Verticale storica del Greco di Tufo Picoli – Cantina Bambinuto / di Monica Coluccia

Greco di Tufo Picoli Cantina Bambinuto Verticale Storica
Crediti foto: Delegazione AIS Avellino

Marilena Aufiero, per tutti Marilena Bambinuto, è una che le mani nella terra ce le mette. E’ una vignaiola che è riuscita ad affermarsi con le sue versioni di Greco di Tufo provenienti dai vigneti in proprietà a Santa Paolina in provincia di Avellino.

Entra stabilmente nell’azienda di famiglia nel 2010 e stravolge subito la scelta dei genitori. Il padre, il compianto Raffaele Aufiero, una trentina di anni prima aveva impiantato i vigneti di greco che vinificava per sé e per terzi, affiancandovi anche vinificazioni di aglianico, fiano e falanghina. Marilena invece decise di dedicarsi esclusivamente alla produzione di Greco di Tufo, fissando come mantra il rispetto dell’andamento dell’annata: “Non riusciamo ogni anno a fare un grande greco se la natura non ce lo dà. E noi vogliamo rispettare l’andamento climatico e seguire l’evoluzione del vino in modo del tutto naturale prima di metterlo in bottiglia. Il nostro Greco di Tufo esce due anni dopo la vendemmia: è un vino da invecchiamento, ha grandi spigolosità, ha grandi acidità, e soprattutto dal punto di vista olfattivo ha bisogno di tempo per potersi esprimere al meglio”.

Marilena lavora in vigna e in cantina alla ricerca dell’identità del Greco di Tufo proveniente dalle vigne del suo comune, di quella traccia aromatica riconoscibile -al netto dello stile di vinificazione- che sia in grado di restituire il territorio e le sue caratteristiche peculiari e univoche. Caratteristiche che differenziano il Greco di Tufo di Santa Paolina da quelli prodotti nei confinanti Montefusco e Tufo e ancora da quelli dei comuni più lontani, Torrioni, Petruro Irpino, Chianche, Altavilla Irpina e Prata di Principato Ultra.

Per raccontare il suo percorso, durante una degustazione alla presenza di sommelier, operatori del settore e appassionati organizzata dalla Delegazione AIS Avellino, Marilena ha proposto sei vendemmie del Greco di Tufo Picoli di Cantina Bambinuto (2018-2017-2016-2015-2013-2012) in formato magnum.

Il vigneto da cui provengono le uve per questo vino -un ettaro e mezzo di terreni argillosi-calcarei a circa 600 metri di altitudine sul livello del mare- si trova in una zona difficilmente accessibile a Picoli, una frazione di Santa Paolina. Un terroir, particolare nel suo insieme, che conferisce al vino quelle connotazioni sensoriali che si discostano in maniera evidente da quelle delle masse provenienti da altri vigneti di greco lavorati nello stesso comune. Per questo si decise di dedicare al Greco di Tufo raccolto nella frazione di Picoli una etichetta a parte. Era il 2008. Solo due anni prima gli Aufiero avevano iniziato a imbottigliare i loro vini sotto il marchio Cantina Bambinuto. Ma la conoscenza dei loro terreni, e l’esperienza per valutare la diversa qualità dei loro prodotti, veniva dagli anni precedenti in cui vendemmiavano le loro diverse parcelle per conferire le uve a cantine di prestigio dell’areale.

Dalla prima annata prodotta per il Greco di Tufo Picoli, la 2008, e fino all’annata 2012, Marilena ha lavorato per ottenere il suo greco in condizioni che potremmo definire estreme per questo vitigno, se si hanno come riferimento i dettami dell’enologia “moderna”: uve non diraspate e quindi grappoli interi torchiati a mano, imbottigliamento a mano senza nessuna protezione dall’ossigeno. Dall’annata 2013 sono arrivate in cantina attrezzature più adeguate a contenere i naturali fenomeni ossidativi dovuti alle pratiche di vinificazione “amatoriali”, che sono ancora più accentuati nel greco, vitigno dalla tendenza fortemente ossidativa, legata all’alto contenuto di catechine (sostanze ossidanti) sulla buccia molto sottile che si spacca facilmente. Le lavorazioni oggi sono eseguite utilizzando solamente contenitori in acciaio, senza seguire alcun protocollo prestabilito ma agendo in base alla curva di maturazione delle uve e muovendosi di conseguenza. Nelle annate che presentano uve sanissime, queste si mettono direttamente in pressa con tutti i raspi (è accaduto nel 2016 e nel 2017); quando l’uva non la si ritiene perfetta si usa la pigio-diraspatrice. La pressatura è sempre molto delicata per non portarsi dietro la nota amara del vitigno e un contenuto troppo carico di elementi potenzialmente ossidanti. Con tale approccio la resa in pressa cala di circa il 40-45 per cento, a fronte di un valore di perdita di prodotto in pressa che si attesta mediamente attorno al 30 per cento.

Crediti foto: Rossella Lorenzo

Greco di Tufo Picoli 2018 – da magnum (in anteprima: ancora non in commercio, imbottigliato a ottobre 2019)
Da un’annata considerata fredda arriva un vino dal colore paglierino chiarissimo e cristallino, con naso algido, dall’approccio olfattivo discreto, ancora imberbe e ancorato a percezioni neutre e bianche: piccoli fiorellini di campo e qualcosa di cipriato in avvio. La sensazione generale è di pulizia e nitidezza, caratteristiche rifinite da cenni agrumati e vegetali, con l’apertura anche verso pesca noce e albicocca ancora acerbe e, dopo qualche tempo nel bicchiere, cangiante su erbe aromatiche e officinali. Ingresso gustativo delicato, appena glicerico, cui segue una trama decisamente sapida che ne allunga la persistenza, con l’acidità che gioca a rinvigorirne l’assaggio. Se ne sente tutta la crudezza e al contempo se ne percepisce la grande potenzialità aromatica, ancora tutta da esprimersi. Malolattica non svolta e contenuto di acidità integro. Un vino scabro ed elegante al tempo stesso che sarà capace di risalire con passo fermo, piolo dopo piolo, la scala del tempo.
*Andamento climatico annata 2018: inverno piuttosto mite caratterizzato da abbondanti precipitazioni; primavera ancora mite e molto piovosa; inizio d’estate segnato da abbondanti e frequenti piogge con intervalli caldi: soprattutto a giugno ci furono dei picchi di calore e giornate assolate; fine estate piovosa con temperature più fresche rispetto alla media stagionale; tutte condizioni che hanno avuto come conseguenza una raccolta posticipata rispetto al solito.

Greco di Tufo Picoli 2017 – da magnum
Vino figlio di un’annata calda, si intuisce subito dal colore, che è un paglierino più intenso e dorato rispetto al 2018, e non perché sia un vino con un anno in più sulle spalle: è la conseguenza del particolare andamento stagionale, fissato dal rallenty offerto dall’imbottigliamento in formato magnum. Segue infatti un naso solare e accogliente, con note olfattive che raccontano il decorso dell’annata -e di un sole che è arrivato ad insistere un po’ di più sul grappolo-, di frutta gialla (albicocca e pesca), paglia, pinolo e una punta deliziosa di miele di erica. Dopo un avvio solare il naso si “alleggerisce” virando verso richiami più schiettamente resinosi, campestri e boschivi. Al gusto la componente glicerica abbraccia la spalla acido-sapida, con un rilascio di sapori che copre tutte le declinazioni della pesca; termina nel finale con una sigla ammandorlata con in evidenza una percezione appena ruvida e pseudo-tannica. Dal punto di vista tecnico si segnala un parziale svolgimento della fermentazione malolattica -che si avverte abbastanza chiaramente dal punto di vista gustativo- partita spontaneamente a causa dei rallentamenti subiti durante il processo di fermentazione alcolica**, oltre ad un contenuto di acidità leggermente più basso dovuto all’andamento stagionale.
*Andamento climatico annata 2017: inizio di inverno molto freddo, prima parte di primavera da meteo caldo e poi piovoso, temperature estive elevate, autunno più fresco e discontinuo, annata qualitativamente eterogenea. Caratteristiche climatiche che hanno dato vita a vini con gradazioni alcoliche mediamente più elevate e tenori di acidità più bassi rispetto alla media.

Greco di Tufo Picoli 2016 – da magnum
Annata ritenuta “classica”. Dorato pieno e luminoso. Naso di decisa intensità, apre su note intriganti di cera d’api, giuggiole, kumquat, mela annurca e stuoia; né algido né solare ma raffinato ed equilibrato. Dà un’idea di profondità e concretezza anche grazie a percezioni di oli essenziali, di rosmarino e di aloe, e ancora latte di fico, resina di pino e marmellata di arancia amara. E con l’apertura si arriva al rabarbaro e alla ruta. Una freschezza d’insieme non arcigna bensì “croccante”, che pare avere una dimensione in più già al naso. Bocca squadrata, dall’intelaiatura rigida: la visione è quella di un’impalcatura d’acciaio con assi avvolti da manicotti morbidi e gommosi. E’ un vino quindi dall’ossatura solida, di grande fibra e tattilità, in grado di regalare una sensazione materica che tiene in sé, in un tutt’uno, l’acidità e la sapidità. Anche in questo caso il formato magnum ha agevolato la migliore lettura dell’annata. Vino di incredibile fattura, sicuramente più spigoloso e scattante del 2017, anticipa di sé una entusiasmante evoluzione in bottiglia.
*Andamento climatico annata 2016: andamento sinusoidale, con gelate primaverili (che però non hanno interessato il versante di Santa Paolina), estate moderatamente calda e asciutta, autunno umido e irregolare. Annata scarsamente produttiva. Diradamento naturale in vigna.

Greco di Tufo Picoli 2015 – da magnum
Un fotogramma molto nitido e ancora diverso rispetto alle annate precedenti, indipendentemente dallo stato evolutivo. La 2015 è considerata una annata di equilibrio per il greco, che ha portato ad una sintesi tra dolcezza e freschezza e ad un vino più concentrato e materico dei precedenti degustati. Colore dorato con rilanci paglierino, sorprendente dal punto di vista della vivacità del colore, tanto che lo stato di salute di questo vino, la sua forza, si avvertono già nell’aspetto visivo. Profilo olfattivo “polposo”, linfatico e di frutta secca, si arriva a percezioni chiaramente balsamiche e “cortecciose”, paglia e mela disidratata, con una sigla affumicata chiara e scintillante. Gusto equilibrato, incredibilmente coerente nella riproposizione aromatica delle percezioni olfattive lascia un palato rassicurante, succoso e fresco, con una chiusura di grande nitore fruttato e salino.
*Andamento climatico annata 2015: estate calda e solare, autunno all’insegna della variabilità, globalmente un’annata molto luminosa, poco produttiva, con prevalenza di vini polposi e avvolgenti e dall’ottimo potenziale evolutivo.

Nell’annata 2014 il Picoli non è stato prodotto perché le uve non sono state ritenute all’altezza di un imbottigliamento dedicato: le migliori uve finirono nella massa per il Greco di Tufo 2014 che ha dimostrato in più di un’occasione di essere una delle espressioni più riuscite di tale millesimo.

Greco di Tufo Picoli 2013 – da magnum
In questa vendemmia l’affinamento sulle fecce fini, che normalmente dura un anno, è stato prolungato a due anni. Un colore dorato denso e luminoso anticipa un naso interlocutorio, che ha bisogno, come ovvio visti gli anni passati in bottiglia, della giusta ossigenazione e di un adeguato tempo di attesa per percepirne fattezze più definite. L’approccio resta comunque austero e cupo; porge in avvio una sensazione speziata, con lievi accenni ad una mineralità dal timbro più ferroso che sulfureo. Svela più nitidamente la sua carica fruttata al gusto, in cui restano fissi un insistito supporto acido-sapido e un morso pseudo-tannico che vanno ad equilibrare un lungo sorso “buccioso”, latore di sapori di albicocca, mela fuji e gelatina di pesca, con una sigla rugosa e affumicata. Prestazione sorprendente. Secondo Marilena “questo vino, a ormai quasi sette anni dalla vendemmia, è la prova che il greco è un grande vino da invecchiamento e che più il tempo passa e più riesce a dare il meglio sia dal punto di vista olfattivo sia dal punto di vista gustativo, poiché riesce a conservare negli anni le sue caratteristiche di freschezza”.
*Andamento climatico annata 2013: annata fresca e tardiva, eterogenea e umida, caratteristiche meteorologiche che hanno dato vita a vini di media struttura con bianchi di buon potenziale evolutivo.

Greco di Tufo Picoli 2012 – da magnum
L’avvento di questo millesimo nelle degustazioni comparate di Greco di Tufo al tempo della sua uscita sul mercato segnò, assieme a pochissimi altri greco, una sorta di rottura con una tendenza di vinificazione che stava snaturando la fisionomia strutturale del greco (dai colori intensi e dorati, fortemente acido, salino e a volte pseudo-tannico) portandola verso versioni più “fianizzate” (dai colori più lievi e ruvidezze quasi del tutto smussate). In questo vino, ancora prodotto con i grappoli interi e con l’utilizzo del torchio, si volle cercare un segnale forte di ritorno ad un’anima più genuina e veritiera del greco, al netto dei limiti in fase di lavorazione. Oggi conserva quel colore dorato carico e fulgido, che arriva all’oro giallo lucente come allora e i suoi profumi esprimono il lato romantico del greco con richiami alla propoli, alla resina, alla cenere, alle note affumicate. Il gusto porta con sé asperità irrisolte con ancora una tenacia sapido-minerale degna di un vino appena fatto. Sul finale rilascia tutta la tensione rigida e pseudo-tannica innata del greco e si svela con tutto il suo sapore “buccioso”.
*Andamento climatico annata 2012: estate solare e asciutta, autunno fresco e annata poco produttiva che ha dato vita a vini potenti e longevi

Greco di Tufo Picoli 2008
E’ stata posta in assaggio anche la prima annata di questo cru, una bottiglia documento che Marilena Aufiero ha presentato per offrire una testimonianza degli errori dovuti all’inesperienza e che ha deciso di non ripetere più: lavorare il greco come un rosso, utilizzare il torchio, non dedicargli il giusto tempo di affinamento imbottigliandolo ad aprile per uscire subito sul mercato. Colore che vira verso l’ambra, ancora non evidenti le note ossidative. Il profilo è ovviamente terziario con note di mallo di noce, miele millefiori, ceralacca, albicocca disidratata; bocca rispondente nei sapori, si lascia andare ad un abbraccio caldo, assecondandone come si deve la morbidezza evolutiva.
*Andamento climatico annata 2008: annata considerata tra le più grandi, estate calda senza eccessi, rilevanti escursioni termiche autunnali che ha portato a vini di ottima qualità media.

 

Da sx: Angelo Maglio, Marilena Aufiero, Annito Abate, Vincenzo Mercurio [Crediti foto: Rossella Lorenzo]
*Le note sugli andamenti climatici sono frutto di una collazione di dati svolta da Annito Abate, Delegato AIS Avellino.

**La parola a Vincenzo Mercurio, consulente di Cantina Bambinuto: “Lavoriamo in condizioni tali da evitare una forzatura di tutti i processi di fermentazione. Quindi la fermentazione parte con un consorzio di lieviti indigeni, ossia un insieme di lieviti già presenti in cantina con i primi mosti che fermentano e poi l’aggiunta del lievito definitivo viene fatta con un piccolo ritardo. Si ottiene una sorta di “consorzio microbiologico”, un insieme di lieviti che lavorano e che operano una vinificazione un po’ più rispettosa del territorio, in cui è più evidente la traccia aromatica del vitigno rispetto all’ingerenza di un super lievito selezionato”.

 

Monica Coluccia, romana d’adozione, sommelier dal 2004, ha collaborato per circa dieci anni alla realizzazione degli eventi del vino nella Capitale e alla redazione di riviste e guide di settore (Duemilavini, Bibenda, Vitae, L’Espresso). Dal 2014 presta l’esperienza acquisita alla comunicazione del vino in contesti professionali con seminari di degustazione in tutta Italia. Oltre ad una profonda conoscenza sui territori vitivinicoli italiani e francesi in generale, si è dedicata all’approfondimento dei vini di Campania, Basilicata, Marche e Romagna. Lo Champagne ha fatto breccia nel suo percorso professionale con i panel di degustazione per la guida Le Migliori 99 Maison di Champagne e con i seminari tematici che cura e conduce in Italia.

 

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