Gli emozionanti vini di Valle Isarco/di Fabrizio Russo

Si celebrano da tempo immemore le liturgie di Bacco nella Valle Isarco, come attestano i ritrovamenti di vinaccioli di vitis vinifera, e di suppellettili legati al consumo e alla produzione del vino, risalenti al V secolo a.C. Il comprensorio vitivinicolo nonostante la collocazione è il più a nord d’Italia, gode di condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli alla coltura della vite. Le sensibili escursioni termiche tra giorno e notte, e conseguente arricchimento del patrimonio aromatico delle uve, la scarsità di precipitazioni, una quota elevata di ore di sole durante l’anno e giaciture, spesso significative, dei vigneti, concorrono a formare un contesto benevolo in particolar modo per ciò che attiene la produzione di vini prodotti con uve a bacca bianca. Le attività enologiche della vallata, in realtà, interessavano prevalentemente i vini rossi, un tempo, fino a quando, nella seconda metà dell’800, non sopraggiunse il flagello della fillossera che ridisegnò, quasi azzerandola, la geografia vitivinicola europea, senza farsi scrupolo di sterminare, tra i tanti, anche i vigneti “isarchini”. Le conseguenze di siffatta devastazione, senz’altro tragiche, nel breve e medio periodo, hanno tuttavia prodotto effetti paradossalmente benefici, restituendo ai luoghi le naturali inclinazioni produttive incentrate prevalentemente su vitigni a bacca bianca (che non a caso ricoprono oggi il 90% della superficie vitata) e tratteggiando i confini di quella che, ancora oggi, è la piattaforma ampelografica della valle. I rossi, solo parzialmente precipitati nella gora dell’oblio, non sono però scomparsi, dal momento che Schiava, Zweigelt e Pinot Nero continuano a godere dell’ospitalità concessa dai filari nelle zone più a sud della vallata, ripagando la concessione dell’asilo con risultati più che soddisfacenti. L’area vitivinicola della valle, che dalla città di Bolzano conduce fino al confine italiano con l’Austria, si estende dal comune di Varna fino all’altopiano del Renon. La conca di Bressanone, protetta a nord da una corona di monti, ha vissuto le diverse fasi che hanno segnato il percorso vitivinicolo del territorio, dai primitivi albori alla laboriosa attività dei monaci che nel medioevo accudivano amorevolmente i vigneti, dai devastanti conflitti mondiali, che proiettarono la viticoltura valligiana verso scenari apocalittici, alla sua rinascita, promossa, a partire dal 1961, dalle neonate cooperative di Chiusa e Bressanone. Le condizioni pedoclimatiche sono disomogenee: i vigneti della valle affondano le proprie radici su declivi collinari posti a un’altitudine di 350 metri s.l.m  raggiungendo perfino quota 970, e le pendenze, così come le esposizioni ,presentano caratteri difformi. Siffatta diversità, solo apparentemente foriera di confusione, offre invece una grande ricchezza di microclimi, e la possibilità di coltivare, inseriti nei contesti a loro più congeniali, un consistente numero di vitigni a bacca bianca: Kerner, Sylvaner, Muller Thurgau, Gruner Veltliner, Pinot Bianco, Riesling e Gewurztraminer.  E’ soprattutto a queste varietà, che EisacktalWein, unione di imprese fondata nel 2015 (partecipano al cartello anche strutture di accoglienza, ristorazione e promozione del territorio), ha affidato l’incarico di interpretare il ruolo di ambasciatrici della valle, ed è assegnato alle cantine, 19 in tutto, il compito di tradurre in vini: comunicativi, profondi, espliciti nel proporre la loro attraente mineralità, e dal marcato accento territoriale, le uve che gremiscono declivi contrassegnati da pendenze che oscillano tra il 25 e il 60%. Poco più di 400 ettari vitati rivestono la superficie della valle e ogni azienda possiede in media poco più di 1,5 ha di vigneto. Le 19 associate a EisacktalWein avviano verso le catene di imbottigliamento vino sufficiente a colmare 2.200.000 contenitori vitrei. La produzione media per azienda, 31.500 bottiglie, descrive a grandi linee la realtà: diverse cantine imbottigliano numeri decisamente più bassi, ma, nonostante il quadro produttivo sia composto perlopiù da realtà di piccole dimensioni, con i titolari-vignaioli che si occupano personalmente di tutta la filiera, dalla messa a dimora delle barbatelle fino alle pratiche vendemmiali, dalle vinificazioni all’imbottigliamento, due dei 19 attori di quest’avvincente novella del vino. L’Abbazia di Novacella, luogo incantevole, prodigo di espressioni artistiche e testimonianze storiche, nonché una delle cantine più antiche del mondo. Le sue prime vinificazioni ebbero inizio nel 1142, e la Cantina Valle d’Isarco (che con le sue 900.000 bottiglie annue rimane tuttavia una tra le cantine sociali più piccole dell’Alto Adige), indossano vesti produttive che hanno taglie decisamente superiori alla media.  Quanto ai vini, dedichiamo loro un ampio spazio, condito dall’analisi organolettica di alcune tipologie, tutte vinificate in purezza, premettendo che un pizzico di invidia pervade l’animo dello scrivente, pensando che in comparti vitivinicoli a noi più vicini, che seppur diversissimi dalla Valle di Isarco godono di condizioni pedoclimatiche che permetterebbero la presenza di un livello qualitativo elevato e assai più diffuso di quello attuale, le Cantine Sociali non hanno mai assolto al ruolo propulsivo interpretato invece da analoghe realtà del Sud Tirolo ( dove, secondo Hugh Johnson, operano le migliori strutture cooperative del pianeta), e che la produzione di grandi vini è tuttora circoscritta a pochissime realtà. Quel che dalle nostre parti è ancora una chimera, lassù tra le montagne è diventato, da molto tempo, un’incontrovertibile evidenza.

10 buoni motivi per andare in Valle Isarco
Non possiamo esimerci dall’aprire l’elenco citando l’estrema qualità dei vini, che da soli valgono già il viaggio, ma oltre a questi è bene non dimenticare che questi luoghi hanno molto altro da offrire: cinque diverse aree sciistiche, una notevole rete di sentieri che attraversano panorami incontaminati, punteggiati da malghe, boschi e vallate, 100 km di piste ciclabili, dal Brennero fino a Bolzano, bellezze storico architettoniche quali il palazzo Vescovile di Bressanone (città dall’incorrotto impianto urbanistico che ospita, in occasione delle feste di fine anno, un coloratissimo mercatino di Natale), i magnifici borghi di Chiusa e di Vipiteno, suggestivi manieri e rocche d’origine medioevale, monasteri di struggente  bellezza, da quello di Sabiona, eretto nel 990, alla magnifica Abbazia di Novacella, il complesso religioso più imponente del Tirolo e, last but not least, una golosa offerta gastronomica, da assaporare, perché no, passeggiando lungo i portici di Bressanone, godendo dei suoni, dei colori e dei profumi che pietanze, formaggi, salumi, pani, dolci e altre specialità  della valle, dispensano generosamente nel corso della Treff.Wein, manifestazione giunta alla sua XVI edizione organizzata dall’associazione Eisacktalwein, che promuove il dialogo tra la cultura gastronomica e quella enologica. Che consumiate ai tavoli di una Gasthaus, tra le mura di un birrificio artigianale, di una malga o di un ristorante, siffatta esperienza sarà indubbiamente sublimata dalla partecipazione al simposio delle ambrosie vitivinicole della vallata.
Buona degustazione (pranzo, merenda o cena, fate voi) a tutti i lettori.

I VINI

Cantina Produttori Valle Isarco – A.A.Valle Isarco Sylvaner Aristos 2019
Divulga il verbo dell’enologia valligiana in tutti gli angoli del globo, questa splendida realtà cooperativa, che trasforma le uve tipiche dell’areale, grazie all’attività svolta da 130 vignaioli conferitori. Nel Sylvaner Aristos, uno dei grandi classici della cantina, convivono signorilità aromatica e complessità gustativa. L’olfatto, senza dover mai ricorrere a toni urlati, elargisce aggraziate percezioni di susina, mela, pesca, felce, agrumi e fiori gialli, inseriti in un circuito odoroso ricco di toni minerali; ghiotto preambolo ad un palato elegante e carnoso, che sfoggia equilibrio, vitalità e freschezza.

 

Cantina Produttori Valle Isarco – A.A. Valle Isarco Gruner Veltliner 2019
Vettore di intense emozioni sensoriali, il vino, figlio di vinificazioni di un uva molto popolare in Austria, presente, in ambito nazionale, quasi esclusivamente in Valle d’Isarco, è impreziosito da un terso affresco olfattivo, che presenta eleganti note di mela verde e susina, che rincorrono, in un ammaliante crescendo, sentori di spezie e refoli minerali. Coerente con il naso l’assaggio, equilibrato e privo, nonostante i 14,5°, di esuberanze alcoliche, smussate sul nascere grazie all’azione di una proporzionata ma incisiva spina acida, conclude il suo tragitto con un finale di notevole persistenza e intensità.

 

Garlider – A.A. Valle Isarco Sylvaner 2018
Seguace delle teorie “steineriane” Christian Kerschbaumer coltiva in regime biodinamico le sue uve, dando vita ad una gamma produttiva di circa 30.000 bottiglie. Il Sylvaner 2018 non gioca sul tavolo dell’opulenza, e della compattezza gusto-olfattiva, le sue carte migliori, preferendo demandare a gentili tratti odorosi, e a una garbata dinamica gustativa, la definizione della sua silhouette organolettica. Eleganti sentori di mela, cedro e susina, accompagnati da attraenti sfumature “pietrose” precedono il sorso, che occupa progressivamente il cavo orale, pervenendo ad un finale di apprezzabile fattura, intensità e lunghezza.

 

Gumphof – A.A. Weissburgunder Praesulis 2019
Aggrappati sul versante sinistro della valle, i vigneti di Markus Prackwieser, che raggiungono pendenze che arrivano al 70%, insistono su suoli calcareo ghiaiosi, contrassegnati da una rilevante presenza di porfido quarzifero. Ampiezza aromatica e perentorietà gustativa caratterizzano il Pinot Bianco, ammaliante nel quadro olfattivo, delineato e felicemente espresso da un bouquet di fiori bianchi fuso con note di agrumi, melone d’inverno, seducenti pennellate di frutta esotica e nuance balsamiche, vigoroso, scorrevole, grintoso e prodigo di dinamismo in quello gustativo.

 

Kofererhof – A.A. Valle Isarco Sylvaner 2018
Sono vigneti di montagna quelli coltivati da Gunther Kerschbaumer, collocati a quote che partono da 600, fino a toccare gli 800 metri s.l.m. Verticalità, dinamismo, tensione, e un’energica freschezza sapido acida, accompagnano costantemente il percorso gustativo dei suoi vini, come certifica questo Sylvaner, seducente all’esame olfattivo, grazie a profumi articolati e nitidi che ricordano il cedro, il timo, la susina e la mela, avvolti e impreziositi da un policromo bouquet floreale. Conferma le ambiziose promesse del naso la beva, mostrando un’intelaiatura che rifugge dalla banalità, grazie alla perfetta sinergia tra le componenti, a una straordinaria bevibilità, e ad uno sconfinato finale.

 

Kuen Hof – A.A. Valle Isarco Riesling Kaiton 2018
E’un classico della tipologia, il Kaiton, Riesling di lungo corso insignito di numerosi e prestigiosi riconoscimenti dalla critica del settore. Tale è la sua popolarità che sarebbe assai cospicuo il numero dei dissenzienti, se affermassimo che l’annata 2018 non è all’altezza delle precedenti versioni. Lungi da noi l’idea di abbandonarci a incaute asserzioni, che il racconto del calice, in ogni caso, sconfesserebbe categoricamente, passiamo, senza indugiare oltre, alla descrizione del vino. Fermentato con lieviti indigeni e maturato in acciaio inox e legno d’acacia, il Riesling dispiega un seducente ventaglio odoroso, intriso d’una gessosa mineralità e ricco di riconoscimenti fruttati, che dialogano armoniosamente con note floreali e cenni erbacei. La beva, cremosa e ben strutturata, acquisisce, man mano che il sorso si inoltra nel cavo orale, caratteri di intonato dinamismo, in virtù d’ una vibrante, ma modulata verve acida, e di un lodevole equilibrio tra le diverse tessere che compongono il suo rilucente mosaico gustativo. Vino che raggiunge, ancora una volta, i vertici qualitativi della tipologia.

 

Kuen Hof – A.A. Valle Isarco Sylvaner 2019
Frutto della trasformazione di una varietà introdotta in Sud Tirolo nei primissimi anni del “secolo breve”, il Sylvaner di Peter Pliger, prodotto in regime biodinamico, trasformando uve allevate su vigneti contrassegnati da pendii scoscesi, e di conseguenza terrazzati,  esibisce un naso che: seppur ancora alla ricerca di una sua più compiuta espressività, rilascia gradualmente aggraziati profumi di mela, melone d’inverno, fiori di campo, erba falciata e muschio, contornati da una sottile nota fumè, che anticipano una beva dinamica e polputa, nobilitata da un nerbo acido modulato, da una notevole armonia dell’insieme e da un durevole e sapido finale. Un vino che, appena giunto nel cavo orale, sembra rivelare fisionomie quasi pachidermiche, smentite, subito dopo, da eleganti e agili movenze feline.

Manni Nossing – A.A. Valle Isarco Muller Thurgau Sass Rigais 2019
Fecondo cantore del Kerner, di cui ha divulgato, dentro e fuori i confini nazionali, le straordinarie qualità, attraverso interpretazioni sfarzose e pregne d’eleganza, il geniale Manni Nossing concede altrettanta dignità anche a una varietà difficile, non di rado banalizzata da interpretazioni produttive impersonali e “beverine”: il Muller Thurgau. Quello appartenente al millesimo 2019, il Sass Rigais, mostra una veste color giallo paglierino, attraversata da nervosi riflessi verdolini e un cangiante affresco olfattivo, animato da intriganti effluvi di agrumi, mela verde e sambuco, inseriti sul pentagramma d’una sinfonia odorosa che contempla inoltre ricordi d’erbe campestri e sfumature tropicali. Lo sviluppo gustativo, altrettanto convincente, evidenzia una struttura tutt’altro che esile, rallegrata da accenni minerali e da un nerbo acido di longilinea consistenza.

Manni Nossing –A.A. Valle Isarco Kerner 2019
Dichiara senza indugio la propria adesione al club dell’eccellenza vinicola l’annata 2019 del Kerner, esponendo un affresco olfattivo, dettagliato ed eloquente, dalle risolute connotazioni agrumate e dalle attraenti note d’erbe officinali, fieno, fiori, frutta tropicale, pera e pesca bianca, anticipazione di un sorso armonioso e profondo, ammantato da una fruttata sapidità, che avvicenda cenni di morbidezza a una più avvertibile e verticale freschezza acida, che anima la beva, incanalandola verso un finale pimpante, coerente con l’olfatto e di rilevante persistenza.

Spitalerhof – A.A. Valle Isarco Gruner Veltliner 2019
Ammalia, per ampiezza, intensità, e finanche per l’originalità, l’affresco odoroso di questo Gruner Veltliner, vino nato grazie alla laboriosità del giovane Michael Oberpertinger, vignaiolo operoso e polivalente, che distribuisce il proprio impegno tra la gestione del vigneto e l’attività di chef dell’hotel-ristorante di famiglia, trovando persino il tempo per occuparsi della distillazione delle vinacce. L’etichetta, tra le più riuscite d’una gamma produttiva che non supera le 10.000 bottiglie, esibisce un impianto odoroso impostato inizialmente su marcate note fumé, che lasciano il posto, dopo una breve sosta nel calice, a note di mela, susina, erbe officinali, e a un’esplicita mineralità. Sapidità, freschezza e risolutezza acida delineano l’accattivante quadro gustativo.

Strasserhof – A.A. Valle Isarco Kerner 2019
Vignaiolo giovane e intraprendente, Hannes Baumgartner, presidente dell’Associazione Vignaioli dell’Alto Adige, dopo aver ricevuto il testimone vitivinicolo dal padre, ha modificato gli orientamenti produttivi dell’azienda, svincolandola dal rapporto, fino ad allora esclusivo, di conferitrice dell’Abbazia di Novacella. L’impegno finalizzato alla valorizzazione delle varietà tipiche della zona si traduce, a valle delle vinificazioni, in una produzione annua di circa 60.000 bottiglie. Il Kerner del 2019 seppur manifestando qualche iniziale incertezza, conseguenza della giovane età, si apre gradualmente dopo una breve sosta nel bicchiere, svelando un aggraziato affresco odoroso: erbe aromatiche, susine e agrumi, inseriti in un amalgama odorosa che contempla, fra gli altri, profumi floreali e suggestioni minerali. Equilibrio e senso delle proporzioni caratterizzano il sorso, che si addentra risoluto nel cavo orale, dove scorre fluido, nobilitato da un nerbo acido di longilinea consistenza, avviandosi verso un persistente finale, ammantato di mineralità e ricordi fruttati.

Villscheiderhof – A.A. Valle Isarco Riesling 2018
Celebra la cultura dell’ospitalità Florian Hilpold, frutticoltore, gestore di un buschenschank (locanda tipica) e competente vignaiolo, come asserisce il suo Riesling, che descrive nitidamente, e con dovizia di particolari, i caratteri peculiari del vitigno, esibendo un quadro odoroso giocato su attraenti sfumature fruttate: dalla pesca bianca al pompelmo, fuse con accenni speziati e soavi sentori erbacei, che fanno da contorno ad una leggiadra, e tutt’altro che ridondante, nota di idrocarburi. L’ingresso nel cavo orale, risoluto e consistente, prelude a una beva intensa e piacevolissima, ravvivata da una proporzionata impalcatura acida e da un finale prolungato e ammantato di mineralità, che riespone coerentemente molti dei temi già sviluppati dall’olfatto.

 

Sentiti ringraziamenti e sinceri complimenti a EisacktalWein, e a Laura Sbalchiero, che ama e conosce come pochi altri Valle Isarco. Grazie alla sua competenza, al suo spirito di sopportazione, e al materiale prezioso (da quello cartaceo a quello vinoso) da lei fornito, sono riuscito a disegnare un quadro, certamente non esaustivo, ma spero non troppo superficiale, di una realtà che ha dato lustro a tutta l’enologia nazionale, contribuendo, e di questi tempi non è cosa da poco, a regalare ai Wine lovers della penisola, plurime gratificazioni sensoriali, e più di un sorriso.

Fabrizio Russo

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