Moscato: antico e nobile vitigno / di Fabrizio Salce

Riccardo Bianco e Maria Graziano

Oggi mi voglio regalare una piccola parentesi con un vitigno e un’azienda dalla lunga storia. No, precisiamo, in realtà l’azienda è più giovane dell’uva, ma da tantissimi anni lavora con il vitigno in questione: il moscato. Siamo in Piemonte nel comune di Santo Stefano Belbo, località che attraverso con una certa regolarità ogni qual volta mi debba recare a Roccaverano da dove, ormai da tre anni, parlo della Robiola di Roccaverano Dop.
Negli ultimi mesi però da Santo Stefano sono transitato per un altro motivo: la realizzazione di due servizi per la TV. Il primo nella vicina città di Canelli dedicato alle Cattedrali del Vino e l’altro, proprio in paese, da una giovane produttrice di chiocciole metodo Cherasco. In entrambi i passaggi mi sono ricordato che nella Frazione Valdivilla di Santo Stefano ci sono Maria e Riccardo con i loro vini a base moscato: sono l’azienda Mongioia.
Andiamo con ordine.
Il moscato è giunto a noi dagli antichi greci che lo diffusero attraverso il trasporto di altri materiali. I romani invece, che lo denominarono uva apiana perché con il suo aroma attira le api, lo portarono in tutta Europa. E’ nel Medio Evo che compare la dicitura moscato che significa profumato, ed è poi a Giambattista Croce che si riconoscono i primi studi su un metodo di produzione originale. Nel 1700 il vino ottenuto dall’uva moscato era particolarmente amato dai nobili che lo abbinavano a una cucina ricercata ed elaborata.
Arriviamo al momento storico delle prime prove di produzione di vini spumanti sull’onda del successo dello Champagne presso la corte sabauda di Torino. Il passaggio tecnologico successivo, l’arrivo dell’autoclave, consentì invece di avere delle migliorie produttive di stabilizzazione e filtrazione. Poi ci fu la nascita del Consorzio Asti Spumante e Moscato nel 1932 e il suo riconoscimento datato 1934, nel 1967 si raggiunse la Doc e nel 1993 la Docg. Non scendo nei particolari tecnici e in quelli delle menzioni perché è del vino che vorrei parlarvi.

Riccardo Bianco è il titolare dell’azienda Mongioia e al contempo ne è anche l’enologo e l’agronomo. Sua moglie Maria Graziano è colei che diffonde la filosofia del loro lavoro. Vi parlo di una famiglia che è presente sul territorio da ben sei generazioni, ed ecco il motivo per cui all’inizio di questo breve racconto ho scritto di uva e persone dalla lunga storia. Dal 1998 il loro impegno lavorativo è vocato alla valorizzazione del vitigno moscato e i vini sono prodotti esclusivamente da quest’uva. Riccardo e Maria sono costantemente impegnati per produrre ai massimi livelli qualitativi e di piacevolezza il Moscato d’Asti. Le vigne vengono lavorate nel rispetto della natura e dell’operato dell’uomo, mentre la cantina si traduce in un vero laboratorio dove la creatività e l’ispirazione sono un tutt’uno con la storia. L’azienda Mongioia, grazie all’impegno di Riccardo, può vantare una pregiatissima selezione di vini a base Moscato dotati di una identità forte e unica.

Una delle espressioni di Moscato di cui ho il piacere di scrivere oggi è la Stella dei Viticoltori: LAstralis. Nato nel 2017, dopo l’affina­mento di due anni in bottiglia è uscito sul mercato nel 2019. E’ un vino che rappresenta oggi un metodo di fare moscato antico, quello in uso fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Fu l’avvento dei nuovi macchinari e della tecnologia che pose il metodo in declino, quel metodo di lavorazione mediante la filtrazione a sacchi detti “sacchi olandesi”. Ai giorni nostri i sacchi che vengono utilizzati sono in cotone naturale grezzo.

Ho poi scelto un altro Moscato che amo in modo particolare: il Moscato d’Asti in Anfora denominato Moscata. La prima annata risale al 2017 e ha richiesto una messa a punto decisamente impegnativa, per la prima volta infatti si è avuta la produzione di un vino dolce in anfora. Un pensiero, quello di Riccardo Bianco, che va oltre, con la volontà di rivalutare il Moscato e il territorio. Anfore dall’impasto di terra e minerali appositamente studiato per rispettare un mosto tanto nobile. E poi il tempo che si rivela il primo ingrediente. Moscata altro non è che il vecchio termine di definizione del Moscato.

Completo con un’altra chicca: Meramentae. Uno spumante Metodo Classico Brut Nature, 30 mesi sui lieviti. Lo spumante che ti stupisce, dalla straordinaria versatilità di abbinamento con i vari cibi. La sua prima annata in commercio risale al 2011 mentre la sperimentazione per arrivare al prodotto finito è durata 3 lunghi anni. Un successo ricco di significati e di ricordi per Riccardo, dagli anni degli studi alla scuola enologica di Alba ai momenti delle sperimentazioni fino a notte fonda in cantina con papà. Una grande soddisfazione.

Ci sono poi altri Moscati in produzione in azienda ma oggi mi fermo qui, avrò tempo per scrivere ancora di questo nobile e antico vitigno, di una magica porzione terra piemontese, del lavoro attento e minuzioso di Riccardo e della voglia di Maria di fare conoscere sempre di più al grande pubblico i loro vini. Il Moscato dolce va goduto in ogni momento dell’anno non solo nelle ricorrenze speciali, perché è proprio lui a essere speciale, condividetelo con le persone care e assaporatene appieno lo stile, l’eleganza e la bevibilità.

Mongioia – http://www.mongioia.com

 

Fabrizio Salce, giornalista iscritto all’Albo dei Giornalisti Italiano come pubblicista e a quello Svizzero come professionista, dopo un trascorso radiofonico, pubblicitario, teatrale e calcistico iniziato nel lontano 1977, da circa 25 anni si occupa di agricoltura ed enogastronomia. Ha collaborato con strutture televisive italiane e straniere: Stream News, Stream Verde, Gambero Rosso, Rai World, Rai Expo e Mediaset in qualità di autore e conduttore. Dal 2003 al 2016 ha condotto e co-prodotto la trasmissione TV Agrisapori.
Ha scritto e scrive per varie riviste di settore: La Madia, Terre del Vino, l’Imprenditore Agricolo, e altre. Attualmente collabora con una dozzina di siti e portali web italiani ed esteri; segue alcuni servizi legati ai prodotti tipici per la trasmissione TV Eat Parade di Rai Due e di recente frequenti sono le sue ospitate nel programma di Rai Tre Mi manda Rai Tre. Dal 1997 lavora con la Federazione Nazionale dei Costruttori di Macchine Agricole. Ha vinto svariati premi giornalistici, ha una rubrica su Radio Latte e Miele inerente alle manifestazioni che si volgono nel nostro Paese e cura uffici stampa. Nel 2019 è stato nominato Ambasciatore di Gusta Cherasco.

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