Ed è finita a pane e cipolle

S’è messo seduto, Peppino, nell’ultimo tavolo apparecchiato lungo il vicolo foderato di chianche bianche. È il proprietario di uno dei ristorantini che nelle sere d’estate mettono fuori i tavoli per accogliere gli ospiti. Gli portano dei piatti. Lui mangia tardi, quando il lavoro è finito. Io sto a qualche tavolo di distanza, ma gli altri clienti sono andati via e lui mi parla da laggiù, sottovoce, tanto è il silenzio. Con un tono quasi da cospiratore mi indica un piatto con dentro qualcosa che non capisco: “questa è una cosa nostra, e credetemi, è proprio buona. Volete provare?” non mi passa nemmeno in mente di dire di no…

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