Il Fiorano Boncompagni Ludovisi secondo Luigi Veronelli

Veronelli

Solo pochi invitati, tra wine lover, importatori e giornalisti, hanno avuto la fortuna di assaggiare il Fiorano Rosso annata 1964 Boncompagni Ludovisi, proveniente dalla cantina personale di Luigi Veronelli.  L’occasione si è presentata nel corso di una serata organizzata in onore di Luigi Veronelli che si è svolta a New York lo scorso 3 novembre presso la Astor Wines&Spirits.

La Astor Wines&Spirits è la prima enoteca americana ad acquistare i vini della “cantina delle cantine”, la cantina più invidiata in Italia, la cantina di Bergamo in cui Luigi Veronelli ha stoccato per decenni i vini per il suo consumo personale, i vini che condivideva con i suoi amici.

Per l’occasione il Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, -assieme ad altri stimati produttori italiani ciascuno in rappresentanza del proprio vino- si è recato a New York per portare la sua testimonianza sul rapporto tra Veronelli e la Tenuta di Fiorano, per assaggiare uno dei millesimi che hanno contribuito a costituire il mito dei vini di Fiorano. Un racconto breve ma molto intenso sull’amore per la terra e l’impegno per la sua salvaguardia:

 “..Di quelli, Fiorano Rosso e Fiorano Bianco, che al primo assaggio ti incantano, entrano nella tua memoria e ti fanno per sempre migliore.

Questa è la frase di Luigi Veronelli che mi ha sempre colpito e che ogni tanto mi ritorna in mente.

È una frase molto breve, ma molto intensa e forte, sembra quasi una poesia dalla quale  traspaiono sentimenti di grande passione, di coinvolgimento e di rispetto.

So che tra mio cugino il Principe Alberico e Luigi Veronelli si stabilì nel tempo un rapporto di grande amicizia che iniziò a metà degli anni 50 e durò poi per tutta la loro vita. Io ho molte testimonianze di questo lungo rapporto di amicizia grazie all’archivio della corrispondenza che mi ha lasciato mio cugino Alberico, insieme a tutti gli appunti e le annotazioni che mi ha fatto “studiare” quando, insieme, abbiamo reimpiantato il vigneto, per continuare a produrre il vino con la sua stessa filosofia.

Noi adesso siamo abituati ai telefonini e a internet, ma fino a un paio di decenni fa si comunicava solo per lettera, per telegramma, o per fax in tempi più recenti.

Tante lettere, tantissime, sono quelle che mio cugino ha scambiato con Veronelli dalle quali ho potuto conoscere, anche con un po’ di commozione in alcuni casi, lo ammetto, la grande stima che li univa. Lettere che all’inizio erano esclusivamente di lavoro,  ma col passare del tempo hanno iniziato a contenere frasi che mi hanno fatto capire la forza della loro amicizia personale. In molti scritti si scambiavano riconoscimenti di stima, domande e risposte sulla salute reciproca, soprattutto quando erano ormai piuttosto anziani, lettere dove mio cugino lamentava di non potersi più muovere tanto agevolmente, mentre Veronelli era dispiaciuto che a causa della malattia ai suoi occhi, non poteva più leggere. Erano sempre scambi molto affettuosi e traspare in modo evidente la grande voglia che avevano entrambi di continuare ad interessarsi a quelle che erano le loro passioni, vale a dire il rispetto per la terra e l’amore per il vino.

Tra i pensieri che Veronelli esprimeva quando parlava della Tenuta e del vino Fiorano, ho trovato commenti non solo sul piacere di bere i Fiorano per la loro qualità, ma in modo sempre più appassionato confermava l’impegno che condivideva con mio cugino nel rispettare in modo incondizionato la natura.

Questo legame così profondo si capisce bene da una lettera che mio cugino volle farmi avere, quasi un testamento. Era una lettera che lui inviò a Veronelli nella quale, per ringraziarlo di una intervista che aveva pubblicato, scrisse:  “sono stato profondamente commosso della lettura del suo articolo che non solo elogia i miei vini di Fiorano ma informa della mia passione, ormai di 70 anni, per l’agricoltura nel rispetto totale della natura. Ella mi ha dato una prova che ho apprezzato fortemente soprattutto perché si è, per dir così immedesimata nel mio rispetto quasi religioso dell’ambiente cosmico nel quale l’umanità dovrebbe vivere ma profana sempre più e, nella maggior parte, con cruenta violenza…. E’ con molta mia riconoscenza che commento il suo articolo ed è con molta stima per lei che la saluto calorosamente. Alberico Boncompagni Ludovisi”.

Alberico inviò a mio padre e a me copia di questa stessa lettera, in fondo alla quale inserì la frase che raccoglie tutta la sua filosofia di vita, e che ha segnato la mia vita di viticoltore: “potrà Paolo, o suo figlio Alessandro continuare a coltivare col mio rispetto la terra di Fiorano dopo la mia scomparsa?”.

Io ho raccolto questa eredità e la sto portando avanti con tutto me stesso, anche se mio cugino ha avuto una grande occasione in più rispetto a me: un amico come Luigi  Veronelli”.

 

 

 


[SCARICA L'ARTICOLO IN PDF]