Stramacci: Ecco la road map per valorizzare e comunicare meglio i vini Frascati / wining.it

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Da wining.it, 12 gennaio 2017, “Stramacci: Ecco la road map per valorizzare e comunicare meglio i vini Frascati”, di Umberto Gambino.

Dallo scorso mese di giugno il Consorzio Tutela dei Vini Frascati ha un nuovo presidente: è Paolo Stramacci, 70 anni, ingegnere meccanico, esperto di meccanizzazione agricola e viticoltore per naturale tradizione familiare. Frascati è patrimonio storico dell’agricoltura italiana e non solo perché è stata una delle prime DOC, istituita il 3 marzo 1966. Il vino Frascati si fa da almeno duemila anni. Nel 2011 (prima vendemmia, 2012) il salto di qualità con la DOCG per le tipologie Superiore e Cannellino. Di vicissitudini questi vini prodotti alle porte di Roma ne hanno vissute parecchie e contrastanti. Nell’ultimo decennio tutta la filiera di produzione e il Consorzio hanno provato a imprimere la “velocità” giusta a questo vino, per fargli spiccare il salto di qualità definitivo ma i risultati non soddisfanno ancora: anzi, la velocità media è più o meno di 20 all’ora. C’è ancora tanto da fare. Non invidiamo affatto Paolo Stramacci (e il suo consiglio d’amministrazione) per il difficile compito da svolgere nel triennio di mandato.

Punto numero uno: come migliorare la qualità intrinseca del Frascati DOCG Superiore? Perchè è da qui che bisogna partire.
Alla fine di luglio abbiamo chiesto alla Regione la riduzione delle rese per ettaro: da 140 a 110 per la DOC, da 110 a 90 quella della DOCG. Il Consorzio ha chiesto ai conferitori di operare una selezione delle uve già all’origine, per poter lavorare poi in cantina su una qualità mediamente migliore. Dalla vendemmia 2016 la resa è stata abbassata appunto a 110 e 90: siamo già sotto al disciplinare ufficiale. La resa delle uve dipende anche dall’andamento della vendemmia. E’ un piano triennale approvato in Cda che contiamo di applicare anche per i prossimi due anni.

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Quali saranno le strategie per valorizzare pienamente i vini Frascati?
Anche se negli ultimi anni abbiamo fatto dei passi avanti, ammetto che siamo ancora molto indietro. Il punto fondamentale è migliorare la qualità dei nostri vini e – come detto – lo stiamo facendo abbassando le rese spontaneamente e chiedendo sempre uve migliori e già selezionate. Il Frascati attuale è molto diverso da quello banale e monocorde di un tempo. Oggi i nostri vini sono più profumati e avvolgenti. Il secondo step è quello di migliorare la comunicazione, farci conoscere meglio, conferendo ai nostri vini dei contenuti immateriali quali la storicità, le tradizioni, e altro. Per esempio, organizzando eventi mirati e di spessore.

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Un altro nervo scoperto è il rapporto dei vini Frascati con la ristorazione romana…
Verissimo! E’ un rapporto difficile, perché i ristoratori non promuovono i nostri vini. Se riuscissimo ad invertire la tendenza non avremmo alcun problema a valorizzare il vino. La realtà è sotto gli occhi di tutti: ci sono problemi perché i ristoratori seguono le mode o perché non credono ai nostri sforzi nel migliorare il prodotto: il rapporto è e rimane difficile. Non solo: abbiamo notato che, eccetto qualche ristorante d’elite, quelli di livello medio e più basso non scelgono nemmeno i Frascati giusti: pur di pagarli 30 o 50 centesimi di meno alla GDO, acquistano anche vini di annate precedenti a quella ordinaria in commercio e non sempre sono all’altezza. Poi i vini li bevono i clienti e … la frittata è fatta! Dobbiamo provare a educare culturalmente i ristoratori spiegando come si scelgono i Frascati giusti. In questa ottica, il Consorzio ha allo studio un’iniziativa promozionale del Frascati insieme agli chef stellati romani.

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Qui tutta l’intervista di Umberto Gambino pubblicata su wining a Paolo Stramacci, Presidente del Consorzio Tutela Denominazion Vini Frascati

 


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