Chianti Classico, bilanci e timori del presidente Sergio Zingarelli / gamberorosso.it

Chianti Classico

Da gamberorosso.it, 13 gennaio 2017, “Chianti Classico, bilanci e timori del presidente Sergio Zingarelli ”, di Andrea Gabbrielli.

Nei giorni delle Anteprime Toscane incontriamo il presidente del Consorzio del Chianti Classico, Sergio Zingarelli, per fare un bilancio sull’ultimo anno del Chianti Classico, quello del tricentenario, e tracciare la strategia per i mesi futuri.

Per il Consorzio Vino Chianti Classico il 2016 è stato un anno molto denso di iniziative, in Italia e all’estero. A partire dalle celebrazioni internazionali dei 300 anni del bando granducale (1716) di Cosimo III de’ Medici che per la prima volta ha stabilito i confini geografici per la produzione del Chianti, creando i presupposti delle moderne denominazioni. Grande anche la risonanza dovuta al passaggio del Giro d’Italia con la Chianti Classico Stage, la prova cronometro individuale tra Radda e Greve e i tanti eventi collaterali. Ora con Chianti Classico Collection 2017 (13-14 febbraio – Stazione Leopolda – Firenze) nell’ambito delle Anteprime Toscane, si apre il nuovo anno. Abbiamo chiesto a Sergio Zingarelli, patron di Rocca delle Macìe e presidente del Consorzio Vino Chianti Classico che rappresenta il 96% dei produttori Docg, un bilancio delle cose fatte, di quelle da fare ma anche dei suoi timori.

Qual è il bilancio dei festeggiamenti per i 300 anni del Chianti Classico e delle altre manifestazioni svolte in Italia e all’estero?

Il bilancio è ampiamente positivo. Il 2016 è stato un anno molto complicato per tutte le iniziative che abbiamo messo in campo ma siamo soddisfatti di come sono andate le cose. L’anniversario del documento più antico delle denominazioni toscane è stato degnamente celebrato a Firenze, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Abbiamo ospitato una tappa del Giro d’Italia – Chianti Classico Stage – la prima a portare il nome di un vino e poi abbiamo fatto molte manifestazioni all’estero. Insomma nel 2016 si è parlato molto di Chianti Classico nel mondo e stiamo continuando a lavorare per rilanciare il Gallo Nero.

Per quanto riguarda la produzione, invece?

Ormai la nostra produzione si è stabilizzata sui 280.000 ettolitri e rispetto al 2009 – l’anno più duro della crisi – registriamo un + 48,5%. Penso che il 2017 sarà un altro anno di grandi sfide ma sarà pure il momento di raccogliere i frutti di quanto abbiamo seminato.

Da tempo, insieme alla Fondazione Chianti Classico, state lavorando per l’inserimento del territorio nel “tentative list” dell’Unesco. A che punto è la vicenda?

Da parte nostra c’è il completo accordo di tutti i produttori nostri associati mentre solo il Comune di Gaiole esprime delle titubanze. Pensiamo però che siano delle questioni risolvibili e per questo stiamo lavorando con le istituzioni. La decisione di avviare il percorso in ogni caso c’è.

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La creazione del Chianti Classico Gran Selezione è stato una delle novità più rilevanti degli ultimi anni. Come viene accolto e quale bilancio si può fare ?

Personalmente ci ho sempre creduto molto e attualmente il 4% del Chianti Classico prodotto, è Gran Selezione. Nel 2014, primo anno di uscita in commercio, erano 24 le aziende che lo avevano prodotto, ora sono oltre 100. Anche recentemente durante un mio tour in Usa, ho potuto personalmente verificare che viene ben accolto dovunque. A suo tempo è stata una difficile decisione da prendere ma ora sta dando lustro e valore a tutta la denominazione.

Un passaggio verso una sempre maggiore qualificazione della denominazione Chianti Classico, sarà quello delle menzioni geografiche aggiuntive (sottozone) previste dalla nostra legislazione. Ne abbiamo già parlato diverse volte. Qual è lo stato dell’arte ?

È un discorso molto difficile e complesso almeno tanto quanto il territorio abbracciato dal Chianti Classico. Voglio dire che ci sono tante variabili di tipo pedoclimatico, comunali, produttive, profili aziendali e ruoli nella filiera diversi, ecc. che rendono complicata la sua formulazione. Ci stiamo lavorando ma credo che ci vorranno ancora 18 mesi prima di arrivare a una soluzione condivisa.

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Qualche preoccupazione per il Trump protezionista del vino americano?

Spero non succeda nulla ma un pensiero remoto su un ordine esecutivo in difesa del vino locale contro le importazioni, c’è.

Trovate qui l’intera intervista a cura di Andrea Gabbrielli  pubblicato su gamberorosso.it

 

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