Vendemmia 2020, un raccolto ancora da primato tra progetti nuovi e investimenti

Un andamento climatico positivo, piogge tra novembre e dicembre 2019 che hanno ripristinato le riserve idriche, un’estate tutto sommato equilibrata: oggi abbiamo uve sane che fanno ben sperare in un millesimo di qualità.

Ma: “Stimare la produzione di quest’anno – hanno spiegato Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini – è ancora più complesso rispetto al passato perché alla normale aleatorietà del decorso climatico di settembre si aggiungono tutte le incognite legate all’adesione dei produttori alla misura della riduzione volontaria delle rese per le uve a indicazione geografica”. Elementi che posso incidere sui volumi vendemmiali stimati intorno ai 47.2 milioni di ettolitri con un calo dell’1% rispetto ai 47,5 dello scorso anno e che garantirebbe anche nel 2020 il primato produttivo italiano rispetto a Francia e Spagna , questo uno degli argomenti trattati durante la conferenza stampa sulle stime della vendemmia 2020 realizzate da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini.

Anche sul fronte dell’export il dibattito, e la ricerca di soluzioni alla crisi attuale, è stato molto fitto: nei primi 5 mesi dell’anno è stato registrato un calo del 2,8% in volume e del 4% in valore con flessioni superiori alla media per i vini Dop (spumanti compresi), con un trend in discesa anche sul fronte dei prezzi medi. Occorre incrementare il mercato interno, articolare in modo diverso il rapporto con il mondo della ristorazione,
Ne ha parlato con forte partecipazione la Ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova «Una fetta importante della produzione italiana di vino -ha detto- viene consumata nella filiera della ristorazione. Non è un settore di mia stretta competenza e per questo ho avuto un incontro con i rappresentanti della categoria e con il ministro dello Sviluppo economico per mettere in piedi delle misure per dare liquidità immediata alle imprese e accompagnarle nel percorso verso la riapertura. Abbiamo immaginato un contributo a fondo perduto di 5mila euro che sia però subordinato all’impiego di prodotti alimentari made in Italy. E da quanto sappiamo il primo prodotto che incrocia l’interesse della ristorazione è proprio il vino». E anche: “Le risorse non utilizzate per alcuni degli interventi approvati nel corso dell’emergenza sanitaria rimarranno a disposizione del settore del vino. Magari non tutte le misure individuate hanno avuto il risultato immaginato all’inizio. Penso –ha aggiunto la Ministra- alla misura sulla distillazione, definita dopo un confronto anche complicato con le Regioni, che ha assorbito 14 dei 50 milioni destinati. Risorse che resteranno a disposizione del settore. E poi, penso alla misura da 100 milioni di euro voluta per il contenimento della produzione dove sono stati utilizzati poco meno di 39 milioni di euro: anche in questo caso i fondi saranno riattivati in favore del settore ma dovranno essere spesi entro la fine di quest’anno”.

Si è parlato anche, finalmente, di un approccio più impegnato verso la comunicazione, un settore dove ancora gli investimenti sia economici che di idee sono scarsi: “Accolgo l’idea di alzare il tetto del budget dell’Ocm promozione da 100 a 150 milioni di euro/anno per il prossimo triennio –ha affermato la ministra – mentre in relazione al Patto per l’export, ho scritto una lettera al ministro Di Maio per chiedere la riapertura di un tavolo dedicato al vino in modo esclusivo e che metta insieme il Ministero degli Affari esteri, Ice, Mipaaf, perché lì si gioca una partita importante e il piano di comunicazione deve essere condiviso nella filiera istituzionale in un rapporto molto forte con le imprese”.

Immediata la risposta di Unione italiana vini (Uiv). Per il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti: “In merito al residuo di 60 milioni di euro non spesi per la misura di riduzione delle rese, riteniamo fondamentale riattivarli in favore di misure attive per il settore del vino. I tempi sono brevissimi e per questo la scelta potrebbe andare nella direzione della distillazione per i vini a denominazione sul modello francese. Perché le vere preoccupazioni riguardano i vini di qualità, che non hanno trovato sbocco sui canali horeca. Ne stiamo discutendo in maniera attiva con il ministero delle Politiche agricole e apprezziamo per questo la disponibilità mostrata oggi dalla ministra Bellanova”.

Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: “Esprimo pieno apprezzamento per le parole della ministra sul mantenimento delle risorse all’interno del settore. Riteniamo che debba essere approfondita la proposta di utilizzare lo strumento della distillazione volontaria anche sui vini a denominazione, prestando però particolare attenzione ad individuare un adeguato aiuto economico tale da mantenere alto il valore dei nostri prodotti. Come Assoenologi siamo disponibili da subito a confrontarci con le strutture del ministero attraverso il tavolo tecnico. E’ importante e urgente continuare a supportare le cantine italiane proprio in questo particolare momento ”. Ma l’elemento fondamentale sul quale puntare, quello che fa e farà la differenza nella nostra produzione rispetto agli altri Paesi, la vera ricetta anticrisi rimane, anzi si rafforza: “La qualità delle uve è la nostra arma vincente, e quella della vendemmia 2020 è buona tendente all’ottimo con alcune punte di eccellenza”, ha fatto sapere il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, con una punta d’orgoglio verso la sempre maggiore professionalità fornita dagli enologi: “I grappoli sinora conferiti sono risultati sani, grazie soprattutto a una attenta gestione del vigneto da parte di produttori ed enologi” ” L’alta qualità- afferma Cotarella “sarà l’elemento determinante per superare il difficile momento che il sistema vino sta vivendo a causa dell’emergenza Covid”.

Rosanna Ferraro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una misura che ha potuto contare su un plafond di 100 milioni di euro alla quale vanno aggiunte le azioni di gestione della produzione adottate da molti consorzi Dop che hanno ridotto le rese massime di uva a ettaro che sarà possibile destinare alla produzione di vino. Tutti elementi che possono incidere in senso riduttivo sui volumi della vendemmia 2020.

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