Roma, Monasteri e conventi, custodi del vino

Sacro Eremo dell'ordine degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona

Nel Lazio, la zona dei Castelli Romani -a sud est di Roma- è la più vocata e storicamente la più importante per la produzione di vino fin dal tempo degli Etruschi, un’attività millenaria che è arrivata fino ai nostri giorni con un andamento altalenante: alti e bassi dovuti a cambiamenti sociali ed economici, mentre il potenziale qualitativo, sebbene non sempre espresso al meglio, era dovuto essenzialmente alla ricchezza del suolo vulcanico e al clima.

La storia vede gli antichi Romani impegnati a continuare la coltivazione della vite sul territorio dei Castelli Romani (oltre che a diffonderla nel loro vasto mondo) e a considerare la zona una sede privilegiata. Ma con la decadenza dell’Impero Romano le Ville patrizie dei Castelli vennero in parte abbandonate insieme alla viticoltura, che rimase concentrata nelle località in cui si erano insediati i monasteri e la chiesa. L’agro tuscolano arrivò intorno all’anno Mille con ancora una buona parte di terreni coltivati a vigneto nelle proprietà dei religiosi per la produzione di vino da messa e per preparazioni medicinali, attività che si trova ben consolidata intorno al 1300.

Iniziò poi una interessante attività commerciale del vino al di fuori delle mura monastiche tanto che Marcantonio Colonna -Signore e Vicario di Papa Giulio II della Rovere- con gli Statuti del 1515 concessi alla città di Frascati stabiliva le zone da destinare a vigneto e con seguente regolamentazione del commercio.

Nel periodo del Rinascimento, Papi ed esponenti delle ricche famiglie romane ricostruirono Ville e Palazzi abbandonati sui Castelli per approfittare del clima decisamente migliore di quello di Roma intorno alle zone vicine al Tevere, e con loro, anche le attività nei campi ripresero nuova vita insieme alle strade di collegamento tra Frascati e Grottaferrata a Roma. Il vino Frascati divenne protagonista della storia della Roma papalina.

Il XIX secolo vide una trasformazione del tessuto sociale del territorio di Frascati, dove ormai la produzione di vino era diventata l’economia trainante: Giuseppe Marrocco (1835) parlando del territorio di Frascati scriveva: “il terreno è feracissimo …produce eccellenti vini”.
Il successo di quel vino causò una diffusione disordinata e speculativa del nome, tanto da ritenere necessaria la costituzione di regolamenti precisi per evitare attribuzioni illecite e contraffazioni. Nacque così, il 23 Maggio 1949 su iniziativa di 18 produttori, il “Consorzio per la difesa di vini pregiati e tipici di Frascati” per diventare nel 1966 una delle prime Doc istituita in Italia, e nel 2011 prendere il nome attuale di “Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati” a seguito dell’ottenimento della DOCG.

La Malvasia puntinata o del Lazio, la Malvasia di Candia, il Trebbiano toscano e greco sono l’uvaggio di base per la produzione del Frascati.

Frascati Superiore Eremo Tuscolano
Az.Ag. Valle Vermiglia

L’Eremo Tuscolano racchiude in se tutte le caratteristiche della storia del Frascati: le sue vigne si trovano del Monte Tuscolo all’interno dell’Eremo dei Camaldolesi di Monte Corona, una struttura claustrale che risale al XVI secolo dove, sugli stessi terreni occupati oggi, gli antichi monaci coltivavano le uve per la messa e per le loro pratiche farmaceutiche.
Il Monastero con il suo vigneto si trovano in località Monte Porzio Catone, ad un’altezza di circa 600 metri, soggetto quindi a notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, su terreno vulcanico, e circondato dal bosco. Le eleganti caratteristiche organolettiche del vino, con le sue note di finezza, di sapidità e di profumi di profondità espressiva, rappresentano pienamente il territorio e ne continuano la storica tradizione.

 

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