La Svizzera scrigno segreto del vino (2) – I vigneti verticali / di Rosanna Ferraro

Canton Vaud in Svizzera

Continuando la scoperta della produzione vitivinicola della Svizzera, andiamo a conoscere la seconda regione del territorio, il Vaud.

La regione vinicola del Canton Vaud è divisa a sua volta in quattro sotto regioni dove predomina la produzione di Chasselas. Lo Chasselas era già conosciuto nel XVII secolo col nome di Fendant o con i nomi dei villaggi o delle zone di coltivazione come accade per molti altri vitigni svizzeri, consuetudine che può creare una certa confusione.

La Côte, con i suoi circa 2.000 ettari è la regione più estesa, i suoi vini nascono dai vitigni coltivati su un territorio la cui struttura è molto complessa e gode della protezione del lago e delle Alpi. Le denominazioni più conosciute sono quelle di Féchy e Mont-sur-Rolle;

il Lavaux è la regione che offre le spettacolari vigne di Dézaley, Calamain, Chardonne, Epesses e St.-Saphorin. Gli 800 ettari di vigneti del Lavaux, disposti a mo’ di arazzi su pareti quasi verticali e sostenuti da file interminabili di muretti, gli hanno valso l’iscrizione all’elenco dei siti patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 2007. I muretti in pietra, che nascono nel lontano Medioevo ad opera dei monaci Cistercensi, oltre a ricavare e conservare le strisce di terra coltivabili, permettono di raccogliere il calore dei raggi del sole riflessi dalle acque. Su queste terre argillo-calcaree ricche di struttura e minerali, il vino prodotto dallo Chasselas si esprime con profumi che ricordano la pietra, il miele e note floreali;

Canton Vaud Svizzera

lo Chablais, 600 ettari di suolo sassoso e calcareo sulle colline che anticipano le Prealpi, sono battuti dal foehn, un vento caldo che soffia da sud e che riscalda l’uva in autunno, queste condizioni conferiscono ai vini un carattere potente e robusto e con una intensa mineralità. Le denominazioni più note sono quelle di Yvorne, dai vini più vigorosi, e Aigle, più delicati e fruttati;

e per concludere le denominazioni Bonvillars, Côtes de l’Orbe e Vully, quelle più a nord, ai bordi del Lago di Neuchâtel.

Un’esperienza molto interessante, a dimostrazione della capacità dello Chasselas di essere un vino non solo di intenso carattere, ma anche di poter invecchiare bene, è quella fatta nel Domaine Viticole de Autecour, a Mont-sur-Rolle, un punto di riferimento tra i vini ad AOC La Côte:

Mont-sur-Rolle Réserve 1990 – una grande annata per una vera sorpresa, un vino bianco di quasi 30 anni che conserva uno straordinario bouquet, complesso, morbido in bocca e ricco di note che sfumano poi sulla nocciola e una parte di leggera ossidazione che in questo caso lega armonicamente e nell’insieme lo rendono perfetto per un dopo pranzo.

Mont-sur-Rolle Grand cru La Côte 2005 – un vino decisamente molto articolato al gusto, si è manifestato con un’ampiezza in cui ha prevalso la parte agrumata anche se ammorbidita da toni burrosi, con sfumature floreali. Fresco, vivace, piacevole sorprendente per i suoi 14 anni di bottiglia.

Mont-sur-Rolle Grand cru La Côte 2010 – il delicato Chasselas ha accusato l’annata complicata, confermando i suoi punti deboli: un inverno poco assolato e un periodo caldo sul fine di stagione hanno protratto la vendemmia alla ricerca di una maturazione finale che ha scurito il suo floreale tipico coprendolo con una viola dai toni leggermente incupiti. Complesso e interessante anche se con una punta di ossidazione.

Se i vitigni bianchi la fanno da padrone, i pochi rossi prodotti in questa zona sono in prevalenza a base Pinot noir, il più diffuso nel complesso del territorio svizzero (conosciuto anche coi nomi antichi di Servagnin e poi Salvagnin), e il Gamay.  Lo segue una piccola ma interessante produzione originale di vini a base Gamaret, resistente e dal colore intenso, e Garanoir, resistente alla botrite e più precoce, creati entrambi in Svizzera nel 1970 (insieme a parecchi altri incroci) da cloni diversi di Gamay.

Una curiosità gastronomica direttamente legata alla produzione vitivinicola, che testimonia la sensibilità degli svizzeri per il loro vino: nel Cantone Vaud gli artigiani del cioccolato –prodotto emblema della Svizzera, dove al primato della nascita della sua produzione meccanizzata si aggiunge quello della creazione della sua versione al latte- non potevano ignorare l’importanza del vino, unendo così i due prodotti simbolicamente nell’esclusivo “Bouchon Vaudois”, un dolce a forma di tappo di sughero realizzato interamente a mano, che può essere lavorato solo dai membri della Societé vaudoise et romande des patrons pâtissiers-confiseurs, e tra questi solo da coloro che hanno seguito un apposito corso sulla sua complessa preparazione. Da provare per gustarne la finezza.

Andare per vigneti e cantine è anche un modo per fare turismo in questo bellissimo Paese che offre, tra le tante immagini-cartolina che affacciano su questo versante del lago Lemano, quella dello Château de Chillon, una storica struttura incastonata su una roccia. Il castello acquatico (Wasserburg) è l’edificio storico più visitato della Svizzera. Una struttura millenaria che affonda le sue fondamenta fino a parti databili all’età del bronzo, risultato della composizione di decine di parti assemblate tra loro edificate durante il corso dei secoli, fino alla più recente del XVIII secolo. Artisti e scrittori e poeti ne sono rimasti sedotti, e anche i turisti dei nostri tempi ne subiscono il fascino. Chi programma una visita guidata nel Castello di Chillon, non deve assolutamente perdersi l’aperitivo conclusivo alla maniera vodese. Nella stanza allestita appositamente per l’occasione – la Sala del Castellano – è possibile degustare il Clos de Chillon. Il Grand Cru ottenuto dall’uva Chasselas viene conservato in 40 botti di rovere nei sotterranei del castello.

Per concludere il vino svizzero, quindi, così poco conosciuto fuori dai suoi confini, ha condizionato la storia del suo Paese e delle sue tradizioni, una delle quali è stata celebrata nel 2019 e si manifesta in un evento straordinario: La Festa dei Vignaioli e del Vino a Vevey, una sorta di Giubileo dei Vignaioli che si tiene solo una volta ogni 25 anni. Per rintracciare le sue origini bisogna arrivare alla fine del XVIII secolo quando la Confraternita dei Vignaioli, i proprietari terrieri, ribaltando il rapporto con i lavoratori che tendeva a punire coloro che non lavoravano abbastanza pensò di ricompensare i vignerons-tâcherons più meritevoli con una vera e propria cerimonia di presentazione. Era il 1797, e da allora sulla Piazza del Mercato di Vevey la festa viene rinnovata una volta ogni generazione -ogni 25 anni- e mette in pista migliaia di artisti e di comparse in costume tipico per rendere omaggio al lavoro dei produttori del Cantone di Vaud. Ogni vestito è speciale e si distingue da tutti gli altri per i dettagli, autentiche opere d’arte firmate dalla stilista romana Giovanna Buzzi che ha già lavorato per la Scala di Milano. 20.000 persone per ogni rappresentazione di uno spettacolo di tale portata da avere ottenuto un riconoscimento dall’UNESCO: dal 2016 è “Patrimonio Culturale Immateriale” dell’Umanità.

 

Rosanna Ferraro, sono l’ideatrice di Vinotype, giornalista, diplomata sommelier all’Ais Associazione Italiana Sommelier nel 1993, ho lavorato al Gambero Rosso per oltre 10 anni come giornalista, degustatrice per la Guida ai Vini d’Italia, autore e regista dei servizi televisivi per il Gambero Rosso Channel, responsabile del Wine bar della Città del Gusto a Roma, autore di libri su vino, cucina, turismo. Nel 2003 la prima svolta radicale, mi trasferisco a Erbusco, presso il Consorzio Franciacorta per sviluppare un progetto triennale di rilancio del  suo brand. Nel 2006 rientro a Roma e fondo Vinotype, un’agenzia di comunicazione specializzata per le Aziende vitivinicole. La mia offerta: ufficio stampa, PR, organizzo eventi, creo contenuti per siti e gestione dei social media per chi voglia rilanciare o mantenere alto il posizionamento del proprio marchio grazie anche alla capacità di diffusione di vinotype.it.

La sezione del sito Vinotype Magazine nasce come spazio indipendente per l’approfondimento della cultura enogastronomica.

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