Un vino, un principe, i colli romani: così continua il mito del Fiorano

Da Cronache di Gusto, Un vino, un principe, i colli romani: così continua il mito del Fiorano a firma Francesca Landolina

“Siamo a pochi chilometri dal centro abitato di Roma e vicini all’aeroporto di Ciampino, alle pendici dei Colli Albani, nella Tenuta di Fiorano. È una mattina di inverno con il sole che illumina le distese di verde intorno. Ad accoglierci è il principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi che oggi porta avanti la storia leggendaria del Fiorano, iniziata dal cugino Alberico.

Controverso personaggio quest’ultimo, cultore della vigna e della terra, che negli anni ’40 del secolo scorso volle fare dei vini del tutto insoliti, impiantando in quei terreni uve di cabernet sauvignon e merlot, malvasia di Candia e sémillon. Vini divenuti famosi nel mondo. Di lui si racconta che fosse riservatissimo, cosi geloso dei suoi vini da non permettere mai a nessuno di visitare la cantina storica. Mentre passeggiamo lungo i giardini intorno alla villa di Santa Fresca con il Principe e la moglie Maria Carolina, emerge l’entusiasmo di questa giovane coppia che continua il percorso intrapreso dal cugino. La figura di Alberico è leggendaria e il principe ne parla con grande trasporto emotivo. Via via, mentre calpestiamo la terra dei vigneti, nel panorama circostante si susseguono le piante impiantate da Paolo, padre di Alessandrojacopo, provenienti da ogni parte del mondo, le secolari e affascinanti macchine arrugginite appartenute ad Alberico, i due fabbricati gemelli che si affacciano all’orizzonte dove si svolgono congressi ed eventi, le vaccherie, il granaio, e una struttura che ha tutta l’aria di essere un fortino. Ma con il pensiero torno presto all’immagine del pioniere del Fiorano, quel vino di taglio bordolese che secondo alcuni poteva arrivare a competere con il Sassicaia. [..]”

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