Follador, la leggenda della famiglia che addomesticò le bollicine

C’è un momento, tra la nebbia del primo mattino e il sole che spunta sui colli, in cui l’uva sembra trattenere il respiro. È lì che comincia il vino. Non in cantina, non nei manuali, ma in quel battito silenzioso che solo chi ascolta la vite sa riconoscere. Gianfranco Follador, per esempio. Non parlava molto, ma sapeva ascoltare. Lo fece quando, verso la fine degli anni Sessanta, capì che il clima stava cambiando, che i tempi di maturazione si accorciavano, che il vino rischiava di perdere la sua voce più intima. Non alzò la voce, non lanciò proclami. Abbassò la temperatura. Letteralmente. E così, in una cantina delle colline tra Conegliano e Valdobbiadene, prese forma una piccola rivoluzione silenziosa: un metodo di fermentazione a freddo che avrebbe riscritto le regole del Prosecco.

La nuova sintesi tra memoria e modernità

Per anni quella botta di freddo alle uve appena colte è stato il tratto distintivo della casa. Finché, con il passaggio generazionale, è arrivata la tentazione del ritorno al passato: il sistema inventato da Gianfranco era innovativo, sì, ma ossidava facilmente il vino. I figli hanno provato a rimettere in campo “la tradizione”, fatta di pressature soffici. Il risultato? “Onesto, ma senza slancio – ammette oggi Michele Follador, l’unico maschio dei quattro figli – perché mancava qualcosa. Ma è proprio da quel momento di crisi, di divergenza di vedute, che è emersa una nuova sintesi. Dovevamo incontrarci a metà strada, riconoscere i torti e le ragioni di ciascuno. Così abbiamo coinvolto un produttore di macchinari capace di togliere l’ossigeno responsabile dei difetti del metodo originario e migliorare di conseguenza la macerazione a freddo”. Ed ecco che alla fine, tra le nuove competenze tecniche e la memoria familiare, nasce un protocollo registrato che oggi porta il nome di Gianfranco e il volto dei figli.

Il Metodo Gianfranco Follador® marchio registrato

Il Metodo Gianfranco Follador®, questo il suo marchio registrato, non è una formula magica, ma una pratica rigorosa: protezione dall’ossigeno fin dalla pigiatura con dispositivi tecnologici avanzati, crio-macerazione per estrarre aromi senza forzature, e un affinamento lungo in autoclave per ottenere una spuma fine, una texture cremosa, una pulizia al sorso che lascia parlare l’uva. “L’obiettivo – spiega Michele Follador – è uno solo: restituire nel bicchiere l’identità del frutto, senza travestimenti”.

Una linea di spumanti diversi

Il risultato è una linea di spumanti netti, eleganti, moderni senza essere di moda. In una parola, diversi. Dal cru Torri di Credazzo, bandiera della tenuta, alla cuvée XZERO – zero dosaggio, zero concessioni – ogni bottiglia è figlia di un equilibrio tra tecnica e natura. Non sorprendono gli apprezzamenti all’estero, dove finisce quasi una bottiglia su tre: dai tavoli stellati alla distribuzione internazionale, i vini Follador parlano oggi una lingua chiara e riconoscibile.

La storia di ieri e di oggi

Una storia, quella dei Follador, che peraltro ha radici davvero antiche, con oltre due secoli di pagine scritte tra i filari. Nel 1769, rivelano gli archivi, il Doge Alvise IV Mocenigo premiava Giovanni Follador per la qualità dei suoi vini. E oggi quella linea continua con i pronipoti: Michele, appunto, che è l’ingegnere del metodo; Francesca, enologa e custode del calice; Cristina, voce internazionale dell’azienda; Emanuela, stratega dei numeri. E accanto a loro, ancora Gianfranco, l’innovatore coraggioso. Che osserva. Consiglia. E sorride.

Le colline UNESCO

Racconta con orgoglio Cristina: “Nel mondo del Prosecco, spesso appiattito su standard commerciali, la nostra famiglia rivendica una differenza: ogni bottiglia nasce da vigne scoscese, coltivate a mano, su 40 ettari tra Col San Martino e Credazzo. Qui la viticoltura è lavoro duro, quotidiano. Le colline, oggi patrimonio UNESCO, sono state da sempre un impegno concreto prima ancora che un riconoscimento ufficiale. E tutto questo vogliamo che si ritrovi nel bicchiere”.

Ovunque nel mondo

I Follador oggi portano il loro metodo ovunque nel mondo. Partecipano a eventi, cene d’autore, degustazioni d’élite, di recente a Roma hanno persino sponsorizzato il prestigioso torneo femminile internazionale ATV Tennis Open Wt125. Ma parlano ancora con l’accento delle colline e ne riprendono il ritmo. Per ricordare che anche dentro una bollicina può vibrare una storia familiare, con una riscrittura paziente, ad ogni vendemmia, non del passato ma della fedeltà a se stessi.

Massimo Cerofolini
Massimo Cerofolini
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Autore e conduttore su Radio 1 Rai del programma Eta Beta sull'innovazione e le nuove tecnologie, inviato su Rai1 per il programma televisivo Codice, coconduttore del podcast Codice Beta e autore di altri podcast su RaiPlaysound. In passato ha lavorato a Paese Sera, L'Espresso, Agenzia Ansa, Tg3 e Gr3. Si occupa anche di cibo per Radio Rai, dove ha lavorato per programmi come Dal piatto alla tavola, La terra e Mary Pop. E' sommelier Ais dal 2007.

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