Degustazione Frascati, ovvero “Dare a Cesare quel che è di Cesare” / Carlo Macchi su Winesurf.it

Frascati

Da winesurf.it, 25 Luglio 2017, “Degustazione Frascati, ovvero Dare a Cesare quel che è di Cesare”, a firma Carlo Macchi.

Degustare i Frascati potrebbe essere visto come un gesto snob, una curiosità insensata o nel peggiore dei casi un rischio calcolato. In realtà è semplicemente un modo, visto che siamo a Roma, per Dare a Cesare quel che è di Cesare.

Cerco di spiegarmi: da un punto di vista mediatico credo che il Frascati sia una delle denominazioni meno considerate d’Italia. Di motivi ce ne sono a bizzeffe ma qualche volta dagli errori si impara e magari si cerca anche di rimediare. Questo è in estrema sintesi quello che stanno facendo i produttori di Frascati e i risultati si cominciano a vedere.

Sul fatto che facciamo sul serio “carta canta”, nel senso che anche quest’anno la resa per ettaro è stata abbassata per la DOC a 77 hl a ettaro (110 quintali di uva) e per la DOCG a 63 hl (90 q.li). Questa strada non è certo l’unica via attraverso la quale il Frascati vuole risorgere “Più grande e più bello che pria”, ma è un segnale chiaro e inequivocabile. In realtà, ci dicono al consorzio che questa autoriduzione è nei fatti, visto che è quasi impossibile negli ultimi 6-7 anni avere rese superiori.

Dall’ultima volta che abbiamo degustato Frascati sono passati 6 anni precisi e un altro cambiamento importante è che sembra bloccata l’emorragia dei vigneti, sia per abbandono di parcelle vitate perché poco remunerative, sia per far posto a spazi edificabili. Anche da questo punto di vista si sta ripartendo piano piano per “compattare” e ridare un senso compiuto alla denominazione.

Adesso veniamo ai vini: la prima cosa da dire è che l’altissimo scalino tra Frascati DOC e DOCG si è molto abbassato e questo per merito del DOC che ha fatto diversi passi avanti; indubbiamente il Superiore è più complesso e strutturato, però i DOC degustati sono vini semplici e lineari, per niente vinelli scarichi e praticamente inesistenti. I Superiore sono sicuramente di maggior peso e struttura, ma guardandoli dal punto di vista della tipicità i DOC mostrano molto meno derive “profumistiche” (salvia, frutta tropicale) presenti in un discreto numero di DOCG.

Questo per noi è il vero problema attuale del Frascati: forti di un rinnovato interesse e di un miglioramento di vendite, talvolta si cerca di trovare “scorciatoie aromatiche” per rendere più appetibile il vino. Questa strada è pericolosissima sia perché snatura le caratteristiche aromatiche del Frascati sia perché entra in un filone già visto e usato da moltissime parti. Arrivare adesso con aromi “particolari” nei Frascati vuol dire entrare da buoni ultimi in un mercato già saturo di queste tipologie, inoltre mette in ombra la parte migliore del Frascati, la bocca.

Trovate qui l’articolo di Carlo Macchi di winesurf.it e qui le degustazioni dei 2016