Inscritta in un territorio che vanta tradizioni vinicole che affondano le proprie radici nella notte dei tempi, come certificano i ritrovamenti di vinaccioli che fanno risalire all’età del bronzo la relazione tra la vite e gli etruschi, popolo che fornì un contributo fondamentale alla diffusione del verbo enoico, commercializzando vino in zone lontane dai confini dell’Etruria (nel tratto di mare davanti a Cape d’Antibes è stato rinvenuto il relitto d’una nave etrusca che trasportava anfore vinarie), Tarquinia ribadisce il suo legame con Fufluns, e con una cultura enologica che attribuiva al vino il ruolo di asse portante di rituali, cerimonie, e finanche simposi, aperti, a differenza di quelli dell’antica Grecia, anche alle presenze femminili, rendendo omaggio ai vini della dodecapoli etrusca (confederazione di dodici città stato, unite in un’alleanza politico –religiosa), attraverso un evento: DiVino Etrusco, arrivato quest’anno alla sua ventesima edizione, che si svolge, nell’ultima decade di agosto, tra le mura medioevali della città, le cantine e le vigne, di alcune tra le realtà vitivinicole più rappresentative della zona.
Un appuntamento goloso, e al contempo culturale, che annovera percorsi di degustazione con stand arricchiti dalla presenza di sommelier, locali che propongono ghiottonerie “street food”, degustazioni tematiche condotte da
Carlo Zucchetti, l’enogastronomo “con il cappello”, concerti, show cooking, performance artistiche, mostre, convegni, laboratori didattici, spettacoli musicali, mercatini con prodotti dell’artigianato alimentare, esibizioni di ballo e, last but not least, una serie di incontri ospitati all’interno dello splendido museo archeologico, diretti da Vincenzo Belleli, direttore del Parco Archeologico Cerveteri e Tarquinia, che, volteggiando tra il divertente e l’istruttivo, fotografano con ricchezza di dettaglio: vita quotidiana, consuetudini religiose e momenti conviviali, del popolo dell’Etruria.
Quanto ai vini: quelli della Tuscia è ormai acclarato, occupano senza soluzione di continuità la cuspide della piramide qualitativa regionale, il press tour che ha interessato diverse realtà, da quelle storiche a quelle di recente conio, dalle aziende dalla larga dimensione produttiva agli artigiani del vino, ha evidenziato, oltre ad una qualità diffusa, e a un’encomiabile propensione a dar vita a vini dalla salda identità territoriale, una lodevole dinamicità e la capacità, da parte di diverse aziende, di ampliare i propri scenari produttivi, trasformando e commercializzando i prodotti agricoli del territorio,
Nell’impossibilità di descrivere integralmente le nostre esperienze, focalizzerò la narrazione sull’azienda che, a mio avviso, rappresenta un ineludibile riferimento qualitativo per tutto il comprensorio enologico della Tuscia: l’azienda Vitivinicola Muscari Tomajoli.

Si deve alla passione per i temi enologici, e allo spirito di intraprendenza dell’Ammiraglio Sergio Muscari Tomajoli, frequentatore e ammiratore dei vocaboli enoici transalpini, la nascita, nel 2007, di un’azienda collocata su dolci declivi collinari a 8 km. dal mare, che sin dagli albori ha orientato il timone sulla rotta della qualità, conferendo ai propri vini inequivocabili caratteri di eleganza, ampiezza, profondità e riconoscibilità dell’identità varietale delle uve. Ulteriormente rinvigorita dall’arrivo di Marco, giunto sul ponte di comando nel 2020, e dalle massicce dosi di entusiasmo profuse dal continuatore del progetto paterno, l’azienda si è avvalsa dei competenti consigli dell’enologo Gabriele Gadenz per comporre una gamma, scarna solo nel numero delle etichette, che riassume esaurientemente la filosofia produttiva della cantina.
Veste grafica: frutto dell’estro creativo dell’artista Guido Sileoni, e nomi dei vini, non lasciano spazio a dubbi in merito alla loro inscindibile relazione coi suoli dell’Etruria: Nethun, da uve Vermentino, Velca: Montepulciano vinificato in rosa, Pantaleone, esito della vinificazione del Petit Verdot, e il Montepulciano Aita, sono figli di una viticoltura biologica, attenta alla sostenibilità ambientale, che nega il diritto di cittadinanza a concimazioni, prodotti di sintesi e irrigazioni, effettuando manualmente le pratiche vendemmiali e vezzeggiando le piante con rese estremamente contenute: 25/40 ql. per ettaro.
Nethun 2025
Un’ineccepibile accuratezza dei dettagli, e una toccante chiarezza espressiva, contrassegnano questo Vermentino, figlio di un clone originario della Corsica. E’ nitido e ampio il ventaglio di sfumature odorose che affiorano dal calice, prodigo di richiami floreali: ginestra e gelsomino, intrecciati con note fruttate: pompelmo, frutta secca, pesca bianca, rimandi tropicali, sentori erbacei e nuance speziate. Dotato d’una interminabile progressione, enfatizzata a centro bocca da una dinamizzante acidità, il vino mostra una didascalica aderenza ai caratteri dell’uva, efficacemente delineati dalla deliziosa latenza amarognola e da una prolungata e sapida chiusura ammandorlata, nobilitata, nella fase retro olfattiva, dal nitido ritorno delle percezioni odorose: agrumi ed erbe officinali, su tutte. Un vino compiuto e totalmente scevro da incertezze, artefice di esibizioni organolettiche ammalianti, che lo collocano, di diritto, tra i migliori Vermentino della penisola.
Velca 2025
Fermentazioni a temperatura controllata in serbatoi d’acciaio inox, prolungati affinamenti sulle fecce fini con ripetuti batonnage, e un periodo di riposo trascorso tra le pareti d’acciaio e il vetro, consegnano alle scansie delle enoteche il Velca, rosato da uve Montepulciano che fonde piacevolezza e territorialità, esibendo un affresco odoroso prodigo di sfaccettature: litchi, lamponi, pesca noce, melagrana e ciliegia, fuse con attraenti note speziate, e una bocca coesa e ricca di energia, nella quale morbidezza alcolica, cremosità, sapidità, e una sottile presenza tannica, sono splendidamente bilanciati dal palco acido.
Pantaleone 2025
Espressività, franchezza del quadro odoroso, profondità gustativa e riconoscibilità dei caratteri varietali, segnano l’assaggio del Pantaleone, Montepulciano vinificato in acciaio dalla veste violacea attraversata da nuance porporine, dal sorridente profilo fruttato: prugna, marasca e more di rovo, intervallato da note verdi, spezie dolci, tabacco biondo, sentori floreali e chiose scure di china, polvere di caffè e grafite. La bocca, di esemplare fattura e vibrante tensione, svela una ricca materia estrattiva, che permette al vino di impossessarsi con autorevolezza di tutto il cavo orale, ravvivato da un’importante ma modulata impalcatura acida, da una trama tannica energica e vellutata, e da una sensazione d’insieme che privilegia l’equilibrio all’esibizione muscolare
Aita 2023
Un’impostazione stilistica personale e moderna, enfatizzata da uve dalla ricca dotazione polifenolica, contribuisce a trasformare un calice di Aita in un autentico vettore di emozioni. Fuoriclasse della gamma, sebbene sia l’ultimo nato della cantina, il vino, monumento di ampiezza, eleganza e complessità, maturato tra le doghe di pregiate barrique di rovere francese T5 Taransaud, offre allo sguardo un denso manto color rubino, attraversato da luminosi bagliori violacei, che anticipano un articolato e policromo mosaico aromatico, composto da tessere fruttate: marasca, piccoli frutti di bosco e prugna, adagiate su un sottofondo di cacao, spezie e suggestioni floreali. La bocca, potente e cremosa, smussa la generosa componente estrattiva, avvolgendola in un abbraccio sensuale e caldo, vivificato da un dinamizzante palco acido e da una vigorosa intelaiatura tannica, che scandisce i tempi della beva, conducendola verso un finale, voluttuoso e prolungato, sublimato dai nitidi rimandi delle percezioni odorose.
Vino iconico a “tiratura limitata”, prodotto in soli 800 esemplari, venduti esclusivamente su prenotazione.
E Fufluns può continuare a correre, ebbro e felice, tra le verdi colline dell’Etruria.
Fabrizio Russo
Critico enogastronomico, ha scritto per numerose guide e riviste di settore italiane e internazionali. Ha collaborato per oltre 25 anni con la testata “La Repubblica”, prima in cronaca di Roma, poi come redattore delle guide “Ai saperi e ai piaceri regionali”. Attualmente è coordinatore regionale di Umbria, Sicilia, e per il Piemonte, di parte delle Langhe per la guida ViniBuoni d’Italia edita dal Touring Club Italia. E' presidente dell’Associazione di Cultura Materiale Athenaeum che organizza eventi incentrati sui temi dell'enogastronomia d'eccellenza.






