Grechetto e viognier, un blend di vitigni bianchi, raro, coraggioso e visionario.

    E’ il blend che venne consigliato ad Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi dallo zio, Principe Alberico, per l’impianto che avrebbe dato nuova vita al leggendario Fiorano Bianco della Tenuta di Fiorano, in via di Fioranello sull’Appia Antica. Due diversi vitigni (in sostituzione di Semillon e Malvasia) che il Principe Alberico ipotizzò potessero essere ideali per affrontare le mutate condizioni climatiche che lui stesso andava via via registrando nella sua esperienza di vignaiolo, e che reputò tali da assicurare al nuovo Fiorano Bianco la stessa capacità di invecchiamento e la stessa “capacità di lettura” del terroir.

    L’interazione tra grechetto, viognier e giacitura delle vigne si sta rivelando, con il passare del tempo in bottiglia, via via sempre più virtuosa, e la previsione del Principe Alberico, condivisa da Alessandrojacopo, di garantire un Fiorano Bianco sempre uguale a sé stesso come modello di interpretazione del terroir delle pendici vulcaniche dei Colli Albani, sta prendendo progressivamente forma.

    Abbiamo chiesto a Lorenzo Costantini, agronomo ed enologo della Tenuta di Fiorano, di illustrarci l’importanza di questa sinergia, fondamentale per il Fiorano Bianco e per il piccolo di casa, il Fioranello Bianco.

    “La principale funzione del grechetto nel blend è soprattutto quella di apportare struttura e alcolicità mentre al viognier è affidato il ruolo dell’espressività aromatica. Sono entrambe varietà che rispondono molto bene al terreno vulcanico delle pendici dei Colli Albani in cui si trovano le vigne, sono varietà semiprecoci che maturano quasi contemporaneamente e hanno una buccia spessa, caratteristica che garantisce l’adattabilità anche ad una raccolta tardiva”.

    Qual è il vero segreto di questo taglio particolare di grechetto e viognier?

    “E’ un taglio effettuato con due varietà molto importanti prese singolarmente, entrambe di buona alcolicità, che creano un binomio ideale per il lungo invecchiamento. Sono due varietà che non garantiscono alte rese, quindi negli anni usate più come “gregari”, perché si era concentrati più sulla quantità. Venivano usate singolarmente come uve “migliorative”, il grechetto per dare un po’ di spalla ad esempio, il viognier per conferire profumi, e sia l’uno che l’altro per alzare il grado alcolico, sempre molto richiesto nella compravendita. Per questo la combinazione grechetto-viognier è sempre stata molto rara”.

    Quindi quella del Principe Alberico fu una vera e propria scelta culturale, un consiglio consapevole?

    “Consapevolissimo. Il blend di grechetto e viognier, viste le caratteristiche alle quali abbiamo già accennato, è al momento quello più adatto a ottenere dalla campagna romana un vino di alta qualità e destinato al lungo invecchiamento, come era nelle intenzioni del Principe Alberico ed è ancora in quelle del Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi che ne ha seguito le indicazioni. Struttura e possibilità di raggiungere un buon grado alcolico permettono al Fiorano Bianco di avere una lunga aspettativa di vita. Per produrre il Fioranello Bianco raccogliamo le uve appena un attimo prima della completa maturità, per garantire un prodotto più agile ma che sappia raccontare anch’esso, esaltandone il lato della freschezza, le potenzialità di questo straordinario territorio”.


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