Eremo Tuscolano, il buon Frascati che coniuga antico e moderno / ilghiottonerrante.blogspot.it

Eremo Tuscolano

Da ilghiottonerrante.blogspot.it,  28 febbraio 2018, “Eremo Tuscolano, il buon Frascati che coniuga antico e moderno”, a firma Cosimo Torlo

La presenza della viticoltura nell’area di Tuscolo, “odierna” Frascati risale all’epoca romana: complice la natura del suolo e il clima temperato, la coltivazione della vite ha trovato nella zona anticamente denominata Tusculum (Tuscolo) il luogo ideale e favorevole per la sua progressiva espansione e specializzazione.

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Tra i più antichi e illustri intenditori del Frascati spicca Marco Porzio Catone detto il Censore, che ne fu il primo e più autorevole estensore delle norme di coltivazione e vinificazione nel suo celebre trattato De Agricoltura; originario di una famiglia di viticultori tuscolani amava egli stesso lavorare la sua terra accanto ai dipendenti. Il Frascati è sempre stato il vino prediletto dai Pontefici e dal popolo romano, che ne poteva avere a volontà nelle occasioni solenni, così come è documentato per l’elezione di Innocenzo X (Giambattista Pamphili) nel 1644, e di Clemente X (Papa Altieri) nel 1670. In tali occasioni, il bianco dei colli tuscolani “sgorgava dalle fontane di Roma, dalle froge del cavallo di Marc’Aurelio e dal muso dei leoni del Campidoglio “con gran sollazzo del popolo il quale d’ogni sesso et età concorreva con fiaschi e tazze a bevere allegramente”, bei tempi per Roma. L’apprezzamento dei Papi per il Frascati è proseguito fino all’Ottocento: Gregorio XVI ne beveva ufficialmente ogni giorno a mensa “un quartirolo scarso” (ma in realtà assai di più).

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Certo era un vino ben diverso da quello che oggi bravi produttori realizzano nelle belle vigne poste sui Castelli Romani, vini che niente hanno a che vedere con quella che fino a non molti anni fa era una viticoltura di quantità, da fiasco perfette per serate di stornelli e porchetta.

Oggi il Frascati ha una sua definita personalità, e ci sono aziende agricole come Valle Vermiglia di Mario Masini che produce ottime bottiglie, come è “Eremo Tuscolano”. Gli 8 ettari di vigneti sono ubicati in località Monte Porzio Catone là dove era presente un tempo l’antica necropoli, proprio sulle pendici del monte Tuscolo, terreni adiacenti l’Eremo camaldolese di Monte Corona, un posto splendido, un compendio agricolo, coltivato a vigneto e uliveto che costituisce una cornice al complesso claustrale, da esso distaccato in modo da assicurare il massimo isolamento ai monaci, secondo le rigide regole dell’Ordine.

Eremo Tuscolano è realizzato utilizzando le maggiori tipologie di uva presenti sui Colli, dunque Malvasia del Lazio che con il 60% da l’imprimatur, e poi Malvasia di Candia, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo e Bombino bianco ognuno con il 10% di apporto. Mi sono aperto la bottiglia dell’annata 2016, mentre fuori la città era sotto una sorta di tormenta di neve. Mi son preparato nel mentre una purea di patate che ho gemellato con delle acciughe di San Benedetto del Tronto. Già il primo sorso regala piacevolezza con i suoi sentori agrumati ed erbe aromatiche, il tutto su una struttura decisa, netta nel suo folleggiare allegramente con il mio piatto. Un Frascati di grande bevibilità e lunghezza, e son convinto sarà ancora più interessante sorseggiarlo tra 3/4 anni. Un salto davvero notevole per questa denominazione, complimenti.

Trovate qui l’intero articolo di Cosimo Torlo

 


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