E concludiamo con questa carrellata di esperienze degustative (dopo la prima e la seconda parte) che ci hanno portato a verificare quanto raccontiamo ormai da molto tempo: la capacità dei vini bianchi di farci sperimentare, con anni di invecchiamento in bottiglia, la loro capacità di evolvere, di amplificare la gamma delle loro prestazioni organolettiche, di regalare momenti di sorprendente appagamento sensoriale.
Sergio Mottura Strada Ombricolo, snc Civitella d’Agliano (VT)
Grechetto di Civitella d’Agliano Igt La Torre a Civitella 2014
Ha scritto alcune tra le pagine più avvincenti del romanzo vitivinicolo regionale, Sergio Mottura, titolare di una tra le aziende più rappresentative del comparto vitivinicolo della Tuscia e artista, nonché cantore, del Grechetto, vitigno che la sua cantina ha contribuito in modo determinante a valorizzare e divulgare. Inserita in contesto ambientale caratterizzato dalle stratificate e lattescenti geometrie dei Calanchi, l’azienda coltiva, osservando i precetti del biologico, 37 ettari di superficie vitata, avviando verso le catene di imbottigliamento circa 90.000 bottiglie l’anno.
Collocati ai vertici di un’agguerrita compagine composta da vini che volteggiano tra l’ottimo e l’eccellente, spaziando tra un meraviglioso Blanc de Blanc frutto di un decennale dialogo tra vino e lieviti, e un Orvieto che amalgama piacevolezza e agilità di beva, i Grechetto rappresentano, da sempre, il fiore all’occhiello dell’azienda mostrando, sia con i vini secchi che con il Muffo, ammirevoli performance organolettiche e una straordinaria capacità di invecchiamento.
Preceduto da una veste color giallo paglierino percorsa da bagliori dorati, il La Torre (nome di recente conio che sostituisce quello storico di: Latour a Civitella) della non memorabile annata 2014 precorre un impianto odoroso contrassegnato da espressività e ampiezza, che intervalla richiami agrumati, note mielate e sfumature floreali, con sentori di zafferano, erbe campestri, richiami balsamici e mandorla tostata, avvolti da affascinanti echi minerali.
La bocca, figlia della sinergia tra un nerbo acido misurato e verticale, un sorso polputo, e l’aggraziata struttura del tannino, esibisce delle irreprensibili proporzioni, un energico dinamismo e un finale lungo e sapido, di palpitante profondità.
Cantina Tramin Strada del vino, 144 Termeno (BZ)
Gewurztraminer Alto Adige Doc Nussbaumer 2015
Conferma i lusinghieri giudizi espressi in passato da Hugh Johnson -“sono in Alto Adige le migliori realtà cooperative del pianeta”-, Weinwirtschaft, prestigiosa testata di riferimento a livello internazionale, definendo Tramin la miglior cooperativa vinicola del mondo per il 2025. Noi, che siamo suoi appassionati estimatori da moltissimo tempo, ci congratuliamo con l’azienda e col suo enologo Willi Sturz, che ci ha regalato un significativo scampolo del suo tempo, concedendoci pillole di saggezza enologica e quantità non omeopatiche di convivialità, nel corso di un incontro avvenuto durante l’ultima edizione del Vinitaly. L’azienda, creatrice dell’Epokale (un vino a tiratura limitata: 2.150 bottiglie prodotte nell’annata 2017, un Gewürztraminer Spätlese Alto Adige Doc, affinato ben otto anni, prima in cantina e poi nelle fredde e buie viscere della Miniera di Ridanna Monteneve ad oltre 2.000 metri s.l.m.), un Gewurztraminer che travalica gli ambiti, seppur prestigiosi e premiatissimi, di etichette storiche quali Nussbaumer e Terminum esprimendo, senza reticenza alcuna, l’ambizione di ridefinire e attualizzare i canoni stilistici e le potenzialità evolutive del vitigno. L’approfondita fase di ricerca, durata 7 anni, il tenace lavoro della cantina, e le intuizioni geniali di Willy Sturz, sono state premiate, ottenendo, primo vino bianco italiano a riuscire nell’impresa, un punteggio di 100/100 da Robert Parker – Wine Advocate.
In attesa di potervi raccontare le pirotecniche caratteristiche dell’Epokale, protagonista, con altri vini aderenti alla gamma produttiva aziendale di una degustazione organizzata da Athenaeum – L’Ateneo dei Sapori, che si svolgerà a Roma il giorno 26 febbraio 2026, vi parleremo ora del Gewurztraminer Nussbaumer del millesimo 2015. Famoso per la sua capacità di rappresentare didatticamente i caratteri del vitigno, oltre che per la storica propensione all’invecchiamento, il vino, figlio di un’annata decisamente calda, contrassegnata dall’anticipazione delle operazioni vendemmiali, è avvolto da luminosi panni color oro zecchino. L’olfatto, inizialmente introverso, non rinuncia, dopo una sosta nel calice, a comunicare espressività e freschezza alternando tonalità evolute: un bouquet di fiori secchi, note di sottobosco e nocciole, ricordi ancora garbatamente fruttati. La bocca, non egemonizzata dal pur sostenuto tenore alcolico, esibisce densità, equilibrio e una piacevolissima cremosità che, inseriti in un pentagramma gustativo vivacizzato da un sottile palco acido, scandiscono il sorso, accompagnandolo verso un finale di bocca di seducente sapidità.
Antonelli San Marco Loc. San Marco, 60 Montefalco (PG)
Trebium Trebbiano Spoletino Doc 2013
Creatore di stilemi produttivi che sublimano le virtù del Sagrantino smussandone l’aggressività tannica ed enfatizzandone l’eleganza, Filippo Antonelli, sostenuto dall’ enologo Massimiliano Caburazzi, procede speditamente lungo i binari della qualità, dando vita a un’eccellente gamma di vini prodotti nel rispetto dei precetti del biologico, incentrati sulle denominazioni classiche del territorio. Oltre che alle storiche etichette di Sagrantino e a un ammaliante Montefalco Rosso Riserva, per citare solo alcune delle sue più significative creazioni, l’azienda riserva particolari attenzioni al Trebbiano Spoletino, antico vitigno autoctono umbro a maturazione tardiva, fino a poco più di dieci anni fa a rischio di sparizione.
Due interpretazioni decisamente dissimili tra loro (entrambe da uve Trebbiano Spoletino in purezza, nate grazie alle selezioni massali effettuate su vecchie viti di Trebbiano Spoletino maritate con gli aceri) entrambe convincenti, nobilitano la varietà: il Trebium Spoletino i cui esordi risalgono al 2007, da grappoli vendemmiati tra l’ultima settimana di settembre e la prima decade di ottobre, fermentati tra le doghe di botti grandi di rovere, e il Vigna Tonda, frutto della trasformazione di uve provenienti dall’omonima vigna, già presente nella prima mappa della tenuta datata 1902, che alcuni anni fa l’azienda ha deciso di reimpiantare assecondando la sua caratteristica forma circolare. Quest’ultimo, figlio di fermentazioni spontanee senza controllo delle temperature, e di lunghe macerazioni sulle bucce, sosta tra le pareti di anfore, sia di terracotta che di ceramica, mostrando caratteri evocativi del territorio e una straordinaria propensione all’invecchiamento.
Invecchiamento che, peraltro, è tutt’altro che precluso al Trebium, come certifica l’assaggio del millesimo 2013, che ci mostra una veste paglierino carico brillante ed intensa attraversata da sfumature dorate, e un ventaglio odoroso di commovente ampiezza e definizione, con le componenti agrumate ancora nitidamente riconoscibili fuse con note di spezie, pepe bianco su tutte, poi mandorla e aggraziati rimandi erbacei contornati da un bouquet di fiori secchi e pietra focaia. Coerente con l’elevato spessore qualitativo del naso, la beva esibisce intensità, profondità e vitalità, smussando la pronunciata, ma non graffiante, nota acida e la sapidità, grazie alla componente glicerica e ad un tenore alcolico non proprio da educande, che regalano al palato una non effimera piacevolezza, e una ammirevole armonia dell’insieme.
Lungarotti Torgiano Viale Giorgio Lungarotti, 2 Torgiano (PG)
Bianco di Torgiano Doc Torre di Giano Vigna Il Pino 2012
Nasce nei primi anni ’60, grazie all’intraprendenza di Giorgio Lungarotti, questa splendida realtà che, come ha affermato Hugh Johnson -autorevole voce della critica enologica planetaria nonché autore della Guida Mondiale dei vini- ha disegnato l’Umbria sulla mappa enologica mondiale divulgando il nome di Torgiano in tutti gli angoli del globo. Con notevole competenza, e una mai sopita passione, la famiglia Lungarotti ha diffuso saperi vinosi e cultura olearia forgiando, grazie soprattutto alla lungimiranza e all’operosità di mamma Maria Grazia, due interessantissimi musei dedicati a questi iconici simboli della cultura mediterranea. Sostenute dalle felici intuizioni di Teresa e di Chiara e dal voluminoso bagaglio di competenze vitivinicole dell’enologo Lorenzo Landi, l’azienda produce un sontuoso Sangiovese: il Torgiano Rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio, archetipo della viticoltura umbra dal quadro gusto-olfattivo profondo e complesso, e un bianco meraviglioso, il Bianco di Torgiano Doc Torre di Giano Vigna Il Pino 2012 che smentisce le credenze riguardanti la presunta incapacità del Vermentino di invecchiare. Da uve Vermentino, Grechetto e Trebbiano, allevate a doppio Guyot nel vigneto della collina di Brufa “Il Pino”, fermenta per due terzi in acciaio e per un terzo in barrique, è sottoposto, dopo l’assemblaggio e l’imbottigliamento, a un prolungato riposo in cantina prima di essere immesso sul mercato. L’annata 2012, matura ma non priva di una giovanile energia, mostra alla vista panni color paglierino carico, attraversati da nuance dorate. L’olfatto, libero da interferenze legnose, accorda aromi di fiori secchi, confettura di agrumi, mandorle, pepe rosa e soffi erbacei, che precedono una bocca dove il confronto tra tenui e aggraziati cenni ossidativi e una sorprendente freschezza acida, si risolve a favore di quest’ultima, regalando un sorso elegante, pieno, fragrante e sapido, dalla coinvolgente e fluente bevibilità.
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Conclusioni
Come avrete senz’altro notato, l’articolo prende in considerazione esclusivamente aziende del Centro-nord, affidando ad una successiva stesura il compito di raccontare le caratteristiche dei vini bianchi “da invecchiamento” prodotti (sia con vitigni alloctoni che autoctoni) nel Centro-Sud. Ovviamente non avevo l’ambizione di rappresentare in modo esaustivo tutti i vini bianchi longevi dal Sud Tirolo all’Umbria, e mi rendo conto che alcune assenze, come la Garganega, il Timorasso, e non ultimi gli splendidi Riesling del Sud Tirolo, nonché quelli creati da alcuni valenti barolisti, siano particolarmente dolorose. Purtroppo, non possedendo il dono della sintesi, e dovendo rimanere negli ambiti di una narrazione che non può avere la lunghezza di un trattato, non potevo fare diversamente.
Buon bianco invecchiato (senza esagerare) a tutti i lettori.
Fabrizio Russo
Critico enogastronomico, ha scritto per numerose guide e riviste di settore italiane e internazionali. Ha collaborato per oltre 25 anni con la testata “La Repubblica”, prima in cronaca di Roma, poi come redattore delle guide “Ai saperi e ai piaceri regionali”. Attualmente è coordinatore regionale di Umbria, Sicilia, e per il Piemonte, di parte delle Langhe per la guida ViniBuoni d’Italia edita dal Touring Club Italia. E' presidente dell’Associazione di Cultura Materiale Athenaeum che organizza eventi incentrati sui temi dell'enogastronomia d'eccellenza.





