Sostain, la via siciliana alla sostenibilità

“La sostenibilità è un metodo di studio e di lavoro multidisciplinare che non può prescindere da una ricerca di soluzioni che tengano in considerazione contemporaneamente i bisogni sociali, economici  e ambientali”. Secondo Alberto Tasca, presidente della Fondazione Sostain Sicilia, è la condivisione di questi principi che ha messo insieme grandi cooperative con 6.000 ettari di vigneto e aziende con meno 10 ettari che mai si sarebbero potuto permettere di finanziare studi o ricerche in grado fornire indicazioni  sulle migliori pratiche da impiegare nei vari settori, dal vigneto alla cantina. Già, perché gli impatti delle attività agricole vanno oltre i confini dei campi che si coltivano, poiché riguardano anche il benessere dei lavoratori e la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali, la valorizzazione del territorio circostante, la conservazione delle risorse naturali. In sintesi, un sistema di valori e di pratiche quotidiane che deve durare nel tempo. Per questo è fondamentale stimolare la ricerca e l’alta formazione per sviluppare una cultura della sostenibilità a tutti i livelli, orientando i modelli di produzione e di consumo per incrementare, sul territorio siciliano ma non solo, la consapevolezza del rispetto dell’ecosistema.

Questi temi sono stati dibattuti, lo scorso 2 maggio presso il Regio Teatro Santa Cecilia di Palermo dove sotto l’egida della Fondazione Sostain si è svolto il convegno “Interazioni Sostenibili” al quale hanno contribuito, moderati da Federico Quaranta, i prof. Ettori Capri e Lucrezia Lamastra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Attilio Scienza Università Statale di Milano, Francesco Sottile, Università di Palermo, Carlo Alberto Pratesi, Università degli Studi Roma Tre. Sono inoltre intervenuti Monica Larner, giornalista di Wine Advocate, Alice Pomiato, instagrammer sui temi ambientali, Andrea Bartoli, fondatore del Farm Cultural Park di Favara.

“La sostenibilità è una disciplina, non una religione. Non richiede atti di fede ma pratica costante” ha detto la prof.ssa Lucrezia Lamastra, un concetto molto presente nei racconti di Roberto Urso (Cantine Settesoli, 2000 soci e 6.000 ettari di vigneto) che ha ricordato come l’attività dell’azienda “abbia contrastato con progetti qualificanti (Mandrarossa) l’abbandono della terra e la desertificazione dei suoli dando prospettive e reddito ad un intero territorio”. Anche Alessio Planeta ha spiegato quanto sia stato importante conservare il territorio citando il motto, “Una apis, nulla apis”, a cui si deve l’appeal che richiama turisti da tutto il mondo: “fare viticoltura in Sicilia significa essere parte integrante delle nostre comunità e soprattutto dare un futuro alle nostre terre”. Mentre Anna Alessandro (Alessandro di Camporeale) ha considerato “una grande opportunità per l’azienda la condivisione di studi e ricerche che come singola cantina non avremmo mai potuto finanziare. Ma il nostro ruolo -ha poi continuato- è anche di educare i nostri enoturisti alla sostenibilità come pratica culturale valida sempre anche nei comportamenti quotidiani”.

Le conclusioni della giornata di studio
Il presidente della Fondazione Sostain ha concluso i lavori del convegno mettendo in luce la novità rappresentata dal sistema vinicolo siciliano che alla sfida della sostenibilità risponde con l’unità d’intenti, senza lasciare indietro nessuno. “Oggi abbiamo assistito ad un bellissimo momento di aggregazione durante il quale abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci su temi diversi, facendo sistema e avendo tutti un unico obiettivo: il bene comune. Sono contento che questa sorta di rivoluzione culturale basata sul “Noi” piuttosto che sull'”Io” sia partita dalla Sicilia del vino. Sono convinto che questo modo di lavorare e questo approccio alla sostenibilità sia il giusto modo per disegnare il futuro”. La sfida della Sicilia è lanciata e la competizione ha finalità nobili perché nobile è l’obiettivo. Lasciare la nostra terra migliore di come l’abbiamo ricevuta.

Approfondimento
Il disciplinare Sostain è basato su 10 requisiti minimi, che le aziende devono rispettare per ottenere la certificazione, da parte di un ente terzo indipendente, e il marchio SOStain dalla Fondazione SOStain Sicilia. Letizia Russo del Comitato scientifico della Fondazione Sostain, ha spiegato che “Accompagniamo le aziende nel processo di formazione e nel percorso per arrivare alla certificazione passo dopo passo. Il risultato poi è di tutti”

Ecco i requisiti Sostain
1
Le aziende sono tenute a soddisfare, nella produzione delle uve, almeno uno dei seguenti disciplinari:
– Disciplinare del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI);
– Disciplinare regionale di Produzione Integrata;
– Metodi di gestione delle aziende eco-sostenibili (PSR Sicilia 10.1.b);
– Disciplinare di produzione biologica.

2
Divieto di praticare il diserbo chimico.

3
Biodiversità

Le aziende con superficie > 15 ettari, devono mantenere zone naturali per almeno il 5% della superficie aziendale

4
Ecocompatibilità dei materiali.
Per la realizzazione dei nuovi vigneti vengono esclusi tutti i materiali che non siano riciclabili o biodegradabili.

5
Materie prime locali
Il 100% delle uve e dei vini eventualmente acquistati devono essere di provenienza regionale.

6
Indicatori VIVA
Le aziende sono tenute a calcolare, a livello di organizzazione, gli indici proposti dal programma VIVA (ARIA, ACQUA, VIGNETO) e a soddisfare l’indicatore TERRITORIO.

7
Tecnologie efficienti
Nella vinificazione sono considerati efficienti i processi che consentono di produrre vini con un consumo energetico inferiore a 0,7 kwh/l di vino.

8 Peso delle bottiglie
Il peso medio delle bottiglie di vino fermo prodotte nel corso dei due anni deve essere inferiore o uguale a 550 g/0,75 litro. (E’ in corso un progetto con l’industria vetraria OI di una bottiglia di vetro riciclato prodotta per la Sicilia nello stabilimento di Marsala con abbattimento sostanziale dei consumi energetici, CO2, ecc.)

9
Trasparenza nella comunicazione
Le aziende aderenti al programma di certificazione sono tenute a redigere un Report di sostenibilità prima del 31 marzo di ogni anno.

10
Limite di contenuto dei residui nel vino
Annualmente devono essere effettuate analisi su un campione di almeno il 25% delle referenze commercializzate allo scopo di verificare l’assenza residui di agrofarmaci nei vini.

di Andrea Gabbrielli

 

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