Lavinium / Tenuta di Fiorano: il “misterioso” vino di Roma

Vino di Roma

Da Lavinium, Tenuta di Fiorano: il “misterioso” vino di Roma, a firma Antonio Di Spirito

“Nella seconda metà del 1900, alle porte di Roma, si produceva quel mitico vino chiamato “Fiorano”; sia in versione rossa, che in versione bianca. La storia, ormai, è nota a tutti.
Appena fuori il raccordo anulare, alla pendici dei Colli Albani e di fronte all’aeroporto di Ciampino, inizia via di Fioranello che, dopo aver attraversato la via Appia Antica, attraversa la tenuta di Fiorano, già proprietà dei Principi Boncompagni Ludovisi. Alla fine della seconda guerra mondiale il Principe Alberico eredita dal padre una grossa quota delle tenuta, costituita da uliveti, pascoli e terreni seminativi.
Grande appassionato di agricoltura e viticoltura, vi impianta un vigneto e, con la leggerezza e l’originalità che contraddistingue i nobili, utilizza vitigni inusuali per il luogo e l’epoca: cabernet sauvignon e merlot per produrre il Fiorano rosso, malvasia di Candia e sémillon per i vini bianchi. Il suo primo consulente enologico fu Tancredi Biondi-Santi (scelto non tanto sulla base di una conoscenza diretta, bensì perché faceva quel gran vino), il quale, di tanto in tanto, portava con sé il giovane Giulio Gambelli.
La conduzione del vigneto, come il resto di tutte le altre colture, era di tipo tradizionale-biologico; e tutte le operazioni di cantina erano manuali; finanche la preparazione e l’applicazione delle etichette sulle bottiglie da vendere.
Pur essendo molto riservato e di scarsa comunicativa, nei primi anni ’70 intrattenne una frequentazione, soprattutto epistolare, con Luigi Veronelli, che stimava i suoi vini e molto contribuì alla loro consacrazione fra i migliori vini del Lazio. Grande mistero avvolgeva la cantina: oltre a Veronelli, pochi altri potevano vantarne la visita [..]”.

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