Trattori d’epoca a spasso per le vigne di Monforte d’Alba (video)

Landini Amalia

Anche quest’anno gli abitanti di Monforte d’Alba hanno visto sfilare attraverso le loro vigne alcuni tra i trattori d’epoca meglio conservati sino ad oggi.

L’8° raduno di trattori agricoli Monfort Epoca ha fatto tappa lo scorso 9 luglio in località Sant’Anna presso l’azienda Amalia Cascina in Langa della famiglia Boffa, parte attiva nell’organizzazione: 90 bolidi ruggenti si sono alla fine posteggiati davanti alla cantina, e ne sono usciti altrettanti piloti provetti e festanti.

Il raduno si organizza ogni anno, in semplicità e allegria, per rievocare il lavoro nei campi di una volta e per rievocare le storie e le tradizioni ad esso legate, tra coloro che ancora hanno conservato un trattore agricolo di vecchia data.

Ci si meraviglia ogni volta di come questi trattori siano arrivati sino a noi in ottime condizioni: ma è il risultato di tutte le attenzioni dei proprietari, la passione e il tempo investiti, anche solo per la ricerca di un pezzo di ricambio ormai introvabile o del carburante adatto o della vernice del colore giusto per ricoprire gli ammanchi.

Ci si ritrova davanti a trattori agricoli perfettamente funzionanti che hanno fatto “epoca”, appunto, poiché il loro avvento e le migliorie meccaniche di cui furono costantemente oggetto (si pensi, ad esempio, al graduale aumento di potenza), sostenne lo sviluppo dell’agricoltura della prima metà del XX secolo.

I trattori “a testa calda”* più noti in Italia a partire dagli anni ’30 furono i Landini, assieme a quelli della OM, giunsero poi, nel secondo dopo guerra, quelli della Fiat e della Ford.

Landini L 35

Ed ecco sfilare il Landini cv 25-30 (periodo di produzione 1927-1932), il Landini L35 (periodo di produzione 1953-1960), il Landini 44 Major (periodo di produzione 1957-1963) o il Landini cv 45-50 (sempre a cavallo degli anni ’50 e ’60).

 

Lo stupore è quello di sentirli borbottare e vederli avanzare ancora con sicurezza, dopo tutti questi anni alle spalle.

*Trattori a “testa calda”

“Il trattore diesel a testa calda, per la sua robustezza, affidabilità, economicità nei consumi e nella manutenzione, ha ottenuto un buon successo nella prima metà del secolo scorso. Il “testa calda” è un motore endotermico monocilindrico diesel ad iniezione, così detto perché l’accensione è ottenuta mediante l’utilizzo di una superficie rovente, la testata (definita anche calotta o vaporizzatore). In pratica si scalda il prominente “muso” del trattore, utilizzando una fiamma alimentata con petrolio o benzina, o più spesso un bruciatore a gas liquido. Un tempo, in alcuni modelli, si usava anche la modalità di accensione alternativa, con una piccola cartuccia d’esplosivo inserita nell’apposita fessura della stessa, che si accendeva dando fuoco alla miccia (oppure, con un altro tipo, con una percussione tipo quella di un fucile): l’esplosione che ne seguiva provocava l’avviamento. Perciò era d’uso anche il soprannome di trattore a miccia. Uno dei vantaggi d’uso era la possibilità di usare combustibili molto economici, come il petrolio non raffinato. Questi trattori sono caratterizzati anche da un grosso volano, che gli esperti trattoristi utilizzano, con opportuni movimenti, per avviare il motore. I motori sono piuttosto rumorosi e, dato il bassissimo numero di giri, emettono un suono inconfondibile. Per gli appassionati è come un suono musicale: si parla di sentir cantare il motore.
I primi motori a testa calda nacquero a fine 1800, a 4 tempi, per passare dopo pochi anni alla modalità a 2 tempi. Richard Hornsby & Son, Grantham UK, realizzano il primo trattore della storia con motore principale testa calda, Herbert Akroyd Stuart che era stato brevettato nel 1891]. Il primo trattore italiano di questo tipo fu realizzato nel 1924 dalla Bubba. Seguirono i trattori delle storiche case Landini, OM e Pietro Orsi. [..]
La produzione dei testa calda terminò in Italia nel 1959: ultimo modello l’Orsi O35, costruito in pochissimi esemplari, sfortunato ultimo tentativo dell’azienda di insistere sulla linea dei testa calda quando i concorrenti si erano già defilati, avendo definitivamente preferito più moderni motori diesel.” [Fonte: Wikipedia]