Il Fiorano Rosso sul primo numero della rivista Grande Cucina di Italian Gourmet

Da Grande Cucina,  N. 01 Marzo 2018, “Cabernet Sauvignon e Merlot: il taglio bordolese italiano”, a firma Jacopo Cossater

“Il riferimento assoluto nella produzione di vini rossi di qualità con questo taglio è stata la regione di Bordeaux: ma anche nel nostro Paese il taglio bordolese ha esponenti di grande rilievo”

“Sono gli anni della guerra di Corea. Di Elisabetta II sul trono del Regno Unito. Della rivoluzione cubana di Fidel Castro e Che Guevara. Della morte di James Dean e della nascita di Bill Gates e Steve Jobs. Soprattutto è l’Italia della prima metà degli anni Cinquanta, Paese schiacciato dalle terribili conseguenze della Seconda Guerra Mondiale e quel periodo che da lì a poco sarebbe stato definito come “miracolo economico”. Una nazione che ha visto da poco, nell’ottobre del 1950, approvare dal parlamento un testo di straordinaria rilevanza sociale: la riforma agraria. Una legge che prevedeva l’espropriazione ai latifondisti delle terre incolte e la loro conseguente assegnazione ai contadini. Una riforma che ha gettato le basi del nostro attuale panorama agricolo. La produzione di vino di grande qualità, di bottiglie non pensate quindi per il solo consumo quotidiano, era però una questione ancora strettamente legata alle vicende di chi poteva permettersi grosse immobilizzazioni di capitali. Famiglie nobili e pochi altri, specie al di fuori dei territori già allora più importanti.

È per esempio il 1946 quando Alberico Boncompagni Ludovisi, figlio di quel Francesco importantissimo politico italiano, più volte Deputato del Regno d’Italia e Governatore di Roma fino al 1935, riceve in dono dal padre la tenuta di famiglia in località Fioranello. Un grande podere che oggi si trova poco oltre il Grande Raccordo Anulare, a due passi dall’aeroporto di Ciampino. Una località in cui si produceva vino da almeno un quindicennio e che grazie al suo appassionato impulso si rivelerà con il senno di poi come uno dei più straordinari laboratori del vino italiano di qualità del secolo. Affascinato dalla possibilità di produrre grandi vini, Alberico interpella infatti prima l’enologo Giuseppe Palieri, già allora noto per alcune sue posizioni (oggi più attuali che mai) poco interventiste, volte a esaltare le peculiarità uniche di ogni territorio, e poi nientemeno che Tancredi Biondi Santi, produttore di Montalcino.
È il primo a spingerlo a innestare sulle varietà locali già presenti sémillon e malvasia per i vini
bianchi e cabernet sauvignon e merlot in pari quantità per il vino rosso. Era il 1946 e quello che sarebbe stato vinificato da lì a poco, il “Fiorano Rosso”, sarebbe diventato il primo dei cosiddetti tagli bordolesi italiani [..]”.

Fiorano Rosso


[SCARICA L'ARTICOLO IN PDF]