“E il mondo si fermò” / di Rosanna Ferraro

La storia delle api” è un romanzo della scrittrice norvegese Maja Lunde. Racconta le fasi della vita di tre personaggi: un entomologo vissuto a metà dell’800, un apicoltore dell’Ohio che lotta contro la morìa degli sciami, una mamma in un futuro non lontano che si guadagna da vivere impollinando manualmente i fiori in una Cina fin troppo irregimentata. La storia di ciascun personaggio si scioglie in capitoli alternati, come fossero tre romanzi apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, ma alla fine tutto si congiungerà e si capirà il senso di questa triplice storia che ruota intorno alle api. La loro presenza e la loro estinzione. La scrittrice è impegnata sui temi dell’attenzione al pianeta, un messaggio che in questo romanzo passa sottile attraverso le vicende e le psicologie dei personaggi. Un libro semplice ma colpisce forse proprio per il non detto, e per quella conoscenza che abbiamo tutti di uno dei tanti pericoli che sta correndo il nostro pianeta: la scomparsa delle api. Ma spesso tiriamo dritto, come se non ci riguardasse.

….”La moria di api colpì in modo diverso i vari continenti. L’agricoltura americana fu la prima a entrare in crisi. Gli americani non si dimostrarono in grado, a differenza dei cinesi, di impollinare a mano. Non avevano la forza lavoro necessaria. Non lavoravano a costi abbastanza bassi, non lavoravano un numero sufficiente di ore, non lavoravano duramente […] Il Collasso negli Stati Uniti portò a una crisi alimentare di livello planetario. E contemporaneamente le api in Europa e Asia scomparvero del tutto. L’Australia fu l’ultima zona della terra a essere colpita dalla moria di api. Un documentario del 2028 mi illustrò come fosse successo […] Adesso nessuna terra era più al sicuro. Il pianeta si trovava davanti alla più grossa sfida della storia dell’umanità […] Nel 2029 alla Cina mancavano 100 miliardi di api[… ]E il mondo si fermò”…

Dopo quel che ci è successo con questa pandemia provocata dal Covid-19, cominciamo a capire che quel che sembra fantascienza può improvvisamente e incredibilmente diventare la nostra realtà. E quando si tratta di rischi per il pianeta il discorso si fa serio.

Le api e gli insetti impollinatori sono in pericolo di estinzione, ma sono forse troppo piccoli (e dovremmo aver imparato che il troppo piccolo può essere enorme) per farci capire che il ruolo che rivestono nel nostro ecosistema è fondamentale, vitale. Sono veri e propri agenti di biodiversità, quella situazione così importante affinché la vita sul pianeta possa andare avanti. Sono le operaie senza le quali la maggior parte della nostra agricoltura sarebbe perduta.

Rocca delle Macìe, Castellina in Chianti

Lo sanno bene i viticoltori tanto che alcuni di loro, nel Veneto e in Toscana, hanno costituito una “alleanza” con gli apicoltori italiani per difendere la biodiversità dei territori e migliorare la qualità dell’ambiente. Lo scopo è di incrementare lo studio di pratiche agronomiche compatibili con la vita delle api, Unaapi, Fai e Confagricoltura, insieme al Consorzio del Bosco Montello, la Cantina Sociale Montelliana e dei Colli hanno lanciato il progetto pilota “Api in vigna” in cui l’obiettivo è di biomonitorare gli alveari nei vigneti di Prosecco, per valutarne l’impatto sull’ambiente.
“Il cambiamento climatico mette a repentaglio le produzioni delle api, e quindi la loro stessa sopravvivenza -spiegano dall’Unaapi -. La possibilità che possano continuare a trovare nei terreni agricoli le risorse sufficienti deve andare di pari passo con colture che siano trattate nel rispetto della loro vita”.
E, da tempo, apicoltori e vignerons chiedono anche l’aiuto della scienza per studiare i legami tra i loro mondi in un’ottica di mantenimento della biodiversità.

Amalia Cascina in Langa, Monforte d’Alba

“La sinergia tra viticoltori e apicoltori è fondamentale non solo per la salvaguardia delle api, ma anche per il benessere delle viti e la qualità del vino – spiegava Renato Bastasin, direttore di Confagricoltura Treviso, in una intervista – Dagli studi dell’università di Udine è emerso che le api sono amiche della viticoltura. Riescono, infatti, a mitigare gli attacchi di botrite, intervenendo sull’acino rotto e cicatrizzandolo. Non solo. È stato dimostrato come nelle coltivazioni di Prosecco, Merlot, Cabernet e Picolit ci sia stato un aumento dell’allegagione e una minore acinellatura ponendo gli alveari lungo le capezzagne e anche un aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione. Si tratta, quindi, di proporre ai viticoltori alcuni accorgimenti per preservare le api: sfalciare lungo gli interfilari, trattare con assenza di vento e la sera, perché al mattino le api vanno sulle foglie aperte e sui fiori, e non trattare nei giorni immediatamente precedenti l’introduzione degli alveari”.

Eremo Tuscolano, Monte Porzio Catone

In sintesi, oltre all’attenzione nel cambiamento del clima, che comporta un impoverimento degli habitat naturali ma richiede interventi a livello globale, ci sono azioni sulle quali si può sensibilizzare ciascuno di noi per dare il suo contributo, come un approccio diverso rispetto alle pratiche di agricoltura intensiva e la riduzione nell’uso di pesticidi, erbicidi e fungicidi.

Tenuta di Fiorano, Roma

Quindi, se la vita di quasi il 90% delle piante selvatiche e del 75% delle colture a scopo alimentare dipende dall’impollinazione fatta dagli insetti, possiamo ben dire che se non ci fossero più le api gran parte del cibo sparirebbe, e non solo quello vegetale. Una gran parte del foraggio che si dà in pasto agli animali è impollinato dalle api, per cui anche le carni e il latte verrebbero a mancare.

Pensare a un mondo senza api richiede un grande sforzo di immaginazione e può alimentare scenari fantascientifici, ma oramai sappiamo che quegli scenari letti nei libri o visti nei film, possono improvvisamente entrare nella nostra vita e sconvolgerla.

 

Rosanna Ferraro, sono l’ideatrice di Vinotype, giornalista, diplomata sommelier all’Ais Associazione Italiana Sommelier nel 1993, ho lavorato al Gambero Rosso per oltre 10 anni come giornalista, degustatrice per la Guida ai Vini d’Italia, autore e regista dei servizi televisivi per il Gambero Rosso Channel, responsabile del Wine bar della Città del Gusto a Roma, autore di libri su vino, cucina, turismo. Nel 2003 la prima svolta radicale, mi trasferisco a Erbusco, presso il Consorzio Franciacorta per sviluppare un progetto triennale di rilancio del  suo brand. Nel 2006 rientro a Roma e fondo Vinotype, un’agenzia di comunicazione specializzata per le Aziende vitivinicole. La mia offerta: ufficio stampa, PR, organizzo eventi, creo contenuti per siti e gestione dei social media per chi voglia rilanciare o mantenere alto il posizionamento del proprio marchio grazie anche alla capacità di diffusione di vinotype.it.

La sezione del sito Vinotype Magazine nasce come spazio indipendente per l’approfondimento della cultura enogastronomica.

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