Intravino / Fiorano, il genius loci dell’Appia Antica è tornato e promette meraviglie

Fiorano

Da Intravino, Fiorano, il genius loci dell’Appia Antica è troranto e promette meraviglie, di Andrea Gori, lunedì 30 novembre 2015

[..] Il mondo del vino è fatto di eventi. Grandi, piccoli, spesso minuscoli ma che lasciano dentro emozioni profonde. Nessuna persona che conosco, per esempio, avrebbe dubbi a chiamare “evento” l’apertura di una vecchia annata di Fiorano Rosso, tra i pochi vini mito del nostro paese e, oggi, tra quelli che rappresentano addirittura uno dei migliori investimenti in bottiglia che si possano fare. Una storia che abbiamo già riassunto ma che ogni volta vogliamo farci raccontare, soprattutto se a farlo è Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, cugino ed erede morale del vino che fu mito assoluto sotto le cure del cugino Alberico e la maieutica di Tancredi Biondi Santi dagli anni ’50 fino agli anni ’90. Poi il doloroso ma ormai comprensibilissimo espianto delle vigne e la lenta rinascita benedetta da Alberico grazie alla passione, alla costanza e la pazienza di Alessandrojacopo Dragone che solo nel 2006 si sentirà pronto per il ritorno sul mercato con il vino che rappresenta una città intera, Roma, molto di più di quanto potrà mai fare la DOC omonima nei prossimi cinquecento anni.

Un territorio particolare ma sempre poco valorizzato in qualità quello del vulcano laziale, a pochi km dall’aeroporto di Ciampino e dal GRA, un misto di lava di varie epoche che qui si mostra in un sottosuolo chiamato “terrinelle”, appunto i resti delle pozzolane (ceneri vulcaniche) risalenti ad oltre 500mila anni fa, il tutto sotto un cielo e un microclima speciale e clemente che tiene lontani acquazzoni e tempeste.

L’accurato reimpianto degli originari vitigni Cabernet Sauvignon e Merlot (già presenti nel Fiorano Rosso originale) e dei “nuovi” grechetto e viogner (a dare il Fiorano bianco in sostituzione del Fiorano Malvasia e del mitologico Fiorano Semillon) avviene nel 2003 sotto la guida di Alberico stesso ma è Alessandrojacopo che ne assaggia i primi veri frutti dal 2004 in avanti, sentendosi però pronto per il mercato solo con l’annata 2006.

Oggi troviamo sul mercato l’annata 2010 in cui si cominciano a sentire gli importanti risultati del nuovo lavoro in campo e in cantina. Ma di nuovo ha ben poco perchè dietro al vino ci sono, dal campo alla cantina fino alle etichette, le stesse persone che hanno seguito Alberico nei suoi ultimi anni fatta eccezione per Lorenzo Costantini, enologo, che rispettosamente e minuziosamente svolge il lavoro nel solco tracciato dal dott. Giuseppe Palieri. I vini di Fiorano più importanti nascono oggi come allora dalle stesse vecchie botti di rovere di Garbellotto (anche se, in parte, sono state rinnovate) e nel frattempo si sono aggiunti alla famiglia i due nuovi Fioranello Rosso e Bianco a completare una gamma che non andrà mai neanche in futuro oltre le 25mila bottiglie in totale. [..]”

 

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