Jacquesson | Il Programma 2026 presentato da Jean Garandeau e Pietro Pellegrini a Milano

Jacquesson

Cronaca dell’anteprima milanese di Jacquesson tra l’accessibilità della Cuvée 749, la profondità della Cuvée 744 DT e il monologo di Avize Champ-Caïn 2015

Nel panorama della Champagne contemporanea, poche Maison sanno generare un’attesa così elettrica come Jacquesson. Non è solo una questione di qualità intrinseca dei prodotti che vengono licenziati ogni anno, quanto di coerenza del percorso iniziato nel 2000 con la nascita della serie “700”, una rivoluzione che ha spostato il baricentro dal concetto di “stile costante” a quello di “espressione massima dell’annata”. A Milano, durante la presentazione ufficiale del Programma 2026 di inizio maggio, organizzato da Pietro Pellegrini -presidente della Pellegrini SpA- e alla presenza di Jean Garandeau -managing director di Jacquesson (e non solo) – si sono assaggiate in anteprima le tre nuove colonne portanti della Maison: la Cuvée n. 749, la 744 Dégorgement Tardif e il millesimato parcellare Avize Champ-Caïn 2015.

Qui è bene ricordare che per Jacquesson la serie “700” è una dichiarazione d’intenti: è lo strumento con cui la Maison è andata “oltre il non millesimato”. L’obiettivo non è l’omogeneità rassicurante degli Champagne sans année tradizionali, ma la ricerca dell’eccellenza attraverso il rispetto del carattere del millesimo. Ogni release è composta per circa l’80% dall’ultima vendemmia, integrata da una selezione di vini di riserva delle cuvées precedenti per aggiungere complessità senza mai mascherare l’anima del millesimo di base.

Jean Garandeau Pietro Pellegrini
Oggi, sotto la guida di Jean Garandeau (Artémis Domaines), la Maison continua a evolversi: innovazioni da segnalare in vigna, come la tecnologia UV-Boosting per ridurre rame e zolfo, e in cantina, con l’introduzione di nuovi tini troncoconici utilizzati per l’affinamento dei vini di riserva per elevare il livello di pulizia e precisione del prodotto finale.

Jacquesson
La Cuvée n. 749 nasce dalla vendemmia 2021, un’annata definita “impegnativa” dai tecnici della Maison. Dopo una primavera difficile segnata da gelate e piogge intense, il clima secco di metà agosto ha permesso di raggiungere una maturazione equilibrata. L’assemblaggio vede lo Chardonnay predominante, completato da un 28% di vini di riserva.
Dorato e solare, presenta sorso di grande pulizia. In bocca è setoso e saporito, con una trama che vira verso il marino: note “conchigliose” e “limonose” che però non restano sul piano della freschezza tagliente, ma sfociano in una piacevole sensazione di “roba grassa” e polposa.
Raffinatezza al naso appena segnata da note di noisette affumicata, un profilo gourmand che però sottace una freschezza pur presente, punteggiata da note di zenzero. In questa 749 sembra percepirsi più del dovuto l’apporto dei vitigni a bacca nera (Pinot Noir e Meunier), confermando un detto dei Chiquet riportato da Pietro Pellegrini: “non è il produttore che decide l’uvaggio, ma il vino”.
Un dato che farà discutere è il dosaggio a 2 g/l. Forse il più alto di sempre per una Maison che ha fatto dell’Extra Brut estremo la sua bandiera. Una scelta forse operata per rispettare l’esigenza di equilibrio, per arrotondare le note più “arcigne” del sapore, forse benvolute solo da me, di scorza d’arancia disidratata, chiodi di garofano e pepe rosa. La produzione della 749 è stata sensibilmente inferiore alla media: circa 190.000 bottiglie contro le consuete 240.000. Un’esclusività forzata dalla selezione rigorosa dovuta alle insidie climatiche e parassitarie della 2021.

Se la 749 incarna l’accessibilità, la 744 Dégorgement Tardif (millesimo di base 2016) testimonia la complessità. Dopo 92 mesi di affinamento sui lieviti il vino emerge con un colore dorato che vira quasi verso il rosa antico.
Il naso è magnetico: nocciola tostata, nespola disidratata, un timbro ancora affumicato e il ricordo secco della pellicina della castagna cruda; poi note più dorate di pasticceria. Sorprendentemente, in bocca appare più fresco della 749. Nonostante la struttura imponente data dalla 2016 (annata in cui il Pinot Noir ha brillato per ricchezza), la chiusura è quasi citrina.
È un vino di contrasti: la morbidezza e la pienezza abbracciano il palato come una caramella al miele dal cui interno emerge l’energia carbonica e acida delle “frizzy pazzy”, con suggestioni finali ancora di frutta secca e di banana disidratata. L’evoluzione è in linea con lo stile DT con dicotomia naso-bocca forse un po’ troppo evidente, che però favorisce una beva di piena presenza a discapito di una serena distensione finale in questa fase.

 

Chiudiamo con Champ-Caïn, la parcella di 1,3 ettari situata ai piedi del pendio di Avize, piantata nel 1962. Il 2015 è stato un millesimo caldo, dove la pazienza è stata fondamentale per evitare note vegetali.
Il naso di questo Blanc de Blancs è ipnotico e “fisso”. C’è una nota insistita di stuoia e vimini bagnato, mista a fiori gialli essiccati e girasoli. Sembra quasi un estratto oleoso di camomilla: un bouquet olfattivo placido e rassicurante che con il passare del tempo nel bicchiere tende a ingentilirsi, assottigliarsi, “rinfrescarsi”. In bocca il sorso è pieno e strutturato, rispettoso della tensione tipica del terroir di Avize.

di Monica Coluccia

*** Per i maniaci dei dettagli forniamo qui di seguito il documento ufficiale del “Programma Jacquesson 2026” in cui Pellegrini fornisce tutte le informazioni necessarie relative alle nuove cuvée.

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E' sommelier dal 2004. E' stata nelle redazioni di riviste e guide di settore di diffusione nazionale (Duemilavini, Bibenda, AIS-Vitae, L’Espresso, Le Migliori 99 Maison di Champagne). Organizza seminari di degustazione in tutta Italia grazie alla sua profonda conoscenza dei territori vitivinicoli italiani e internazionali. Scrive per gli appassionati del vino su vinotype.it e per la Guida Bollicine del Mondo di Identità Golose.

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