Le degustazioni di Athenaeum – Ateneo dei sapori (l’associazione con sede a Roma, con la quale ci prefiggiamo di divulgare la conoscenza dei buoni vini insieme a quella dei buoni prodotti della gastronomia), si svolgono ora tra le mura del ristorante Amedeo, all’interno d’una sala consacrata ai rituali di Bacco che i titolari ci hanno gentilmente messo a disposizione.
Petra, David e Silvia, questi i loro nomi, hanno consumato importanti e formative esperienze didattiche sui banchi di scuola riservati ai sommellier, e la loro passione per la materia enoica, che trapela nitidamente osservando le scansie ed i frigoriferi del locale, colmi di etichette che rifuggono dalla banalità, marcia di pari passo con una cultura dell’ospitalità, che si sposa ad una proposta gastronomica incentrata su materie prime di altissima qualità (Amedeo acquista salumi e gemme dell’artigianato caseario in quel tempio dei piaceri alimentari che è
La Tradizione di via Cipro, l’olio che arriva sulla tavola è quello di Americo Quattrociocchi, cantore della cultivar Olivastro (Itrana), più volte vincitore dell’Ercole Oleario e creatore di oli EVO, degli autentici capolavori, a cui la critica ha attribuito, nel 2017, la qualifica di miglior olio del mondo).
Il posto, curato ed accogliente, rappresenta una piacevolissima anomalia rispetto ai non pochi locali, omologati e approssimativi, che gremiscono l’area compresa tra Santa Maria Maggiore e la stazione Termini. L’offerta, tutt’altro che indirizzata verso un turismo di massa mordi e fuggi, ambisce a confrontarsi con il segmento alto della ristorazione cittadina, e la cura del dettaglio, la presentazione dei piatti, e la cornice calda e sobriamente elegante del locale, legittimano ampiamente questa aspirazione.
L’impianto gastronomico, attento al tema della stagionalità dei prodotti, volteggia liberamente tra mare e terra, tra piatti della memoria, interpretati in modo tradizionale, o rivisti con leggiadra, e preparazioni contrassegnate da una pregevole, ma mai debordante, creatività. Molte sono le pietanze aderenti alla tradizione gastronomica romanesca.
Citiamo, tra le entrée: lo sfizioso Fritto romano e il Carciofo alla giudia, canonico nell’esecuzione, ma accompagnato da una stuzzicante crema di grana. Tra i primi meritano una citazione: una impeccabile Carbonara, unione golosa di spaghetti artigianali di Gragnano, uova e guanciale di Amatrice: voluttuosa amalgama di cremosità e croccantezza, nobilitata da una modulata sapidità e da un’armonia di sapori difficilmente riscontrabile persino in alcuni ristoranti blasonati. Forti analogie qualitative si ritrovano in un monumento della classicità culinaria capitolina: i Bucatini alla Amatriciana. Uscendo dal panorama gastronomico cittadino, ci imbattiamo in preparazioni interpretate con misurata fantasia, che spaziano dal Risotto Carnaroli Acquarello al Gorgonzola, Castelmagno, pere e noci, con riduzione di vino rosso, alle Linguine al ragù di polpo con pecorino, olive e pomodori Pachino. I secondi
di carne beneficiano del non risibile vantaggio derivante dall’utilizzo di una materia prima d’eccellenza che, indipendentemente dal taglio e dalle modalità di preparazione, esibisce un ventaglio di profumi, consistenze e sapori nitidi e gustosissimi. Il tema pesce promuove l’incontro tra due culture gastronomiche: la mediterranea e la giapponese, come attestano la Frittura di calamari e Tempura di gamberi con maionese agli agrumi e insalatina croccante e il Filetto di Tonno scottato al sesamo nero con salsa al wasabi e misticanza al balsamico. Dolci e sorbetti artigianali all’altezza delle aspettative.
Servizio inappuntabile, che travalica gli ambiti della mera sufficienza, dispensando attenzioni e “coccole” con teutonica efficienza e puntualità, senza mai abbandonare un’apprezzabile discrezione.
Sviluppiamo un argomento a noi particolarmente caro, quello riguardante i nettari di Bacco, informandovi che da Amedeo è possibile consumare golosi aperitivi, chiudere il pranzo con un buon distillato, ma soprattutto abbinare le pietanze attingendo ad una carta, articolata, non priva di originalità, e in dinamico e perenne movimento, che annovera centinaia di etichette: molte regionali, altre provenienti da territori diversi, che volteggiano tra ottime espressioni di “vino quotidiano”, alcune tra l’altro lodevolmente offerte anche al calice, e bottiglie appartenenti all’élite enologica nazionale, in grado di soddisfare le più elevate ambizioni organolettiche.
Nota di merito, e ulteriore testimonianza di un’accuratezza che coinvolge tutti gli aspetti del locale: il menu riporta dettagliatamente il nome degli allergeni presenti in ogni pietanza.
Cotanta offerta inoltre, particolare tutt’altro che trascurabile, esprime in modo compiuto il concetto di rapporto vantaggioso tra costo e qualità. Provate la loro cucina, a cena soprattutto: vi concederete momenti di non fugace piacevolezza!
Buon appetito.
Fabrizio Russo
Amedeo Ristorante
Via Principe Amedeo, 16, 00185 Roma
tel. 06 481 7632
Menu e prenotazioni amedeoristorante.com
Critico enogastronomico, ha scritto per numerose guide e riviste di settore italiane e internazionali. Ha collaborato per oltre 25 anni con la testata “La Repubblica”, prima in cronaca di Roma, poi come redattore delle guide “Ai saperi e ai piaceri regionali”. Attualmente è coordinatore regionale di Umbria, Sicilia, e per il Piemonte, di parte delle Langhe per la guida ViniBuoni d’Italia edita dal Touring Club Italia. E' presidente dell’Associazione di Cultura Materiale Athenaeum che organizza eventi incentrati sui temi dell'enogastronomia d'eccellenza.





