Il London Dry Gin Senensis è un “gin territoriale” / su winesurf.it

Gin Senensis

Da winesurf.it, 30 aprile 2019, “Il gin in fiera a Verona: quello che abbiamo scoperto a “Ginitaly” 2019”, di Barbara Amoroso

Il direttore, scherzando, lo aveva annunciato  ma devo ammettere che anche nella realtà non è stato facile girare Ginitaly 2019, la fiera nella fiera a Vinitaly. Armata di caparbia curiosità sono riuscita a uscire vittoriosa dai (citando sempre l’articolo del direttore) “padiglioni 7-12-57-34-92-81 shakerato”, a caccia dei gin made in Italy, tra meandri enologici, cataloghi apocrifi, importatori criptici.

Domandone: perchè il distillato di ginepro sta seducendo le aziende italiane? La risposta è la mixology. Il mondo della miscelazione sta diventanto la nuova ‘sirena’, complice il target a cui si rivolge, giovane, con l’ambizione di ingredienti di qualità, alla ricerca di un bere facile, che va dal vintage (vedi il ritorno del vermouth)  ai classici versione home made. Tra questi il Negroni (bitter, vermouth e… udite udite, gin), cocktail targato Italia per eccellenza, che nel 2019 compie cento anni.

Per il vermouth vi avevamo proposto come sottofondo At Last interpretata dalla calda voce di Etta James. Per il gin vi proponiamo una ritmata Land of 1000 Dances nella versione targata Wilson Pickett. One, two, three, canta Wilson. Siete pronti? Ecco i sei gin che abbiamo selezionato per voi.

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Senensis. Quattro anni fa Andrea Zingarelli (Rocca delle Macie) e Paolo Cesareo (I Parolai) si conoscono e decidono di creare un gin targato Chianti. Ginepro, salvia, rosmarino, dragoncello, verbena, foglia di sangiovese e ulivo, tutti di Castellina in Chianti. Un London Dry nato anche lui per la mixology, alla seconda distillazione nel 2018, conta 2.500 bottiglie distribuite soprattutto nel senese.

 

Un gin territoriale, la cui ambizione verso un Negroni Senensis è palesata dalle 4.000 bottiglie di vermouth a base di vino rosso che usciranno a settembre (un prodotto destinato a far riapprezzare il vino aromatizzato per il suo equilibrio e dolcezza). E il bitter? Per ora è quello targato Santoni, ma nei disegni dei due imprenditori ce n’è già uno col loro Dna.

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