“Intuizioni di uomini geniali”: la Tenuta di Fiorano raccontata da Paolo Lauciani

La Tenuta di Fiorano raccontata da Paolo Lauciani

L’intenso racconto della Tenuta di Fiorano del Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, e del suo Fiorano Rosso, narrato da uno dei più grandi degustatori e docenti del vino in Italia, Paolo Lauciani (video).

 

 

“La storia del vino italiano è fatta in gran parte di intuizioni di uomini geniali. E un uomo straordinariamente geniale fu il Principe Alberico Boncompagni Ludovisi che, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del ventesimo secolo, ebbe l’idea di impiantare dei vitigni che allora pressoché nessuno conosceva in Italia, in un territorio incredibile se pensato oggi: tra l’aereoporto di Ciampino e il Parco Regionale dell’Appia Antica, praticamente alle porte di Roma.
Su quei vigneti sono cresciuti cabernet sauvignon, merlot e, l’allora pressoché sconosciuto, Sémillon Blanc, dando origine a dei vini monumentali, che sono diventati dei veri e propri miti enologici, fino a quando, inspiegabilmente, Alberico Boncompagni Ludovisi decise di espiantare tutte le sue vigne.
Fortunatamente, oggi, il nipote Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi ha ripreso, con passione, dinamismo, verve, intelligenza, il percorso iniziato dallo zio ed esiste ancora il Fiorano Rosso”

Il Fiorano Rosso degustato da Paolo Lauciani

“Essenzialmente cabernet sauvignon, con una piccola pennellata di merlot, lunghissimo periodo di invecchiamento nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia da 1.000 litri e poi ventiquattro mesi ancora in cantina a riposare in bottiglia.
Un vino rosso granato luminoso, di media trasparenza. Profumi elegantissimi, inaugurati da un tocco balsamico, poi fiore di ibisco, amarena, ribes e, ancora, liquirizia, tabacco dolce, sensazioni di cuoio, intensità aromatiche e sottolineature minerali, quasi di grafite.
Aplomb ed eleganza, perfetto bilanciamento gusto-olfattivo, tannini compatti, rotondi, persistenza lunghissima. Un vino piacevolissimo, anche da giovane, ma che può sfidare i decenni. Tulipani piuttosto ampi, temperatura non superiore ai 18°C, abbinamento con i grandi piatti di cacciagione o i grandi arrosti; in particolar modo lo suggeriamo su un cosciotto d’agnello, il classico abbacchio alla romana, con accompagnamento di patate al rosmarino”.

 

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