Il “gigante buono” del Western all’italiana beveva Chianti Classico / Terra Nostra-IlSole24Ore

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Dal blog Terra Nostra di Nicola Dante Basile su IlSole24Ore, 28 giugno 2016, “Bud Spencer, il “gigante buono” del Western all’italiana che mangiava non solo fagioli e beveva Chianti classico”

[..] Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, aveva 86 anni. La sua carriera di attore ha inizio grazie all’incontro, nei primi anni ’70, con il produttore cinematografico Italo Zingarelli – tra i primi a credere nel nuovo genere di “Western all’italiana”, con protagonisti la”coppia” Bud Spencer e Terence Hill -, nonché fondatore dell’azienda vinicola Rocca delle Macìe di Castellina in Chianti, tra le più rappresentative per la produzione di Chianti classico.

L’amico Sergio Zingarelli, figlio di Italo e presidente dell’azienda vinicola, ha scritto per “TerraNostra” un simpatico ricordo del grande (in tutti i sensi) attore.

di Sergio Zingarelli

Bud Spencer e Italo ZingarelliCaro Nicola Dante, mio padre Italo, prima di fondare l’azienda Rocca delle Macìe, è stato il produttore cinematografico che nei primi anni ’70 lanciò la coppia formata da Bud Spencer – con quel personaggio sempre burbero e un po’ ingenuo che si chiamava “Bambino”- e Terence Hill.

Il primo film, “Lo chiamavano Trinità”, sarebbe diventato un classico della cinematografia Italiana. E con il successivo, “Continuavano a chiamarlo Trinità”, si rivelerà il maggior successo commerciale della storia del cinema italiano.
Carlo era laureato in giurisprudenza, e il desiderio di vedere un mondo più giusto lo ha sempre accompagnato nella vita. Anche i personaggi che interpretava, sebbene un po’ arruffati e scombinati, comunicavano questo suo desiderio. Erano un’espressione della sua anima, forse proprio per questo è entrato nel cuore di tutti.

Lui era come si vede nei film, sempre pronto a sorridere, anche se quel suo corpaccione così grosso poteva mettere paura. Ma bastava ascoltarlo un attimo e tutti si rendevano conto di chi avessero davanti. Ed era sempre pronto a ridere e a scherzare.

In quegli anni là lo vedevamo molto spesso, sia sul “set” che in azienda, a Castellina. Di lui conservo il ricordo di un uomo buono, disponibile, protettivo e aveva un “rapporto allegro” con la tavola. Come del resto l’aveva anche mio padre. [..]

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