E poi c’è il Gavi

Sono il sogno degli appassionati dei vini bianchi invecchiati: gli Chardonnay della Borgogna, i Riesling della Germania, i Sémillon di Bordeaux, i Viognier della Valle del Rodano o i Sauvignon Blanc della Loira. Non sono vini per tutte le tasche e nemmeno per tutti i palati.
Poi ci sono produzioni italiane di grande qualità che possono fare loro da contrappunto senza esserne da meno: i Friulano del Friuli-Venezia Giulia o i Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva delle Marche, i Fiano di Avellino della Campania o i Soave Classico del Veneto.

E poi c’è il Gavi
Se non te lo vai a cercare nelle aziende che lo producono è difficile incontrarlo per caso, un vino dal nome noto ma un po’ appartato, che si produce in Piemonte, che non è proprio una zona famosa per i vini bianchi.
Ma a volte è lui che può venire da te.
Come nella degustazione organizzata dal Consorzio del Gavi che, all’interno della manifestazione BereBianco che si è tenuta a Roma, è stata l’occasione ghiotta per avvicinare, teoria e pratica, dei Gavi Docg con parecchi anni sulle spalle.

Un po’ di teoria per mettere a fuoco il territorio del Gavi
Il territorio nel quale si coltivano i 1.600 ettari di vigneti del Cortese, la sola uva impegnata per la produzione del Gavi, coinvolge 11 comuni in provincia di Alessandria, uno dei quali ha dato il suo nome alla denominazione.
L’area si estende tra la parte sud-orientale del Piemonte al confine con la Liguria, (siamo a soli trenta chilometri dal mare, appena oltre i rilievi dell’Appennino c’è Genova) per la precisione nello sperone che vede a sud l’Appennino ligure con le sue punte a 1000 metri d’altezza, e a nord la calda pianura padana a 130-150 metri d’altezza. Nell’incrocio tra Appennino e pianura il clima è tendenzialmente continentale, con inverni freddi ed estati calde e ventilate.

I suoli, da un punto di vista geologico, si dividono in tre fasce:
le Terre rosse a settentrione, che dalla piana sale verso le colline, zona più calda con terreni a prevalenza argillosi, ricchi di ferro, molto profondi, dove tendenzialmente si producono vini con più corpo e struttura;
la Fascia centrale, sulla linea che unisce Serravalle Scrivia, Gavi e San Cristoforo, con terreni misti di argille, sabbie e ciottoli che danno vini in equilibrio tra struttura e sapidità;
le Terre bianche, la parte più meridionale, più ripida, verso l’Appennino, con suoli più poveri e duri, e clima più rigido e ventilato, i vini acquisiscono maggiore finezza, profumi delicati e maggiore mineralità.

E un po’ di storia formato Bignami
Le prime testimonianze di viticoltura su questo territorio risalgono al 972; nel XVIII secolo si trovano tracce sulla sua esportazione dal porto di Genova verso il nuovo Mondo; a metà del XIX risalgono i primi impianti specializzati a Cortese. Nel 1924 Arturo Marescalchi nella guida Vini Tipici d’Italia definisce Bianchi tipo Gavi i vini ottenuti da uve Cortese. Nel 1998 il Gavi ottiene il riconoscimento della Docg.

Nel 2024 la denominazione compie 50 anni, con quattordici milioni di bottiglie prodotte, delle quali l’85 per cento vendute all’estero. E per un buon motivo: il Gavi ha visto passare i diversi momenti della storia enologica italiana e delle sue mode senza lasciarsene influenzare, nel periodo intorno agli anni ’90 non ha ceduto alla tentazione dell’aggiunta di vitigni internazionali, né dell’uso di barrique per cui il suo stile fresco, con profumi delicati e note agrumate poco coincideva con le richieste del mercato interno. Da qui la scelta di rivolgersi sempre più verso l’estero.

Gavi, vendemmia © Cristian Castelnuovo

E se Maometto non va alla montagna…
è arrivato il tempo (la moda, l’evoluzione del gusto, insomma il mercato)  in cui nei vini si cercano la freschezza, l’eleganza, la mineralità. Ecco che lui è lì, un vino giovane con la freschezza tipica offerta dall’uva Cortese. E con la non banale constatazione del suo strepitoso rapporto qualità prezzo.

Ma la degustazione propone altro, cioè la capacità del Gavi di evolvere nel tempo in maniera elegante, amplificando il suo patrimonio organolettico anche a molti anni di distanza dalla vendemmia. Lo abbiamo constatato nelle annate proposte che arrivano fino ad un vino di 17 anni della Cantina che era sociale e frutto di un’annata, la 2007, seconda per temperatura solo alla 2003. Una bottiglia, strepitosa,  della collezione dell’enologo che l’ha prodotta e lungimirante l’ha conservata: Andrea Pancotti.

La degustazione

Marchese Luca Spinola, Gavi Docg Del Comune Di Gavi, Carlo 2021
Con questo vino i produttori si spingono in una ricerca estrema della qualità. Il vigneto, con una conduzione in regime biologico, è impiantato a nord, nella porzione di Rovereto, poggia su terreni argillosi e rossi, poco calcarei. L’annata ha visto un inverno con la neve ed una estate asciutta, non particolarmente calda. Le vigne, molto vecchie, hanno rese basse, la raccolta è stata effettuata in settembre, anticipata in questa zona di circa una settimana. Con questa selezione i produttori hanno ottenuto un vino fresco, dove comanda il frutto per arrivare a sfumature di nocciola, è molto vivace ma senza spigoli, molto teso in bocca, e con una grande acidità. La spinta salata ricorda un chicco di sale. Da conservare e riassaggiare tra qualche anno.

Bergaglio Nicola, Gavi Docg Del Comune Di Gavi, Minaia 2020
Ancora nella frazione di Rovereto, Terre rosse, nel singolo vigneto di Minaia. Terreni argillosi, poveri di calcare.
Il naso è molto particolare, intenso e scuro, restituisce il profumo della terra con sensazioni di albicocca secca, miele, pappa reale e, a contrasto, pietra focaia, gesso, selce, con gradevoli note di evoluzione.
In bocca è pieno e concentrato, ha una succosità acida con una spinta salina che va al di là delle note evolute, e nel finale diventa morbido.

La Raia, Gavi Docg Riserva, Vigna Madonnina 2019
Il 2019 è considerata una annata importante, con vendemmia tardiva. La vigna, condotta a regime biodinamico, è molto vecchia e dalle rese basse, esposta a sud est, non è molto assolata e piuttosto fresca, tra Gavi e Novi Ligure. I terreni vanno verso il bianco, con buona parte di argilla ma con una abbondante quota di calcare. Fa acciaio, un anno fermo come da disciplinare. Il naso è molto ricco e generoso, e poggia su una base di freschezza dalle note classiche, sulla quale si aprono sensazioni di fiore appassito, una sfumatura di pasticceria, in un percorso che va dal frutto da fresco fino allo sciroppo. Non ci sono note scure. È un vino di classe che gioca tra acidità e sale. Molto dinamico.

Tenuta San Pietro, Gavi Docg Del Comune Di Tassarolo, Il Mandorlo 2017
Nel comune di Tassarolo, verso nord, ma ancora in zona intermedia. Il vigneto, biologico, è vicino ad un mandorlo centenario. Terreni calcarei anche se ancora con la presenza di un po’ di argilla. L’annata è stata complessa e difficile, tra gelate in inverno e siccità in estate, che oltre all’età del vigneto ha abbassato ulteriormente le rese. Il colore infatti è più concentrato, di un giallo oro intenso, ma al naso appare subito di una freschezza inaspettata, generoso di profumi che vanno dall’agrume a note molte dolci che danno profondità al vino. La bocca è ricca, con una buona acidità, e racconta di uve che hanno sofferto, con note scure di chinotto che accompagnano l’uva passa, ma senza ossidazioni. La bocca è sapida, poi rotonda e calda.

Tenuta La Giustiniana, Gavi Docg Del Comune Di Gavi, Montessora 2016
Su terreni argillosi e rossi, i vigneti sono ben esposti e assolati. È un vino importante che nasce da un’annata non particolarmente calda ma siccitosa. La stagione ha avuto un periodo vegetativo piuttosto lungo, le uve hanno avuto tempo per maturare e per arricchirsi nel terreno argilloso con radici che vanno molto in profondità, la vendemmia è stata medio tardiva. Il naso si esprime con note intriganti e articolate di idrocarburi e pietra focaia, che accompagnano un frutto candito, insieme all’agrume e all’albicocca, spezie, note vegetali. La bocca è straordinaria, integra, con molto corpo, anche se comincia appena a svuotarsi. Conserva la freschezza, la sapidità, e un frutto secco persistente. Un vino succoso, di grande bevibilità. Ottimo.

La Mesma, Gavi Docg Riserva, Vigna Della Rovere Verde 2015
Un cru su altopiano di Terra rossa. La stagione è stata calda, ma ha avuto la quota idrica giusta. La vendemmia è stata medio precoce. La vinificazione ha usufruito della sosta di almeno un anno in vasca di cemento, che fa la differenza rispetto ai vini precedenti. Al naso si presenta con una abbondanza di pietra focaia e frutta candita, con sensazioni di mandorla e una punta di zenzero. È un vino che gioca sull’eleganza, con sensazioni gustative di abbondante salinità e grasso al tempo stesso, ma che non si apre completamente. Ha la sua sapidità su note piuttosto scure al palato, non è molto agile ma è un vino che coinvolge e sorprende.

 

Villa Sparina, Gavi Docg Del Comune Di Gavi, Monterotondo 10 2011
La famiglia Moccagatta dalla vendemmia 2009 mette sul mercato i vini a partire dai 10 anni dalla vendemmia e produce solo 1000 magnum l’anno. L’impianto del vigneto risale al 1945. I suoli su cui crescono i vigneti sono bruni, solo parzialmente calcarei. L’annata, interessante, ha visto un inverno regolare e un’estate calda che ha portato ad una vendemmia medio precoce. Il vino fermenta per parte in legno. Attualmente ancora non presenta ossidazioni. È un vino di fascino, fresco, sapido, integro, con una dolcezza di frutto e sensazioni di camomilla essiccata. Il suo lunghissimo affinamento in vetro ne esalta la freschezza proposta in sapidità, una salinità che ne amplifica la profondità, e lo caratterizza con un corpo ammandorlato e succoso.

Produttori Del Gavi, Gavi Docg Del Comune Di Gavi, Gg 2007
Vino di quella che all’epoca ancora si chiamava Cantina sociale dove confluiscono uve che provengono dai 2 territori, sia calcarei che argillosi, di una stagione che ha visto un inverno mite e un’estate calda, e dove si sono sentite le prime avvisaglie del cambiamento climatico: un’annata che per il caldo è stata seconda solo alla 2003, con una vendemmia precoce. Il vino, che ha bisogno di un po’ di tempo per aprirsi, risulta poi sorprendentemente fresco e apparentemente semplice, ma si esprime poi con un naso avvolgente e rotondo, con note di carruba, maggiorana, e residuo di radice di liquirizia, di ottima acidità, quasi aromatico, scioccante per la freschezza di bocca che ha mantenuto.

Una nota sul cambiamento climatico e la sua influenza sul Cortese
Il Consorzio ha iniziato dallo scorso anno un progetto di studio e analisi sul cambiamento climatico e la sua influenza sull’uva Cortese. È una raccolta di dati che va analizzata partendo da zero in quanto, essendo quest’uva impiantata solo nell’areale del Gavi, (tranne alcune eccezioni) non si ha uno storico sul vitigno e sul suo comportamento a livello mondiale.
La varietà Cortese è una pianta vigorosa che produce un acino grosso in un grappolo medio grande, e si è riscontrato che non subisce, salvo in casi particolari, grossi danni anche in annate molto calde, anzi. Fino a 20 anni fa aveva difficoltà a raggiungere determinati gradi alcolici, difficoltà a raggiungere la concentrazione che ha oggi per cui, in buona sostanza, questo cambiamento sta aiutando l’uva Cortese sia a livello di sanità che sulla sua maturazione.

Rosanna Ferraro

 

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Giornalista, Sommelier, ha lavorato al Gambero Rosso per oltre 10 anni come giornalista, degustatrice per la Guida ai Vini d’Italia, autore e regista dei servizi televisivi per il Gambero Rosso Channel, autore di libri su vino, cucina e turismo. Ha partecipato al progetto di rilancio del brand Franciacorta e nel 2006 ha fondato Vinotype, un’agenzia di comunicazione specializzata per le Aziende vitivinicole. Nel 2010 ha lanciato il magazine on line Vinotype.it.

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