Nel post Brexit, il Prosecco in UK sarà Aussie?/ di Andrea Gabbrielli

Gli incontri tra Regno Unito e Australia, per concordare un nuovo accordo di libero scambio (Fta, freetrade agreement), sono iniziati lo scorso 17 giugno. Trattative sono in corso anche con la Nuova Zelanda. Le discussioni sulla Brexit dovranno terminare il 31 Dicembre, pertanto i contatti per trovare alternative al commercio con i Paesi europei da parte inglese, si stanno moltiplicando.

Il Ministro del commercio federale australiano, Simon Birmingham, annunciando l’avvio del negoziato, ha spiegato che l’obiettivo è di incrementare gli attuali flussi di esportazione tra i due Paesi, ora fermi a circa $15 miliardi. Un inizio di trattativa che le 10 aziende della King Valley Prosecco Road hanno accolto con estremo favore. Attualmente in Australia il Prosecco vale $60 milioni, di cui $30 originati proprio nella King Valley che si stima nel prossimo decennio post Brexit, possono diventare $500 milioni.

La King Valley si svolge nel nord-est dello Stato di Victoria, lungo il fiume King che scorre
nell’Alpine National Park, a nord della città rurale di Wangaratta. La valle spazia da un ampio bacino fluviale a nord, intorno a Milawa e Moyhu, fino alle catene dell’estremo sud che raggiungono gli oltre 800 metri sul livello del mare.

Il pioniere del Prosecco in Australia è stato Otto Dal Zotto, un emigrato italiano originario di
Valdobbiadene, fondatore della Dal Zotto Wines, che nel 1999/2000 aveva piantato per la prima volta Prosecco e successivamente, insieme ad altre aziende della zona, aveva dato vita alla King Valley Prosecco Road. “Il Prosecco è così popolare in tutto il mondo in questo momento – ha detto recentemente Michael Dal Zotto – e (l’avvio della trattativa. ndr) fa ben sperare nella conquista di un maggiore spazio in UK”. Non a caso, il Prosecco occupa il 50% della quota del mercato dello spumante del Regno Unito, pertanto è chiaro l’obiettivo di intercettare il flusso. Soprattutto da parte dell’Australia, è chiaro l’obiettivo
di conquistare posizioni strategiche nei mercati (Cina, Usa, Asia in genere) grazie al Prosecco australiano, per affermare che, in definitiva, l’uva Prosecco non è diversa dallo Chardonnay o dal Cabernet, diffuse in tutto il mondo. Sullo sfondo c’è la questione del riconoscimento delle denominazioni Ue, prima tra tutte quella del Prosecco. Non a caso i nostri Consorzi si battono per lo stesso principio “Dobbiamo tutelare il nostro vino a tutti i costi, quello australiano è un commercio parassitario”.

Andrea Gabbrielli, romano, giornalista e scrittore, dal 1989 è stato caporedattore della guida Vini d’Italia e dal 1992 caposervizio del mensile Gambero Rosso. Dal 1996 è libero professionista. Nel 1990 ha vinto il Premio Internazionale Barbi Colombini, nel 2012 il Premio giornalistico Terre del Nero di Troia, nel 2014 il Premio giornalistico Rieti Cuore Piccante, nel 2018 l’Etna Wine Award e il Premio Internazionale Casato Prime Donne, sezione Io e Montalcino. E’ giurato nei concorsi internazionali Mondial de Bruxelles e Mundus Vini. Collabora con le più importanti testate enogastronomiche – tra cui il Gambero Rosso e il settimanale Tre Bicchieri – per cui svolge servizi in Italia e all’estero. Tra le sue pubblicazioni: Pierluigi Talenti – L’altro Brunello (Veronelli editore); Gianni Masciarelli – Un vignaiolo a modo suo (Veronellieditore); Il Vino e il Mare-Guida alla vite difficile delle piccole isole (2011 – Iacobelli Editore).

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