E’ una storia secolare quella tra la famiglia Antonelli, il territorio è quello di Montefalco.
La tenuta di 175 ettari in località San Marco che dal XIII al XIX secolo appartenne al Vescovo di Spoleto, fu acquistata nel 1883 dall’avvocato spoletino Francesco Antonelli che presto iniziò un processo di modernizzazione dell’attività (coltivazioni razionali, allevamento, vigneti, ecc.) tanto da diventare l’azienda di riferimento per l’intera area.
Oltre un secolo dopo, nel 1986, Filippo Antonelli, interrompe la tradizione di famiglia – quattro generazioni di avvocati – si laurea in Agraria a Perugia e decide che l’azienda si sarebbe specializzata nel vino, aprendo così un nuovo capitolo della tenuta San Marco.
L’uva della rinascita, il Sagrantino
Nel territorio di Montefalco la produzione del vino veniva principalmente ceduta allo stato sfuso. Tra le uve coltivate nei vigneti, il Sagrantino, una varietà rossa tradizionale della zona, si distingueva perché particolarmente ricca di zuccheri e di tannini tanto da venire utilizzata nelle famiglie per produrre delle piccole quantità di un vino dolce, da appassimento.
L’uovo di colombo fu di sperimentare le uve Sagrantino per produrre un vino rosso secco.
Molteplici esperimenti di vinificazione per trovare la misura giusta per governare la sua scontrosità dovuta all’imponente struttura tannica favorirono la progressiva scoperta delle sue potenzialità inespresse come vino importante e divenne una vera e propria star.
Da Doc a Docg Sagrantino
La creazione della Doc Sagrantino di Montefalco, nel 1979, favorì la rinascita di questo antico vitigno coltivato anche nei territori dei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano e Gualdo Cattaneo.
La fama raggiunta, fu definitivamente consolidata nel 1992 con il passaggio da Doc a Docg – la dodicesima in Italia- in un momento di mercato assai favorevole ai vini strutturati, potenti e concentrati di cui il Sagrantino di Montefalco era esponente di primo piano.
Il contributi dei viticoltori
L’interesse nei confronti di questo territorio e del Sagrantino è esploso definitivamente negli anni Novanta grazie all’azione dell’azienda Caprai. I riconoscimenti ottenuti in prestigiosi concorsi e le alte quotazioni spuntate dal Sagrantino di molte cantine hanno attirato l’attenzione sull’area, permettendo a molti viticoltori di diventare anche trasformatori, di consolidare le storiche aziende esistenti e successivamente di attirare aziende anche da altre regioni.
I territori dei 5 comuni della Docg possono adesso vantare la presenza nelle propaggini umbre di aziende quali la friulana Livon, la trentina Lunelli e la toscana Cecchi. Nemmeno Lungarotti, la cantina umbra per eccellenza, che sino ad allora non aveva mai varcato i confini del comune di Torgiano, è sfuggita al richiamo del Sagrantino.
Filippo Antonelli dell’azienda San Marco è stato un pioniere e un qualificato interprete della riscoperta del Sagrantino, ed è stato Presidente del Consorzio di tutela. Spiega così l’evoluzione di questi anni : “Lanciare il Sagrantino è stato un processo lungo, lo sapevamo tutti, ma bisogna fare tesoro delle esperienze del passato. Inizialmente presentare il Sagrantino come il vino più potente d’Italia, il più ricco di polifenoli ecc., senza evidenziare la sua eleganza, è stato una sottovalutazione. Insomma, oggi evidenziamo di più l’appetibilità e l’equilibrio che sulla struttura, anche perché è un vino che sa invecchiare bene e con eleganza”.
D’altra parte i Sagrantino di oggi sono frutto di estrazione delicate e maturazioni in legni grandi non eccessivamente prolungate. Non solo ma dopo una prima fase molte aziende stanno studiando in modo più approfondito il proprio territorio dal punto di vista dei suoli e delle esposizioni per ottenere uve e vini sempre migliori e in grado di adattarsi ad un clima più caldo.
Proprio per questo motivo Filippo Antonelli ha creato i crus: Chiuse di Pannone (prima annata 2003) volto a sud, argilloso calcareo, ricco di ghiaie e Molino dell’Attone (prima annata 2015) esposto a est con presenza di galestro e ricco di minerali. Due diverse interpretazioni che hanno arricchito il Sagrantino di Montefalco evidenziandone le pecularietà della territorialità aziendale. Potente, complesso, speziato di erbe aromatiche il primo, più ricco di frutti rossi, elegante e compatto il secondo.
Grande espressione di territorialità che si avverte anche nei bianchi Trebbiano Spoletino Doc, da una selezione di vecchie viti presenti in azienda, il Trebium che fermenta in botti di rovere grandi e ha caratteri di fruttato, speziato al naso e di acidità e sapidità in bocca. Il Trebbiano Spoletino Vigna Tonda, macerato sulle bucce e affinato in anfore di terracotta e ceramica, deliziosamente speziato. Montefalco è una grande terroir del vino umbro. La Cantina Antonelli è una delle chiavi di volta per comprenderlo.
di Andrea Gabbrielli
Romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Vincitore di vari premi giornalistici nazionali e internazionali, autore di libri e trasmissioni televisive, è giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini.






