Valle Vermiglia: una stazione ferroviaria dimenticata alle porte di Frascati / Per chi l’avesse perso

Valle Vermiglia

Valle Vermiglia è il nome con cui l’Onorevole Pietro Campilli decise di chiamare la sua azienda vitivinicola di Frascati, della quale iniziò a occuparsi a partire dagli anni ’50.

Mario Masini, nipote di Campilli, ha deciso di dare seguito alla tradizione vitivinicola familiare ridando vita all’azienda agricola Valle Vermiglia con la produzione dell’Eremo Tuscolano, Frascati Superiore Docg prodotto con uve provenienti dalle vigne sul monte Tuscolo in comune di Monte Porzio Catone, che incarna nelle intenzioni di Masini un vero e proprio progetto di rilancio del Frascati.

La zona cosiddetta Valle Vermiglia era “chiamata semplicemente Valle Vermicina”, si legge nel libro di Dario De Sanctis e Roberto Eroli “Quando il Frascati era…” (2011); “il nome fu cambiato in Valle Vermiglia in epoca fascista dal podestà di Frascati, Bellomia, quando fu inaugurata in tale località la fermata della Stazione Ferroviaria ormai in disuso, che da qui prese il nome, sulla Roma – Frascati [..]”.

La stazione di Valle Vermiglia, di cui non restano più tracce, era posta sulla tratta ferroviaria Roma-Frascati, la prima ferrovia della Capitale: si trovava immediatamente a valle della via Tuscolana poco prima dell’incrocio tra via Valle di Vermicino e via Prato della Corte. Pare sia stata attiva tra il 1940 e il 1949, dismessa definitivamente a partire dal 1960. Era una fermata collocata in piena campagna, tra le vigne di Vermicino, presumibilmente utilizzata da lavoratori del settore vitivinicolo e molto probabilmente come scalo merci, soprattutto uva e vino per rifornire la vicina Capitale.

 

Pubblicato il 19 gennaio 2017