Vincenzo Mercurio: ecco il mio segreto per il Fiano / gamberorosso.it

Vincenzo Mercurio

Da “gamberorosso.it”, 15 novembre 2017, “Vincenzo Mercurio: ecco il mio segreto per il Fiano ”, a cura di Antonella De Santis

Dei suoi vini non vuole che si riconosca che sono i suoi, ma solo la nitidezza di una fotografia fedele del terroir e delle persone che lo hanno creato. Ecco chi è Vincenzo Mercurio, l’enologo autore del Bianco dell’Anno.

La prima vendemmia sul Vesuvio, nel 1997, a sancire il legame con quel territorio e la sua famiglia, il nonno contadino e il ricordo di quelle vendemmie alle falde del vulcano. “Avevo un desiderio profondo di respirare quell’aria e lavorare su quella terra nera, applicando un po’ di conoscenze sulle emozioni dei ricordi di infanzia”dice Vincenzo Mercurio enologo e wine maker.

Nel suo percorso, la laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari con il professor Luigi Moio studiando gli aromi del vino con un focus sui maggiori autoctoni campani. Poi l’anno che l’ha segnato dal punto di vista scientifico e umano, in Borgogna, con il prof. Yves Le Fur dove affronta gli aromi dello chardonnay e le tecniche di studio sensoriali e analitiche, e dove frequenta il Dno (diplome national d’oenologue). Poi il rientro in Campania, per la specializzazione in Scienze Viticole ed Enologiche e per applicare quanto appreso in Francia da noi, in un’Italia all’epoca – era il 2001 – ancora molto indietro. Entra in Mastroberardino, dove rimane 6 anni “lì ho fatto una bella crescita” dice, e aggiunge “di ogni mia tappa ricordo soprattutto l’aspetto umano e culturale, il contatto con le persone che mi hanno trasmesso la filosofia di vita del viticoltore, dal contadino al grande imprenditore”.

Nel 2007 inizia la sua attività: “consulente in enologia e wine maker”. Parte in Campania ma si sposta presto in tutta Italia, con una dichiarata tensione verso il nuovo: si tratti di vitigni, terroir, culture gastronomiche, territori. “Mi piace incontrare persone e storie” dice “entrare nel territorio, impregnarmi dei suoi umori e delle tradizioni per trasferirli nel vino. Come una cartolina in grado di raccontare un paesaggio, così può essere in vino, se fatto con sensibilità”. Lavora su vitigni diversi, spesso rari “come il coda di pecora di Il Verro” talvolta vinificati da una sola azienda al mondo. “È meno facile” spiega “perché non ci sono pubblicazioni, protocolli o consigli cui fare riferimento”. Il bio, per lui, è una filosofia di vita, “è il mio modo di rapportarmi con l’ambiente”. Lo impone a modo suo, dolcemente:“ci sono riuscito con il 95% delle aziende, sto lavorando sul restante 5%”. Anche per ridurre i rischi cui è sottoposto chi con certi prodotti chimici ci lavora a stretto contatto, in vigna, magari del tutto ignaro dei pericoli.

Oggi segue diverse aziende soprattutto al sud. Solo per fare qualche nome: Cantine Lonardo, Favati, Tenuta Sarno, Villa Diamante, Bambinuto, Cantine di Marzo (Tre Bicchieri per il Greco di Tufo) Stefania Barbot, Masseria Felicia, De Gaeta, Fattoria La rivolta (Tre Bicchieri per la Falanghina del Sannio Taburno), Antiche Cantine Migliaccio, Masseria Falvo, Tenuta Parco dei Monaci, Masseria Faraona, Claudio Cipressi, Sant’Elena, Bosco dei Medici, Raffaele Palma. Ma la sua attività è molto più ad ampio raggio rispetto alla realizzazione di vini. [..]

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