiche e di agrumi; in bocca, il gusto ha spessore, lunghezza e un finale agrumato di grande piacevolezza e finezza. Nota: lo considero uno dei migliori  tra quelli eccellenti degustati nella giornata.
92/100

2007
Dorato classico e profumi complessi in cui nella componente agrumata si avvertono toni di frutta rossa candita insieme ad una delicata speziatura (polvere di cannella); in bocca ha una “grana” più spessa dei vini precedenti, forse un po’ meno elegante ma la postura è la stessa così come il finale.
90/100

2006
Dorato classico e profumi agrumati con prevalenza di cedro e un tocco di bergamotto, Poi speziato; in bocca è equilibrato, complesso, rotondo con verve e finale piacevolmente secco. Perfettamente in linea con i precedenti
90/100

2005
Dorato intenso e profumi complessi con l’agrumato e i canditi in evidenza; in bocca rotondo, pieno con un fondo sapido. Valgono le considerazioni effettuate in precedenza sullo stato di conservazione e di evoluzione. Senza cedimenti
90/100

2004
Dorato con un inizio di riflessi aranciati e profumi meno nitidi ma complessivamente regge il confronto con le altre annate pur essendo in tono minore. Anche in bocca le sensazioni perdono un poco di nitore. Nota: quasi vent’anni dalla vendemmia è giusto sentirli.
88+/100

2002
Dorato profondo e profumi ricchi, complessi, di grande intensità per qualità della speziatura e dei sentori agrumati e minerali. In bocca pieno, ancora vibrante, lungamente persistente. Nota: un grande bianco da uve Grechetto di 21 anni fa.
93/100

2000
Dorato classico intenso e profumi ancora perfettamente delineati nelle note speziate, agrumate, con note di canditi e frutta secca; in bocca è vibrante, intenso, morbido, lungamente persistente. Nota: spettacolare.
91/100

1997
Dorato classico e profumi evoluti ma vivi, con un sentore aromatico e di erbe secche su uno sfondo di agrumi (note candite di arancio rosso); in bocca rotondo, lungo, piacevolmente lungo. Nota: un bel vecchio Grechetto che racconta una bella storia. Senza voto. Un sentito ringraziamento a Sergio Mottura, il grande vignaiolo a cui si deve Latour a Civitella.

Andrea Gabbrielli

 

Print Friendly, PDF & Email

Romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Vincitore di vari premi giornalistici nazionali e internazionali, autore di libri e trasmissioni televisive, è giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini.

Previous articleCertificare il vino – Italia ed Europa a Confronto
Next article“a Muntagna” si racconta a “Le Contrade dell’Etna” edizione 2023