Non di solo vino, l’altra faccia del Vinitaly -1-

Degusta, assaggia, valuta, scopri, bevi. Passi giorni col calice in una mano e il versavino nell’altra, scambi saluti e convenevoli, sorridi, ma per tutto il giorno ti accompagna, nascosta in un angolino della testa, una preoccupazione costante, perchè non di solo vino vive l’uomo, e nemmeno la donna. E quindi, dove si mangia?

Parola di chi lo frequenta da più di trent’anni, che il Vinitaly, tempio del vino italiano, nasconde nelle sue viscere, ma sempre vivo e presente, il pensiero del cibo, e riesuma l’indole di cacciatore dell’uomo preistorico.
Perché quattro giorni a salumi e formaggi, o molto più spesso a pane e taralli, o a volte a pane e olio, se non al rischio di digiuno, da alternare a tutto quel liquido alcolico nel caldo offensivo di queste ultime torride edizioni, alla fine, ma anche all’inizio, stancano.

Così, sin dalla mattina del primo giorno, appena distratti dalle passarelle di politici festeggiati come star e generosamente immolati sull’altare dei selfie, tra gli addetti ai lavori si insinua una comunicazione carbonara, un serpeggiare di informazioni più o meno dettagliate che rimbalzano da uno stand dell’amico all’altro, sulla tipologia di cibo offerto dal tal produttore, sulle possibili scorte alimentari per i fedelissimi dell’altro, sulle complici manovre degli addetti commerciali pronti a dividere le loro razioni, o sulle soffiate dei sommelier per localizzare ogni qualunque forma di cibo possibile ovunque sia, disposti ad andare dal padiglione dell’Emilia Romagna a quello del Piemonte (i più estremi) fendendo masse camminatori instancabili pur di mettere qualcosa di solido nello stomaco.
Gli addetti ai lavori meno “introdotti” o meno scafati guardano con maligno sospetto il collega che scruta l’orologio verso l’ora di pranzo e poi chiude in fretta una degustazione che non prospetta un servizio di gastronomia. Un nuovo appuntamento a quell’ora? Improbabile. Ma si sa, quelli più importanti vengono invitati con discrezione in salottini riservati, serviti ed accuditi, rifocillati con piatti caldi e specialità anche esotiche ma, attenzione, sempre in armonia col calice proposto.
Improvvisamente, colleghi lamentosi per le miriade di mail ricevute nei giorni precedenti inneggianti alle novità dell’annata appena uscita, o alla presenza del produttore, o al seminario da prenotare, diventano amici di vecchia data degli uffici stampa di aziende che nei piani alti di stand a castello hanno portato un cuoco e una cucina. E cibo. I veterani della ricerca individuano l’azienda che “l’anno scorso ha portato pure le ostriche” e quella che “accidenti, quest’anno mi sa che non sono venuti”. Taluni sperano nella disponibilità dei Consorzi, talaltri, mestamente, si dirigono verso i bar che offrono, in cambio di file interminabili, panini riscaldati su piastre che emettono effluvi di formaggio bruciato fin dalle 11 di mattina.
Insomma, al Vinitaly, in quattro giorni, si scatena una segreta caccia al cibo che rende questo brulicante spettacolo molto più umano, dove gli unici a non poter nascondere le proprie debolezze sono i residui fumatori che si parcheggiano, insieme alla loro cicca, fuori dagli ingressi, sperando di non essere notati.
Uno spettacolo a volte anche doloroso e che aspetta come una liberazione l’annuncio di chiusura giornata per andare, finalmente, se ha prenotato, se è stato invitato, se ha trovato come imbucarsi, e se riesce ad uscire dai parcheggi in orario decente, a mangiare. Col rischio, se non si è organizzato per tempo, di rimanere a bocca asciutta, con le inevitabili profonde cicatrici all’immagine della considerazione del sé.

E poi no, e poi c’è anche un altro, e alto, livello di approccio al cibo al Vinitaly. Proposte seducenti ma non solo esclusive. Nella prossima puntata…

Rosanna Ferraro

 

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Giornalista, Sommelier, ha lavorato al Gambero Rosso per oltre 10 anni come giornalista, degustatrice per la Guida ai Vini d’Italia, autore e regista dei servizi televisivi per il Gambero Rosso Channel, autore di libri su vino, cucina e turismo. Ha partecipato al progetto di rilancio del brand Franciacorta e nel 2006 ha fondato Vinotype, un’agenzia di comunicazione specializzata per le Aziende vitivinicole. Nel 2010 ha lanciato il magazine on line Vinotype.it.

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