Fiorano Rosso 2013 Tenuta di Fiorano, lo straordinario vino del Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi / lucianopignataro.it

Fiorano Rosso

Da lucianopignataro.it, 8 gennaio 2019, “Fiorano Rosso 2013 Tenuta di Fiorano, lo straordinario vino del Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi”, articolo a firma Luciano Pignataro

Fiorano RossoFiorano rosso 2013. Era tempo che un vino non mi folgorava in questo modo. Siamo ancora nel comune di Roma, precisamente nel Parco Archeologico dell’Appia Antica, su terreno vulcanico. Qui il principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, fra le tante attività aziendali, ha deciso di rilanciare la viticoltura usando i diritti di reimpianto con cabernet sauvignon. La volontà era quella di dare una continuità ad una storia che il cugino Alberico aveva iniziato nel Dopoguerra quando decise, primo in Italia, di piantare vitigni internazionali francesi. Nasce così un vino leggendario a cui contribuirono figure leggendarie come l’enologo e georgofilo Giuseppe Palieri e Tancredi Biondi Santi, padre di Franco, e poi ancora con il suo allievo, il grande Giulio Gambelli.
Cabernet sauvignon e merlot dimostrarono di sapersi perfettamente allocare su questo suolo vulcanico. Poi la svolta. Racconta Andrea Gabbrielli sul sito del Gambero Rosso: “Improvvisamente nel 1998 Alberico, decise di spiantare i vigneti e infermo si ritirò in città, decidendo poco dopo di cedere parte della Tenuta di Fiorano a un suo cugino, il Principe Paolo Boncompagni Ludovisi, il quale, insieme a suo figlio Alessandrojacopo, iniziò ad occuparsi dell’azienda e a reimpiantare i vigneti (1999). Alla morte di Alberico (2005), una parte della Tenuta andò in eredità alle sue nipoti, le tre sorelle Albiera, Allegra e Alessia Antinori che hanno creato la Fattoria di Fiorano (Via di Fioranello, 34), l’altra parte si aggiunse a quella già in possesso di Paolo Boncompagni Ludovisi e di suo figlio Alessandrojacopo, oggi unico proprietario della Tenuta di Fiorano (Via di Fioranello, 19-31)”.

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Alessandrojacopo non ha fatto altro che dare continuità alla filosofia produttiva di Alberico: uso dosato del legno, certificazione biologica. Durante una delle degustazioni organizzate da Fabrizio Russo di Atheneum nella bellissima tenuta avevo già avuto modo di provare il Fiorano ed ero stato colpito dalla finezza e dalla eleganza di questo vino. Sensazioni ribadite durante l’ultima bevuta al Line Wine Bar dove ha fatto il suo ingresso dopo una batteria di Champagne precedendo vini rossi francesi importanti nonchè il Taurasi di Moio. Devo dire, non è snobismo o presa di posizione ideologica, che raramente i vitigni internazionali in Italia mi riescono a coinvolgere e, infatti, non ne ho mai scritto così apertamente. Ma il bacio tra la perfezione del blend carbenet e merlot (65 e 35) sul suolo vulcanico ne fanno un vino assolutamente unico e stratosferico il cui valore, per me, è di gran lunga superiore ai 41 euro con cui lo si becca in rete.
La purezza del frutto è assoluta, la fusione con il legno grande è totale ed emerge dalla cornice balsamica. Un naso ricco, con un leggero rimando di cenere, mai sdolcinato, mai opulento, mai eccessivo come invece succede con tanti cabernet tricolori. Al palato l’ingresso è setoso, piacevole, i tannini sono stati ben risolti e la beva veloce chiude lunga su toni sapidi, minerali e amari e rimandi di note verdi appena percepite al naso.
Un grande vino al quale abbiamo tirato le cuoia troppo presto. Ma del doman non v’è certezza, e questo Fiorano rosso 2013 non poteva che finire così, in una degna batteria. E il prossimo collega che si dice disperato per la produzione laziale sarà condannato alla pota invernale alla Tenuta di Fiorano.
Da comprare a casse e conservare tutta la vita.

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