Amalia Cascina in Langa: confronto Barolo Le Coste di Monforte 2016 vs. Barolo Bussia 2016

Come primo post del nuovo anno, nonché 100simo post di questo candido blog, partiamo molto dignitosamente: attueremo un bel confronto tra due Barolo della stessa annata provenienti da due MGA differenti: Le Coste di Monforte e Bussia. Il confronto è stato possibile grazie alla cortesia di Amalia Cascina in Langa e di Rosanna Ferraro, che mi hanno fornito l’occorrente per porlo in atto: i vini. L’annata per entrambi è la 2016, e sono consapevole che aprire un Barolo di soli 4 anni di età è un parziale errore (non dirò mai la parola “infanticidio”, e fatemi anche voi il favore di non utilizzarla in ambito enologico: è un’idiozia). Un Barolo non si dovrebbe bere prima degli 8-10 anni dalla vendemmia, tempo in cui l’acidità e il tannino del nebbiolo avranno avuto modo di imparare le buone maniere. Però non ce l’avrei mai fatta ad aspettare 4 anni per operare questo confronto; voglio dire, oggi ci siamo, domani chissà. E poi non avevo ancora stappato un Barolo per questo blog. Come scrisse De Filippo: “Embè / Che fa m’ ‘o guardo?”.

I meno avvezzi avranno l’ardire di domandare: “maestro (tanto per cominciare l’anno nuovo sulle ali della modestia), ma cosa mai saranno queste MGA?”. Figlioli, vi spiego: le MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) sono delle sottozone individuate all’interno dei confini della Denominazione di Origine, in questo caso Barolo DOCG, le cui peculiarità sono ritrovabili all’interno dei vini prodotti. Sono 172 MGA, ufficializzate nel 2010.

Un esempio pratico ed irriverente per comprenderle meglio: ci sono zia Maria, zia Concetta e zia Clementina; tutte e tre fanno la lasagna della domenica come ha insegnato nonna Assunta, stesse dosi. Però zia Maria abbonda col parmigiano, zia Concetta lascia la besciamella più lenta mentre zia Clementina, che non ci vede bene, scarseggia un po’ col sugo. Il risultato sono sempre tre lasagne praticamente identiche, chi mangiasse come una tramoggia non noterebbe differenze; eppure le differenze ci sono, sottili ma non celate ad un palato allenato. Lo stesso vale per le MGA: il Barolo è sempre 100% nebbiolo, ma da vigna a vigna qualcosa cambia, e quel qualcosa è dato dal terreno (suolo, altitudine e orientamento). Di questo esempio credo mi vergognerò tra qualche anno (o giorno), ma ci vedo una concretezza calcestruzzesca.
Ritorniamo professionali: le due MGA oggetto del disquisire odierno si trovano nel territorio comunale di Monforte d’Alba, la Bussia sul versante nord-occidentale mentre le Coste subito ad est del paese. Il comune di Monforte si trova sul suolo Elveziano, e anche qui serve una minima nota a margine, ma sarò breve (e senza esempi ‘particolari’).
Il territorio del Barolo si divide tra suolo Elveziano e suolo Tortoniano. Il primo comprende i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba e Castiglione Falletto, è costituito da marne grigie compatte, arenarie di Diano e Formazione di Lequio e dà vita a vini austeri, di grande struttura ed alcolicità e adatti a un lungo invecchiamento; il secondo comprende i comuni di Barolo, La Morra, Novello e Verduno, è caratterizzato da marne azzurre e da esso provengono vini eleganti, molto profumati e con margini di invecchiamento più limitati (stiamo sempre parlando di Barolo, ‘più limitati’ potrebbe voler dire 90 anni contro 100).

Nella Bussia troviamo, a 470 metri s.l.m., il vigneto Fantini di Amalia Cascina in Langa, sul punto più alto della collina Bussia. 0,63 ettari orientati a sud-ovest, con le radici del nebbiolo ben salde nelle arenarie di Diano che costituiscono il territorio del cru.

Il vigneto de Le Coste di Monforte si trova al limite meridionale della denominazione, 0,99 ettari a 400 metri circa s.l.m. orientati verso sud-est. Qui il terreno è composto da marne di sant’Agata fossili sabbiose, quindi vi è una maggior componente argillosa che non ritroviamo nel vigneto Fantini della Bussia.
Tutto questo girovagare per vigne però mi ha messo sete. È giunta l’ora di stappare.
Il primo a finire sul banco degli imputati è il Barolo Le Coste di Monforte. Vendemmia effettuata il 18/10/2016, 20 giorni di macerazione, elevazione in barriques non nuove per 12 mesi, poi in botti da 26 hl per altri 15 mesi, quindi una pennichella di altri 24 mesi in bottiglia prima dell’abbandono della cascina materna.
Nel calice il vino si presenta di un rosso a metà tra il rubino e il granato. Il profumo è molto intenso, inizialmente caratterizzato da sottobosco e foglie secche per poi far emergere la frutta rossa appena matura (ciliegia e lampone), violetta, cuoio, cioccolato, radice di liquirizia, sentore ematico, leggero tabacco, chiodo di garofano e pepe bianco. In bocca questo Barolo è aguzzo e severo, la freschezza accentua la tannicità ancora scalpitante come un gatto sdraiato sulla schiena. Il sapore è molto intenso, caldo, fruttato, bella sapidità e lungo finale di bocca.
Il secondo vino chiamato a deporre, il Barolo Bussia, ha visto la luce il 17/10/2016, giorno di vendemmia. Anche per il Bussia ci sono stati 20 giorni di macerazione, elevazione in barriques non nuove per 12 mesi, altri 14 mesi in botti da 26 hl e un paio di annetti passati chiuso in vetro a meditare.
La degustazione del Barolo Bussia comincia come il Le Coste (stesso colore, stesse note olfattive iniziali di bosco autunnale), ma poi prende una strada un po’ più asfaltata, agevolando un minimo di più il degustatore. Al naso la frutta rossa è leggermente più matura rispetto al fratello, si apprezzano cenni di lavanda e violetta, di leggero marzapane e noce moscata, di concentrato di pomodoro, una bella balsamicità, ruggine, tabacco e china. Sempre rispetto al suo omologo, in bocca il Bussia è meno aguzzo, più corposo, più fruttato, di pari tannicità e comunque molto fresca, sapida, sensibilmente più intensa e di pari persistenza.
Riflessioni post-assaggio: i due Barolo erano giovani, ma giovani davvero, e questo già lo sapevamo. In comune i due vini hanno un tenore alcolico pronunciato (14,5% e 15% rispettivamente, molto ben integrato a dire il vero), una certa severità in bocca e una complessità olfattiva buona ma ancora in fase di sviluppo, un peccato di gioventù. Le differenze più evidenti che ho trovato sono il maggior corpo e i profumi più ‘caldi’ del Bussia rispetto al Le Coste, e tutto è riconducibile al territorio: i vini della Bussia sono generalmente molto intensi e fruttati, mentre la matrice marnosa del Le Coste dà origine a vini più freschi e dai profumi centellinati. Questo a ulteriore dimostrazione della magia del vino: due vini, apparentemente uguali, riescono a far emergere tante diverse sfumature a chi si sappia avvicinare a loro con naso e palato curiosi.

Fonte: The Catcher in the Wine

Il Wine Blog di Luciano Fiordiponti

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