Il Fioranello Rosso 2014 della Tenuta di Fiorano / ilnarratoreenoico.blogspot.it

Fioranello Rosso 2014

Da ilnarratoreenoico.blogspot.it, 22 ottobre 2016, “Fioranello Rosso, Tenuta di Fiorano, 2014”, a firma Antonio Indovino.

“Ci troviamo alle porte di Roma, tra il Parco dell’Appia Antica e le pendici dei Colli Albani. Qui la nobile famiglia bolognese dei Boncompagni Ludovisi acquistò delle terre della Santissima Annunziata e Monastero della Purificazione (La Tenuta di Fiorano) e vi si trasferì tra la fine del ‘600 ed i primi del ‘700. Cominciarono a produrvi vino, per uso proprio e da viti locali, intorno al 1930 ma, la svolta avvenne nel 1946, anno in cui il Principe Alberico ricevette dal padre la proprietà agricola di Fiorano. I vini lì prodotti vennero ritenuti di un profilo qualitativo non sufficiente, motivo per cui Alberico decise di avvalersi della consulenza di un famoso enologo: Giuseppe Palieri. [..]

[..] La volontà di mandare avanti il mito di Fiorano fu del cugino di Alberico, Paolo, e di suo figlio Alessandrojacopo: già proprietari di una parte della Tenuta nella zona che comprende la chiesetta di Santa Fresca e la Villa vicina. Tra il 1999 e il 2004 Alessandro acquistò altri 13 ettari di terreni vicino al nucleo iniziale. Impiantò insieme al padre un vigneto sperimentale e poi, sempre con la supervisione di Alberico, che gli cedette i diritti di reimpianto, impostò un nuovo vigneto che doveva ricalcare quello in precedenza espiantato. Alessandro, allora poco più che ventenne e poco esperto, fu guidato da Alberico per la scelta dei terreni, dei cloni e dell’impianto del vigneto, fino alle operazioni di vinificazione: le stesse che continuano oggi sia nel metodo di lavorazione che nell’impiego delle maestranze. [..]

[..] Quest’oggi ho avuto la fortuna di degustare il rosso meno pretenzioso dell’Azienda, il Fioranello Rosso. Prende il nome, come l’omonimo Bianco, dalla strada di accesso alla Tenuta, una traversa della Via Appia Antica. [..]

[..] Nel calice si presenta con una vivace e fitta veste rubina dall’orlo granato, composta nelle roteazioni del calice. Al naso affascina per profumi che ricordano le more, i mirtilli, le violette di campo, la radice di liquirizia, ed una leggera nota vegetale e balsamica. Il sorso è morbido ed avvolgente, sorretto da una buona freschezza, tannini risoluti ed una piacevole scia sapida. Di grande equilibrio gustativo, e con una piacevole e lunga chiusura di bocca che richiama soprattutto le note fruttate e la liquirizia.

Qui l’intero articolo di Antonio Indovino su ilnarratoreenoico.blogspot.it

 

 

 


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